manubibi: (SpiderMan/comics)
manubibi ([personal profile] manubibi) wrote2012-07-28 07:32 pm

[Marvel Movieverse] Beneath the surface

Titolo: Beneath the surface
Fandom: Marvel Movieverse » The Amazing Spider-Man
Personaggi: Gwen Stacy
Genere: introspettivo, malinconico
Avvertimenti: spoiler (per chi non ha ancora visto il film), flashfic, missing moment
Parole: 574
Note: Okay, diciamo che questa cosa è scritta per forza, se non fosse che sono assolutamente disperata per via del MARcatino @ [livejournal.com profile] maridichallenge non l'avrei manco pensata, e sicuro è sgradevole da leggere, quindi don't even bother *piangeride*. Ultimamente non ho proprio ispirazione per scrivere alcunché, e la cosa mi deprime un sacco ;____; comunque niente, questa è ispirata ad un momento verso la fine, quando sembra che Gwen e Peter non si metteranno insieme. E boh, fatemi un favore e non sprecateci tempo "XD per creditare, la citazione viene da "Spellbound" dei Lacuna Coil (che io non ascolto, ma è uno dei prompt che ho volontariamente scambiato, lol). Titolo da una canzone dei Kings of Leon. I prompt utilizzati sono qui.




Burning here, in the room

Feeling that the walls are moving closer

Silent scene the dark takes me

Leads me to the ending of another day

I'm haunted




Solo un'altra pagina, Gwen.
Gli occhi strizzati sulle parole del libro scolastico di Storia, Gwen si sente stanca. Non solo mentalmente, dopo un pomeriggio passato col naso fra i libri, in fondo ci è abituata; il vero sforzo al momento è tenere tutto il resto da parte. Può benissimo lasciar cadere le corazze quando si ritrova da sola in camera, stringendo il cuscino e nascondendo al buio il viso, piangendo per il papà. Può benissimo nascondere i pensieri dietro un'espressione neutra e vuota quando ha a che fare con il resto del mondo, ma quelli rimangono attaccati al cervello, la colpiscono e la sfiniscono finché la sera non sente la testa pulsare da dentro, finché tutto quel vortice di malessere e disgusto per il mondo non si sfogano sulla federa del cuscino.
E non è solo papà, o almeno non strettamente lui. Non è solo il pensiero che alla fine quella possibilità con cui aveva sempre convissuto come fosse inevitabile si sia rivelata certezza, ma sono anche tunnel soffocanti dai quali non c'è via d'uscita. Papà ha fatto promettere a Peter di non metterla in pericolo, cioè di non parlarle né vederla più del necessario. Lei sa che, fosse per Parker, starebbero già volando in mezzo a New York, fottendosene dei rischi e cercando solo di godersi quanto hanno trovato l'uno nell'altra. Ma ovviamente lei è ancora una ragazzina, il giudizio di un adulto in punto di morte è indiscutibile. Eppure fra le righe di un libro morto legge solo cicli perpetui e nessun cambiamento reale.
Guarda fuori dalla finestra: piove, e vorrebbe che invece potesse visualizzare un paesaggio mozzafiato, qualcosa che le dia un'idea almeno remota di evasione.
Invece quando l'immaginazione scende in picchiata, di nuovo, sul suo grembo, c'è solo un cellulare dallo schermo scuro e senza notifiche. Nessuna chiamata, nessun messaggio... E in fondo è normale: dopo i funerali ci si dimentica della sofferenza attorno ad una salma, o almeno se ne sono evidentemente dimenticati gli amici, i parenti che le vogliono bene, all'incirca tutti.
Al momento le farebbe piacere vedere chiunque, pur di buttare fuori quel misto di nausea e di frustrazione portate dalla vertigine. Persino il Dottor Connors, ma ha la vaga impressione che vederlo non la farebbe stare meglio.
Entrambi si sono ritrovati una bomba scoppiata per caso fra le mani, e può solo immaginare cosa stia provando Peter al momento.
Il libro, dannazione! Non prenderai mai una A se perdi tempo così, si rimprovera improvvisamente, sbattendo le ciglia e gemendo. Sono le sette, e non stava progettando di passare anche la notte a studiare e fare i compiti. Quella è riservata al lutto.
Concentrati, Gwen.
Prende in mano il cellulare e ridacchia sarcasticamente fra sé e sé, prima di digitare un messaggio sulla tastiera dai numeri sbiaditi, una breve missiva; legge una lista di nomi che al momento le sembrano insignificanti o irritanti, evitandone uno con un moto di stizzata malinconia, per poi tornare ad evidenziare "Peter", con un senso di imbarazzo pungente. Ma ehi, non c'è nessun altro che potrebbe capire la sua tristezza, al momento, e nessun altro con cui parlare senza sentirsi dire che 'dài, andrà tutto bene, fra un po' di tempo'. Peter non le scriverà quello che vuole sentirsi dire, e questo in qualche modo la rassicura.
"Possiamo ancora scriverci, vero? Gwen."
Sospira e lascia cadere di nuovo il cellulare fra le ginocchia, rimettendosi a leggere, la mente lievemente più sgombra. È chiaro che non caverà un ragno dal buco, con questo livello di concentrazione.