( Read more... )Sousuke lo guarda, alzando un sopracciglio.
"Beh, non ti ho mai detto che ti avrebbero lasciato andare. Ci ho messo io una buona parola, adesso ti troveremo un lavoro e ti faremo ripagare il valore di quello che hai rubato in quel modo," risponde senza scomporsi.
Nagisa sbuffa, e chiude gli occhi.
"Avrei preferito rimanere al bordello," risponde. "E comunque te l'ho già detto: non ho rubato nulla! Credevi di avermi visto rubare qualcosa e sei saltato a conclusioni!"
Sousuke lo guarda, le braccia incrociate.
"E io ti ho già detto che comunque hai rubato altre volte. Abbiamo collezionato un bel po' di denunce, e non posso lasciarti andare solo perché questa volta non hai rubato."
Gli occhi di Nagisa si fissano su di lui, e poi si alza avvicinandosi, abbastanza da farsi sentire solo da lui.
"La mia offerta è ancora sul tavolo, sai?"
Sousuke immagina quelle labbra carine e morbide attorno al suo cazzo, non può farne a meno. Non si perde ad immaginare come possa farlo sentire, invece poggia una mano sul petto di Nagisa e spinge, allontanandolo.
"E la risposta è ancora no. Siediti."
Nagisa fa una smorfia, prima di tornare al suo posto con un sospiro.
Sono qui da qualche ora, e anche Sousuke vorrebbe tornare a casa, mettere i piedi in una bacinella di acqua calda e dire addio alla giornata, ma il protocollo è questo. Anzi, a dire il vero il protocollo sarebbe stato: portare il ragazzino in centrale, farlo chiudere in una cella per la notte e tornare il giorno dopo. Ma gli ha fatto una promessa - che l'avrebbe aiutato ad uscirne il prima possibile e senza troppe ripercussioni. In fondo questo è un ragazzino dei bassifondi, abituato a pescare cibo e materiali di qua e di là, a discapito di qualcuno o no. Forse non è sempre stato così, forse la condizione della sua famiglia è stata quella di aver avuto tre brutti mesi e l'aver perso tutto. Non sarebbe il primo, e non sarebbe il primo ladruncolo che Sousuke abbia mai arrestato. Però deve essersi ammorbidito. Deve aver visto qualcosa, nel ragazzo.
"Sei stato arrestato altre volte?" Gli chiede, rompendo il silenzio fra loro mentre alla centrale il brusio impegnato si trasforma in chiacchiericcio di fine giornata.
"No," Nagisa risponde, e Sousuke non può non notare il tono baldanzoso nella sua voce. Chiaramente, non è solo una questione di sopravvivenza.
"Hai mai pensato che sarebbe successo?" Sousuke continua, guardandolo dall'alto con una chiara nota di irritazione nella voce.
"No," risponde di nuovo Nagisa. "Non ho tempo di pensarci. Non ne ho neanche voglia. Ho sempre pensato: 'se succede, succede'."
"Non sembra nemmeno che ti interessi," dice Sousuke, aggrottando le sopracciglia.
"Forse è così," borbotta Nagisa fra i denti.
Sousuke lo guarda, e ora stringe i pugni. Ne ha visti tanti, di ragazzi così. Non è al mondo da tanto tempo, eppure li ha visti spesso, adolescenti che preferiscono rivolgersi agli affari illegali dei bassifondi piuttosto di provarci, a vivere nella parte della città sotto il sole. Eppure questo ragazzo sembra fatto di pura luce solare, sembra splendere anche nei vicoli più in penombra, e sicuramente Sousuke l'ha visto splendere nel buio del bordello, a cavalcioni su qualche farabutto. È incredibilmente bello e sembra sveglio, potrebbe davvero scegliere qualcosa di più conveniente, di più stabile.
Però, forse, come gli altri ragazzini della città, non è mai stato guardato in quel modo da nessun altro. Forse tutto quello che si vede, sotto il sole, è chi ha avuto fortuna. Tutti gli altri vivono al buio, rintanati nelle loro piccole case a sopravvivere di piccoli furti e lavoretti brevi. Forse si illudono che stia loro bene così. O forse è così che sono cresciuti, così che hanno imparato a fare dai loro genitori. Forse è un ciclo rischioso, pericoloso, ma è anche l'unica cosa che conoscono. Forse è così anche per Nagisa.
Come previsto, Sousuke alla fine accompagna Nagisa alla propria cella, la mano sulla sua spalla. A quanto pare, nessuno ha avuto tempo per lui.
"Ci vediamo domani," gli dice, e Nagisa non dice nulla mentre entra nel piccolo spazio ristretto, accovacciandosi a terra. Gli lancia solo una occhiata, e dentro i suoi occhi Sousuke non legge delusione, o rabbia. Ci legge rassegnazione. Fa per andarsene, quando Nagisa gli parla di nuovo.
"Perché ti interessa di me?"
Sousuke si volta a guardarlo. Già, perché? Non è che un piccolo malvivente come altri, dopotutto.
"Non lo so," risponde, e poi si volta di nuovo per andarsene.
Gia, perché gli interessa lo stato di quel ragazzino che vive rubando e prostituendosi? Non ha nulla di diverso dagli altri.
Eppure, quando l'ha visto piangere dopo la cattura, qualcosa gli ha detto che avrebbe dovuto aiutarlo. O almeno, che avrebbe dovuto provarci. Qualcosa gli dice che dovrebbe avere lo stesso sentimento ad ogni arresto, ogni giorno, eppure lo sa che non è così. Non potrebbe essere così, non potrebbe prendersi tutti loro a cuore così. Altrimenti, quasi sicuramente vivrebbe con la testa alla stazione di polizia, e si stancherebbe molto rapidamente della posizione che ha speso così tanto tempo a guadagnarsi. Questo si dice, rigirandosi nel letto.
Il domani si dirige subito verso la cella, trovando Nagisa esattamente dove l'aveva lasciato, tutto raggomitolato che dorme ancora. E nessuno sembra avergli dato una coperta, qualcosa. È così piccolo, tutto appallottolato su se stesso. Sousuke afferra una delle coperte, ed entra nella cella per drappeggiarla attorno a lui con la tentazione improvvisa e inspiegabile di accarezzargli la testa. Invece rimane a guardarlo, con un lieve raggio di sole che lo bagna appena, che splende fra i suoi capelli formando una aureola attorno alla sua testa.
Forse potrebbe lasciarlo qui a dormire ancora un po', in fondo il suo caso non sembra essere una priorità. Potrebbe stare un po' qui a guardarlo dormire - nel sonno, sembrerebbe qualcosa di completamente diverso, di innocente. Non sembrerebbe qualcuno che ha visto alcune fra le cose peggiori della città.
Invece si alza, preparandosi alla solita ronda, poi forse tornerà per mezzogiorno ad occuparsi di lui.
Mentre esce dalla cella, un mugolio si alza dietro di lui, e si volta a guardare mentre Nagisa apre gli occhi piano, guardandosi attorno con l'espressione che cambia subito da quella placida e rilassata che aveva prima. Ora fissa Sousuke con una mezza smorfia, rialzandosi dolorante.
"La prigione fa schifo," dice.
"Beh, perché non è un albergo," Sousuke gli risponde con un sopracciglio alzato. "Se fosse comoda vi fareste tutti arrestare per finire qui."
Nagisa gli lancia uno sguardo di rabbia, prima di scuotere lievemente la testa.
"Wow. Sei proprio uno sbirro come tutti gli altri, eh?"
Sousuke lo guarda, massaggiandosi il collo.
"Vieni, discuteremo il tuo caso."
"No, non preoccuparti, lo discuterò da solo. Perché far perdere tempo ad una persona rispettabile come te per un teppista come me?"
Sousuke sospira, prima di prenderlo per il braccio. Non avrebbe senso, perdere tempo a discutere.
"Dài, andiamo," dice senza perdersi in troppe chiacchiere. Nagisa lo segue, senza dire altro.
E ancora passano svariate ore, in cui Nagisa legge tutte le riviste che riesce a trovare, Sousuke invece lo guarda immaginando l'esistenza che deve aver avuto prima di cominciare a vivere in quel modo. Immagina anche che la sua vita sia sempre stata quella. Rimane comunque un peccato, pensa.
"Comunque sappi che non ho nessuna intenzione di trasferirmi sotto il sole," Nagisa dice alzando gli occhi da una rivista per signore di mezza età.
Sousuke lo guarda accigliato, di nuovo.
"Ma perché?"
"Perché non riuscirei a vivere fra la spocchia. Non mi piace. Non mi piacete. Avete fatto leggi che solo voi potete rispettare. Da me, nei bassifondi, le vostre leggi sono impossibili. Avete deciso di non tenerci in considerazione, allora io non terrò in considerazione voi."
È una linea di pensiero e un sentimento che ha sentito girare costantemente, avendo a che fare con la gente dei bassifondi. Forse è vero, forse la città li ha abbandonati. Eppure, Sousuke si ritrova a premere le labbra assieme. La legge è questa, il suo mestiere è servirla.
"Lascia che ti aiuti, comunque," risponde.
"Perché allora poi ti ripuliresti la coscienza?" dice Nagisa, beffardo.
"No, perché voglio farlo. Non so perché, ma è così," replica Sousuke, davvero scocciato adesso. "Metterò una buona parola per te, e forse ti troveremo un lavoro vero."
Nagisa lo guarda con aria sospettosa, ma sa che se Sousuke avesse voluto abbandonarlo l'avrebbe già fatto ieri. Deve esserci qualcos'altro.
"Okay." E poi, dopo qualche secondo, "grazie."
La porta dell'ufficio principale si apre dopo qualche minuto, e una donna mingherlina fa capolino.
"Yamazaki, portalo qui dentro."
Sousuke guarda Nagisa, e gli porge la mano. Nagisa l'afferra, e poi si alza stropicciandosi gli occhi prima di seguirlo dentro l'ufficio arresti.
E non va così male. Nagisa racconta un po' la sua parte, ma è Sousuke a parlare, a difenderlo. Il suo capo sembra quasi divertito, mentre lo ascolta fare proposte su come Nagisa potrebbe ripagare tutta la gente che l'ha visto rubare qualcosa - anche se, pensa Nagisa, non ha senso il venire puniti per qualcosa che non ha nulla a che fare col crimine per il quale si è accusati, eppure la legge è così, si dice. L'ha sempre saputo, dopotutto.
Finalmente, dopo qualche minuto di trattative, la donna sospira e volge lo sguardo verso Nagisa.
"D'accordo, allora lavorerai nella mensa pubblica per sei mesi e tratterremo il cinquanta percento della paga normale per restituirlo ai negozianti ai quali hai rubato. È la migliore proposta che posso farti. Niente scherzi, niente furti e niente bordello. Se lavori bene, potremo mettere una buona parola per te e farti assumere. Tutto chiaro?"
Nagisa la guarda, poi guarda il poliziotto accanto a lui, piuttosto ammirato dall'interesse che ha dimostrato. Non che la sua opinione sulla polizia sia cambiata, ma forse qualche eccezione potrebbe esserci.
"D'accordo," risponde, poggiandosi contro lo schienale. Con la coda dell'occhio vede Sousuke sorridere per il sollievo, e si domanda come sarebbe, una vita diversa. Non che si illuda di poterla avere, ma se lo chiede lo stesso. Forse potrebbe almeno provarci. Se non altro, qualcuno nella sezione sotto il sole sembrerebbe essere dalla sua parte.
Sousuke gli mette una mano sulla schiena, spingendolo ad alzarsi.
"Avanti, vai a casa dalle tue sorelle. Noi facciamo qualche scartoffia, e tu comincerai domani."
Nagisa non è abituato a ringraziare gli sbirri. Annuisce, abbassando lo sguardo, e poi corre via senza dire nulla. Sousuke lo guarda sparire con un mezzo sorriso, e ignora lo sguardo insistente del suo capo - deve starsi chiedendo perché combattere così tanto per un furfante di strada. In ogni caso, Sousuke non saprebbe comunque come rispondere. Ma vuole credere che funzionerà.