04 August 2013 @ 11:41 pm
[Glee] Strade  
Titolo: Strade
Fandom: Glee
Personaggi: Dave Karofsky/Kurt Hummel
Genere: introspettivo, fluff
Avvertimenti: future!fic
Parole: 601
Note: scritta per la prima missione della seconda settimana del #SummerCOWT \o\ fa schifo, non leggetela, l'ho scritta giusto per provare ad assicurarci una missione.

L'abitacolo sembra quello di una auto abbandonata da circa un millennio, pieno di polvere, oggetti sparsi ovunque e accatastati come se più che una macchina quella fosse una soffitta abbandonata. La polvere, nella luce dell'estate calda ma secca, danza dolcemente e lentamente nell'aria, talmente satura che quando Kurt infila il viso nel retro dell'auto si sente mancare il respiro e immediatamente diventa rosso, una reazione allergica a tutta quella polvere che gli fa strabuzzare gli occhi e tornare all'aria aperta. Prende a tossire, forte, talmente forte che quando la tosse si placa ha gli occhi arrossiti per lo sforzo dei polmoni e le lacrime che scendono lungo le guance, le mani che passano sugli occhi come fosse di nuovo un bambino. David invece sta prendendo in braccio le ultime cose, il berretto calcato sulla testa e la tuta sporca di macchie che difficilmente se ne andranno, e conciato così sembrerebbe un addetto ai traslochi con un senso dell'igiene poco sviluppato. Appena sente dei rumori forti e la voce di Kurt che annaspa in cerca d'aria, però, allarmato molla tutto, e fortunatamente non c'è nulla di fragile nel pacco che teneva in mano altrimenti a posteriori avrebbe ricevuto una sonora sgridata anche se al momento tutto quello che gli interessa è sapere se Kurt stia bene. Come arriva fuori e vede l'uomo solitamente gracile e alto accartocciato addosso alla macchina, si avvicina frettolosamente, gli occhi larghi e lo sguardo preoccupato. «Che succede? Stai bene?» chiede, prendendogli il viso e guardandolo negli occhi. «Che ti è successo?» Kurt lo guarda e sorride placidamente, passandosi di nuovo il dorso della mano contro l'occhio. «Non ti preoccupare, era solo allergia.» «Sei allergico a... cosa?» chiede quindi Dave, piegando la testa di lato. «La polvere... o almeno sono molto allergico a grandi quantità di polvere. E qui dentro ce n'è veramente troppa» risponde Kurt, piegando le labbra e sbattendo le palpebre. «Comunque... hai preso tutto?» Dave guarda verso la casa e sospira. Chissà quando smetteranno di doversi trasferire per colpa dei paparazzi... «No, ho lasciato dentro l'ultimo scatolone poi dovremmo essere a posto...» risponde Dave, grattandosi la calvizie incipiente e rimettendo il cappello, per poi dirigersi silenzioso di nuovo nella casa che hanno condiviso per un lustro, ormai. Troppo poco per affezionarsi. Come David torna con lo scatolone e lo deposita dentro il bagagliaio, asciugandosi il sudore dalla fronte, prende un lungo respiro e si morde il labbro, prendendo il proprio pacchetto di sigarette e contemplando la casa mentre ne accende una, con aria pensierosa e forse vagamente malinconica. «Sai, pensavo che questa volta saremmo potuti rimanere qui e farci una vita normale...» dice poi, quasi sottovoce, come se parlasse più a se stesso che a Kurt. Trentacinque anni, e l'altro non li dimostra nemmeno mentre afferra delicatamente la sua mano grande e poggia il viso contro la sua spalla. «Beh, almeno siamo ancora insieme» risponde scrollando le spalle, senza negare né nel tono di voce né nell'espressione del viso la propria amarezza. Eppure David lo guarda e sorride piano, lasciandogli un bacio sulla fronte, poi uno sulle labbra. «Ci stiamo avvicinando sempre più a New York, a quanto pare...» Kurt emette un risolino che pare provenire direttamente dai tempi del liceo, e nonostante sia cambiato non lo è poi così tanto. «Già. Se continuiamo ad andare a sud probabilmente ci troveremo in Messico...» David emette uno sbuffo di fumo divertito, e lentamente fa scendere la mano per intrecciare le dita con quelle di Kurt, senza dire nulla. Il rimanente della sigaretta brucia sull'asfalto morendo piano, mentre la loro macchina svanisce in una nuvola di polvere, un'altra tappa in un percorso che non ha un finale preciso. ">L'abitacolo sembra quello di una auto abbandonata da circa un millennio, pieno di polvere, oggetti sparsi ovunque e accatastati come se più che una macchina quella fosse una soffitta abbandonata. La polvere, nella luce dell'estate calda ma secca, danza dolcemente e lentamente nell'aria, talmente satura che quando Kurt infila il viso nel retro dell'auto si sente mancare il respiro e immediatamente diventa rosso, una reazione allergica a tutta quella polvere che gli fa strabuzzare gli occhi e tornare all'aria aperta. Prende a tossire, forte, talmente forte che quando la tosse si placa ha gli occhi arrossiti per lo sforzo dei polmoni e le lacrime che scendono lungo le guance, le mani che passano sugli occhi come fosse di nuovo un bambino.
David invece sta prendendo in braccio le ultime cose, il berretto calcato sulla testa e la tuta sporca di macchie che difficilmente se ne andranno, e conciato così sembrerebbe un addetto ai traslochi con un senso dell'igiene poco sviluppato. Appena sente dei rumori forti e la voce di Kurt che annaspa in cerca d'aria, però, allarmato molla tutto, e fortunatamente non c'è nulla di fragile nel pacco che teneva in mano altrimenti a posteriori avrebbe ricevuto una sonora sgridata anche se al momento tutto quello che gli interessa è sapere se Kurt stia bene.
Come arriva fuori e vede l'uomo solitamente gracile e alto accartocciato addosso alla macchina, si avvicina frettolosamente, gli occhi larghi e lo sguardo preoccupato. «Che succede? Stai bene?» chiede, prendendogli il viso e guardandolo negli occhi. «Che ti è successo?»
Kurt lo guarda e sorride placidamente, passandosi di nuovo il dorso della mano contro l'occhio. «Non ti preoccupare, era solo allergia.»
«Sei allergico a... cosa?» chiede quindi Dave, piegando la testa di lato.
«La polvere... o almeno sono molto allergico a grandi quantità di polvere. E qui dentro ce n'è veramente troppa» risponde Kurt, piegando le labbra e sbattendo le palpebre. «Comunque... hai preso tutto?»
Dave guarda verso la casa e sospira. Chissà quando smetteranno di doversi trasferire per colpa dei paparazzi...
«No, ho lasciato dentro l'ultimo scatolone poi dovremmo essere a posto...» risponde Dave, grattandosi la calvizie incipiente e rimettendo il cappello, per poi dirigersi silenzioso di nuovo nella casa che hanno condiviso per un lustro, ormai. Troppo poco per affezionarsi.
Come David torna con lo scatolone e lo deposita dentro il bagagliaio, asciugandosi il sudore dalla fronte, prende un lungo respiro e si morde il labbro, prendendo il proprio pacchetto di sigarette e contemplando la casa mentre ne accende una, con aria pensierosa e forse vagamente malinconica.
«Sai, pensavo che questa volta saremmo potuti rimanere qui e farci una vita normale...» dice poi, quasi sottovoce, come se parlasse più a se stesso che a Kurt.
Trentacinque anni, e l'altro non li dimostra nemmeno mentre afferra delicatamente la sua mano grande e poggia il viso contro la sua spalla.
«Beh, almeno siamo ancora insieme» risponde scrollando le spalle, senza negare né nel tono di voce né nell'espressione del viso la propria amarezza. Eppure David lo guarda e sorride piano, lasciandogli un bacio sulla fronte, poi uno sulle labbra. «Ci stiamo avvicinando sempre più a New York, a quanto pare...»
Kurt emette un risolino che pare provenire direttamente dai tempi del liceo, e nonostante sia cambiato non lo è poi così tanto.
«Già. Se continuiamo ad andare a sud probabilmente ci troveremo in Messico...»
David emette uno sbuffo di fumo divertito, e lentamente fa scendere la mano per intrecciare le dita con quelle di Kurt, senza dire nulla.
Il rimanente della sigaretta brucia sull'asfalto morendo piano, mentre la loro macchina svanisce in una nuvola di polvere, un'altra tappa in un percorso che non ha un finale preciso.
 
 
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