Titolo: I want blood, guts and angel cake
Fandom: Hannibal
Personaggi: Hannabelle Lecter/Will Graham
Genere: surreale, angst, erotico
Avvertimenti: genderbender, biting, sensory overload, frottage
Parole: 972
Note: scritta per la quarta Badwrong Week @
maridichallenge XD ciao Mika ciao. Titolo random courtesy of Marina, non mi andava di cercare meglio perché è mezzanotte passata "XD
William apre gli occhi, con la netta sensazione di non averli aperti affatto. Le immagini - o meglio, le macchie - che vagavano incontrollabili sotto le palpebre sembrano le stesse che ora vede e cerca di rincorrere con le pupille, per cercare di metterle a fuoco. Eppure le macchie di colore sfuggono, la confusione è talmente tanta che al momento sente che potrebbe concentrarsi solo su un aspetto delle proprie percezioni. La testa gli sembra gonfia, gonfia tanto da scoppiare, ma non fa male. Si sente come pieno d'aria, ma allo stesso tempo come se non potesse mai essere riempito troppo, di qualsiasi cosa. I suoi limiti si spingono sempre più in là, ogni estremità del suo corpo formicola e come le dita si stringono o avvertono qualsiasi stimolo le informazioni si amplificano, urlano. La sua mente sembrerebbe troppo fragile, la confusione troppo intensa, eppure può avvertire chiaramente tutti gli impulsi del proprio corpo come se fossero fili tesi di una ragnatela e come se lui fosse il ragno nel mezzo, che si fa cosciente di qualsiasi impulso proveniente da qualsiasi direzione.
Eppure con la vista poco chiara è come se tutti gli altri sensi fossero perfettamente inutili. Will sbatte le palpebre, prova a mettere a fuoco, eppure è come se la vista fosse calata e tutti gli altri sensi si siano acuiti. Quando morde il proprio labbro per la paura, lo sente così tanto che gli sembra di star sanguinando. Le dita si stringono a pugno, e la pelle del palmo sente le unghie piantarsi nella carne, e poi la sua voce esplode nella stanza come qualcuno che urla in un abitacolo minuscolo. Eppure l'ufficio della Dottoressa Lecter è vasto, tanto che a volte i suoni si perdono.
«Will» è il mormorio pacato che arriva come un'onda alla sua testa.
«Hannabelle!» urla lui, per poi strizzare gli occhi, la paura e la confusione che salgono eppure tutto il suo corpo continua a tendersi verso tutti gli impulsi che prova. «Hannabelle!» piagnucola poi, vergognandosi un po' per il tono piagnucolante che sente nella propria voce. Un po' come fosse un bambino, un po' come se Hannabelle fosse l'unica a prendersi cura di lui. Tutto il contrario afferma una voce nella sua testa, una voce che gli mostra una cerbiatta scura dagli occhi iniettati di sangue, che scalpita e lo fissa negli occhi. Will scuote la testa e le giunture di mani e piedi iniziano a fare male per la staticità o forse perché non ha fatto altro che agitarsi dal momento in cui si è risvegliato. Ma risvegliato da cosa? Will ha solo un nome nella testa, è quello di Hannabelle, e lo strilla così tante volte nella mente che non sa quante di quelle richieste di aiuto siano solo nella testa e quante abbiano lasciato le sue labbra. Il suono dei tacchi spacca la confusione, si ripete e si avvicina, delle dita morbide prendono il suo mento e lui si offre, spontaneamente ma anche con un conflittuale timore che lo irrigidisce completamente. Sente i muscoli tendersi sotto la pelle, e poi le labbra bruciare a contatto con quelle di Hannabelle. Vede il suo viso pallido, ma sempre in modo confuso e non importa quanto sbatta le palpebre per vederla meglio, la vista è fuori fuoco e senza vedere bene si sente così fragile. Alza una mano, pesantissima, la stringe tutta sudata attorno al polso di Hannabelle, sente lo sguardo di lei trapassarlo da parte a parte anche se non può vederla bene. Sente persino il suo sorriso sulle proprie labbra, e poi un sibilo gli giunge chiaro e forte nelle orecchie. «Non aver paura, Will. È tutto sotto controllo», il suo controllo.
Prima che possa rendersi conto del perché la bocca gli si riempie del sapore di sangue, i denti di Hannabelle sono già affondati nel suo labbro, e nonostante l'urlo strozzato di dolore e sorpresa, le sue gambe si allargano istintivamente per il flusso di sangue che corre e pulsa fra di loro, il bacino che si muove e la voglia di scopare che prende a rosicchiare un angolo dei suoi pensieri. La cerbiatta sotto le sue palpebre lo fissa con desiderio, nitida e ben definita, ma quando apre gli occhi Hannabelle è soltanto, di nuovo, una massa informe e sottile.
«Cosa mi hai fatto?» balbetta, l'imbarazzo e l'eccitazione gli tingono il collo ed il viso di rosso. Le labbra colorate intensamente di Hannabelle sono una macchia che si muove, e la sua spiegazione è semplice: «un esperimento». Lei non si perde a spiegare, si limita a sedere sulle sue gambe, il suo corpo che stimola il sesso di Will da sopra i pantaloni, e il gemito frustrato dell'uomo rimbomba fra di loro. Hannabelle riprende a baciarlo, a succhiargli il labbro, a succhiare il suo sangue, come se lo stesse assaggiando, la sua lingua stuzzica sapientemente le labbra e poi si infila nella bocca aperta che cerca aria; stringe fra le mani il suo viso, prende pieno controllo e sorride soddisfatta quando gli ansiti di Will diventano mezzi grugniti e il desiderio fra le loro cosce diventa una priorità.
«Sei mio, Will» sussurra lei, passando le dita fra i suoi capelli. «Solo io ti posso capire. Io non ho paura di te.»
Perché tu sei più pericolosa di me, pensa Will, ma non riesce a dirlo per via della bocca che imprigiona di nuovo la sua, lo bacia come se dovesse rubargli anche l'anima. Will non è il ragno, è la mosca.
E poi Will apre gli occhi, di nuovo seduto nell'ufficio, Hannabelle che lo guarda solo vagamente turbata dalla sua precedente immobilità.
«Hai bisogno di un momento, Will?» chiede delicatamente, accennando al gonfiore fra le sue gambe. Non sembra turbata.
Will rabbrividisce e sente bene la propria eccitazione. Balbetta qualche scusa, e Hannabelle sorride lievemente, annuendo.
«Riprendiamo da dove ti eri interrotto. Garrett Jacob Hobbs.»
Fandom: Hannibal
Personaggi: Hannabelle Lecter/Will Graham
Genere: surreale, angst, erotico
Avvertimenti: genderbender, biting, sensory overload, frottage
Parole: 972
Note: scritta per la quarta Badwrong Week @
William apre gli occhi, con la netta sensazione di non averli aperti affatto. Le immagini - o meglio, le macchie - che vagavano incontrollabili sotto le palpebre sembrano le stesse che ora vede e cerca di rincorrere con le pupille, per cercare di metterle a fuoco. Eppure le macchie di colore sfuggono, la confusione è talmente tanta che al momento sente che potrebbe concentrarsi solo su un aspetto delle proprie percezioni. La testa gli sembra gonfia, gonfia tanto da scoppiare, ma non fa male. Si sente come pieno d'aria, ma allo stesso tempo come se non potesse mai essere riempito troppo, di qualsiasi cosa. I suoi limiti si spingono sempre più in là, ogni estremità del suo corpo formicola e come le dita si stringono o avvertono qualsiasi stimolo le informazioni si amplificano, urlano. La sua mente sembrerebbe troppo fragile, la confusione troppo intensa, eppure può avvertire chiaramente tutti gli impulsi del proprio corpo come se fossero fili tesi di una ragnatela e come se lui fosse il ragno nel mezzo, che si fa cosciente di qualsiasi impulso proveniente da qualsiasi direzione.
Eppure con la vista poco chiara è come se tutti gli altri sensi fossero perfettamente inutili. Will sbatte le palpebre, prova a mettere a fuoco, eppure è come se la vista fosse calata e tutti gli altri sensi si siano acuiti. Quando morde il proprio labbro per la paura, lo sente così tanto che gli sembra di star sanguinando. Le dita si stringono a pugno, e la pelle del palmo sente le unghie piantarsi nella carne, e poi la sua voce esplode nella stanza come qualcuno che urla in un abitacolo minuscolo. Eppure l'ufficio della Dottoressa Lecter è vasto, tanto che a volte i suoni si perdono.
«Will» è il mormorio pacato che arriva come un'onda alla sua testa.
«Hannabelle!» urla lui, per poi strizzare gli occhi, la paura e la confusione che salgono eppure tutto il suo corpo continua a tendersi verso tutti gli impulsi che prova. «Hannabelle!» piagnucola poi, vergognandosi un po' per il tono piagnucolante che sente nella propria voce. Un po' come fosse un bambino, un po' come se Hannabelle fosse l'unica a prendersi cura di lui. Tutto il contrario afferma una voce nella sua testa, una voce che gli mostra una cerbiatta scura dagli occhi iniettati di sangue, che scalpita e lo fissa negli occhi. Will scuote la testa e le giunture di mani e piedi iniziano a fare male per la staticità o forse perché non ha fatto altro che agitarsi dal momento in cui si è risvegliato. Ma risvegliato da cosa? Will ha solo un nome nella testa, è quello di Hannabelle, e lo strilla così tante volte nella mente che non sa quante di quelle richieste di aiuto siano solo nella testa e quante abbiano lasciato le sue labbra. Il suono dei tacchi spacca la confusione, si ripete e si avvicina, delle dita morbide prendono il suo mento e lui si offre, spontaneamente ma anche con un conflittuale timore che lo irrigidisce completamente. Sente i muscoli tendersi sotto la pelle, e poi le labbra bruciare a contatto con quelle di Hannabelle. Vede il suo viso pallido, ma sempre in modo confuso e non importa quanto sbatta le palpebre per vederla meglio, la vista è fuori fuoco e senza vedere bene si sente così fragile. Alza una mano, pesantissima, la stringe tutta sudata attorno al polso di Hannabelle, sente lo sguardo di lei trapassarlo da parte a parte anche se non può vederla bene. Sente persino il suo sorriso sulle proprie labbra, e poi un sibilo gli giunge chiaro e forte nelle orecchie. «Non aver paura, Will. È tutto sotto controllo», il suo controllo.
Prima che possa rendersi conto del perché la bocca gli si riempie del sapore di sangue, i denti di Hannabelle sono già affondati nel suo labbro, e nonostante l'urlo strozzato di dolore e sorpresa, le sue gambe si allargano istintivamente per il flusso di sangue che corre e pulsa fra di loro, il bacino che si muove e la voglia di scopare che prende a rosicchiare un angolo dei suoi pensieri. La cerbiatta sotto le sue palpebre lo fissa con desiderio, nitida e ben definita, ma quando apre gli occhi Hannabelle è soltanto, di nuovo, una massa informe e sottile.
«Cosa mi hai fatto?» balbetta, l'imbarazzo e l'eccitazione gli tingono il collo ed il viso di rosso. Le labbra colorate intensamente di Hannabelle sono una macchia che si muove, e la sua spiegazione è semplice: «un esperimento». Lei non si perde a spiegare, si limita a sedere sulle sue gambe, il suo corpo che stimola il sesso di Will da sopra i pantaloni, e il gemito frustrato dell'uomo rimbomba fra di loro. Hannabelle riprende a baciarlo, a succhiargli il labbro, a succhiare il suo sangue, come se lo stesse assaggiando, la sua lingua stuzzica sapientemente le labbra e poi si infila nella bocca aperta che cerca aria; stringe fra le mani il suo viso, prende pieno controllo e sorride soddisfatta quando gli ansiti di Will diventano mezzi grugniti e il desiderio fra le loro cosce diventa una priorità.
«Sei mio, Will» sussurra lei, passando le dita fra i suoi capelli. «Solo io ti posso capire. Io non ho paura di te.»
Perché tu sei più pericolosa di me, pensa Will, ma non riesce a dirlo per via della bocca che imprigiona di nuovo la sua, lo bacia come se dovesse rubargli anche l'anima. Will non è il ragno, è la mosca.
E poi Will apre gli occhi, di nuovo seduto nell'ufficio, Hannabelle che lo guarda solo vagamente turbata dalla sua precedente immobilità.
«Hai bisogno di un momento, Will?» chiede delicatamente, accennando al gonfiore fra le sue gambe. Non sembra turbata.
Will rabbrividisce e sente bene la propria eccitazione. Balbetta qualche scusa, e Hannabelle sorride lievemente, annuendo.
«Riprendiamo da dove ti eri interrotto. Garrett Jacob Hobbs.»
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