Titolo: the cold never bothered me anyway
Fandom: Frozen/Rise of the Guardians
Personaggi: Jack Frost, Elsa
Genere: slice of life
Avvertimenti: crossover, spoilers (per chi non ha ancora visto Frozen), prequel di ROTG
Parole: 1217
Note: per la maritombola, col prompt 18, "diadema". Ultima fic del 2013 XD awe.
Mentre scivola fra le correnti d'aria sempre più gelide - e sempre più congeniali per lui - Jack Frost avvista solo un breve e flebile barlume, fra i fiocchi di neve che cadono incessanti e fitti nell'aria fredda e secca. «Oh, wow» mormora fra sé e sé quando, poco dopo e poco distante, avvista fra la nebbia una costruzione impressionante di ghiaccio, solo ghiaccio così perfettamente rassomigliante ad un palazzo che non si può trattare, ragionevolmente, di una costruzione naturale. Incuriosito, Jack scivola silenziosamente fra le finestre, i piedi nudi e insensibili al freddo che toccano la superficie di puro ghiaccio. «Beh, questa non l'avevo mai vista» si dice sottovoce, guardandosi attorno. «C'è nessuno?» Domanda a voce alta, sentendo la propria eco riportargli indietro la propria domanda. Impressionante, si dice, mentre tocca le pareti perfettamente trasparenti e solide, passando la mano su quella superficie tanto liscia e dalla forma elegante. Questa è magia, senza dubbio.
«Ehi, qualcuno vive qui?» Ripete, continuando a guardarsi attorno.
«Chi sei?» Chiede finalmente un'altra voce, la diffidenza della proprietaria del palazzo che traspare attraverso il tono. Jack guarda in alto, verso la rampa di scale, ed Elsa è lì, con uno sguardo cauto e attento. «Cosa ci fai qui?»
«Uh, wow... Puoi vedermi??» risponde Jack, osservandola e pensando fra sé e sé che non si aspettava una ragazza. E scuote la testa, «err, stavo passando di qui, non ero mai arrivato qui.»
Elsa continua ad osservarlo, alzando una mano col palmo rivolto verso di lui. «Sono venuta qui per vivere da sola, non sto cercando ospiti.»
Jack sobbalza lievemente, alzando le mani e sbattendo le palpebre. «Ehi, non sono qui per disturbare. Ho solo pensato che il tuo palazzo è... insolito. Non avevo mai visto niente del genere. Come fai?»
Elsa solleva appena il mento, rilassandosi un poco. Agita i capelli, unendo le mani insieme con aria di superiorità e come le sue dita si uniscono un lieve pulviscolo nasce dalle sue mani per poi perdersi nell'aria attorno a lei. «Non hai freddo qui?» Chiede, guardandogli i piedi nudi.
Jack sghignazza piano. «Sono lo spirito del ghiaccio, non ho mai freddo.»
Elsa sbatte le palpebre, reclinando la testa sorpresa. «Lo spirito del ghiaccio? Vuol dire che il ghiaccio non ti fa del male?»
«Cosa?! Nah, io vivo in mezzo al ghiaccio. Io creo il ghiaccio» risponde lui, muovendo una mano e materializzando un grande fiocco di neve che fluttua sopra il palmo della sua mano. Prima che possa accorgersene, trova le proprie mani intrappolate da quelle di Elsa, ed i suoi occhi blu a qualche palmo dal suo viso. Deve essersi materializzata o qualcosa di simile...
«Allora non sono l'unica!» Esclama lei dopo aver vaporizzato la sua aria regale e distaccata. «Ci sono altri come me?» Chiede, un sorriso largo che le illumina per un momento il viso. Jack la guarda, di nuovo sbattendo le palpebre. «No... Credo di no. Finora credevo di essere l'unico a poter manipolare il ghiaccio...»
«Oh» mormora Elsa, le spalle che si sciolgono e lo sguardo di nuovo opaco per la solitudine. «Quindi siamo solo io e te?»
«Che io sappia sì. Ci sono delle creature come me, ma non hanno niente a che fare con il ghiaccio. O con la solitudine» aggiunge, cercando i suoi occhi. «Da quanto tempo sei sola?»
Gli occhi di Elsa si abbassano, le labbra le si increspano lievemente. «Ho perso il conto dei giorni. Però tutto sommato sto bene da sola. Da sola non faccio del male a nessuno» aggiunge, sorridendo piano e con aria un po' triste.
«Beh, a me non puoi fare del male. Insomma, vivo con il ghiaccio almeno quanto te.»
Elsa lo osserva, un piccolo sorriso le si forma sul viso. «Tu da quanto tempo sei solo?»
«Oh, un cento anni circa» risponde lui con aria casuale, grattandosi la testa e scrollando le spalle. Lei spalanca gli occhi, i capelli che per un momento sembrano rizzarsi per la sorpresa. «Cosa?!» esclama.
«Apparentemente non posso morire. In realtà sono già nella peggior situazione possibile...»
«Cosa vuoi dire?» chiede Elsa, avvicinando il viso e piegando la testa.
Stavolta è il turno di Jack, di abbassare gli occhi ed assumere un'espressione vagamente intristita. «Nessuno crede che io esista. In pratica, nessuno mi vede.»
«Beh, io ti vedo,» risponde Elsa, con un breve sorriso incoraggiante.
«Già,» replica lui. «Comunque come mai sei qui da sola? Sei invisibile anche tu?»
Elsa scuote la chioma così bionda da essere quasi bianca. Come la neve. «No... Avevo una famiglia, ma ho realizzato che vivere con altre persone, persone normali, è impossibile. Non posso essere me stessa con gli altri. E non voglio fare del male a nessuno, soprattutto ad Anna...» conclude, portando inconsapevolmente una mano al cuore. Jack inclina la testa di lato e si avvicina. «Se vuoi essere mia amica non saremo più soli...?»
«... Elsa» risponde lei, guardandolo negli occhi e, per una frazione di secondo, avvertendo una sorta di calore sotto la pelle delle guance.
«Io sono Jack» risponde lui. «Oh, e ho trovato questo» aggiunge, infilando una mano nella tasca della sua felpa blu ed estraendo l'oggetto che brillava fra la neve. Elsa lo osserva e sospira. «Sì, è-- era mio.»
Fra le dita di Jack c'è un grazioso diadema, che Elsa portava sulla testa una volta auto-esiliatasi da Arendelle.
«Devi aver avuto una famiglia ricca» osserva Jack, tendendole il diadema che lei rifiuta con un gesto del capo, i ciuffi di capelli che si muovono nel vento e che lei si sistema dietro le orecchie. Jack si ritrova a pensare che questa ragazza è graziosa come non ne aveva mai viste, e la mente gli si riempie di piani per portarla con sé, via dalla solitudine. La solitudine, ha imparato, può farti diventare pazzo.
«Ero una regina» risponde lei con un semplice sorriso. «Ma non ha funzionato.»
«Una regina?!» esclama Jack, lasciando inavvertitamente cadere il diadema.
«Ero la regina di Arendelle, ma non puoi governare un regno quando rischi di uccidere tutti gli abitanti senza nemmeno volerlo. Io non posso controllarmi, vedi.»
Jack annuisce, per poi farle la sua proposta. «Ehi, perché non vieni con me? Possiamo farci compagnia.»
Elsa rimane qualche secondo in silenzio, guardando il pavimento trasparente che lascia vedere solo coltri innevate. «Mi piacerebbe, ma non posso. Vedi, io ho una sorella, la amo tantissimo e per questo me ne sono andata, ma... non riesco a muovermi da qui. Non voglio andarmene dal territorio di Arendelle.»
Tutto il suo corpo si tende verso l'immagine lontana del castello, lì dove dovrebbe essere, nascosto dalla nebbia, gli occhi che per qualche secondo tradiscono la sua tristezza. Jack la osserva, sospirando. Vorrebbe dirle quanto faccia male vivere per qualcun altro in solitudine, ma intuisce che Elsa non lo ascolterebbe comunque. «Peccato, potevamo darci una mano e farci compagnia. Ma... va bene» risponde lui, sospirando e librandosi a mezz'aria, i piedi che toccano appena il pavimento e l'aria gelata che lo tiene sollevato, i capelli scompigliati. Con l'aria fredda fa sollevare il diadema, facendolo fluttuare di fronte a lei. «Io se fossi in te penserei a tornare laggiù, comunque» aggiunge, per poi svolazzare fuori dalla finestra e guardandola da sopra. «Buona fortuna» aggiunge, mentre Elsa lo segue con lo sguardo e poi esce sul terrazzo, il diadema sul palmo della mano aperta, confusa e stupita da quello strano ragazzo. Lo guarda volare via, continuando a fissare il punto all'orizzonte dove ormai è sparito, per poi sorridere appena. Perlomeno non è più l'unica.
Fandom: Frozen/Rise of the Guardians
Personaggi: Jack Frost, Elsa
Genere: slice of life
Avvertimenti: crossover, spoilers (per chi non ha ancora visto Frozen), prequel di ROTG
Parole: 1217
Note: per la maritombola, col prompt 18, "diadema". Ultima fic del 2013 XD awe.
Mentre scivola fra le correnti d'aria sempre più gelide - e sempre più congeniali per lui - Jack Frost avvista solo un breve e flebile barlume, fra i fiocchi di neve che cadono incessanti e fitti nell'aria fredda e secca. «Oh, wow» mormora fra sé e sé quando, poco dopo e poco distante, avvista fra la nebbia una costruzione impressionante di ghiaccio, solo ghiaccio così perfettamente rassomigliante ad un palazzo che non si può trattare, ragionevolmente, di una costruzione naturale. Incuriosito, Jack scivola silenziosamente fra le finestre, i piedi nudi e insensibili al freddo che toccano la superficie di puro ghiaccio. «Beh, questa non l'avevo mai vista» si dice sottovoce, guardandosi attorno. «C'è nessuno?» Domanda a voce alta, sentendo la propria eco riportargli indietro la propria domanda. Impressionante, si dice, mentre tocca le pareti perfettamente trasparenti e solide, passando la mano su quella superficie tanto liscia e dalla forma elegante. Questa è magia, senza dubbio.
«Ehi, qualcuno vive qui?» Ripete, continuando a guardarsi attorno.
«Chi sei?» Chiede finalmente un'altra voce, la diffidenza della proprietaria del palazzo che traspare attraverso il tono. Jack guarda in alto, verso la rampa di scale, ed Elsa è lì, con uno sguardo cauto e attento. «Cosa ci fai qui?»
«Uh, wow... Puoi vedermi??» risponde Jack, osservandola e pensando fra sé e sé che non si aspettava una ragazza. E scuote la testa, «err, stavo passando di qui, non ero mai arrivato qui.»
Elsa continua ad osservarlo, alzando una mano col palmo rivolto verso di lui. «Sono venuta qui per vivere da sola, non sto cercando ospiti.»
Jack sobbalza lievemente, alzando le mani e sbattendo le palpebre. «Ehi, non sono qui per disturbare. Ho solo pensato che il tuo palazzo è... insolito. Non avevo mai visto niente del genere. Come fai?»
Elsa solleva appena il mento, rilassandosi un poco. Agita i capelli, unendo le mani insieme con aria di superiorità e come le sue dita si uniscono un lieve pulviscolo nasce dalle sue mani per poi perdersi nell'aria attorno a lei. «Non hai freddo qui?» Chiede, guardandogli i piedi nudi.
Jack sghignazza piano. «Sono lo spirito del ghiaccio, non ho mai freddo.»
Elsa sbatte le palpebre, reclinando la testa sorpresa. «Lo spirito del ghiaccio? Vuol dire che il ghiaccio non ti fa del male?»
«Cosa?! Nah, io vivo in mezzo al ghiaccio. Io creo il ghiaccio» risponde lui, muovendo una mano e materializzando un grande fiocco di neve che fluttua sopra il palmo della sua mano. Prima che possa accorgersene, trova le proprie mani intrappolate da quelle di Elsa, ed i suoi occhi blu a qualche palmo dal suo viso. Deve essersi materializzata o qualcosa di simile...
«Allora non sono l'unica!» Esclama lei dopo aver vaporizzato la sua aria regale e distaccata. «Ci sono altri come me?» Chiede, un sorriso largo che le illumina per un momento il viso. Jack la guarda, di nuovo sbattendo le palpebre. «No... Credo di no. Finora credevo di essere l'unico a poter manipolare il ghiaccio...»
«Oh» mormora Elsa, le spalle che si sciolgono e lo sguardo di nuovo opaco per la solitudine. «Quindi siamo solo io e te?»
«Che io sappia sì. Ci sono delle creature come me, ma non hanno niente a che fare con il ghiaccio. O con la solitudine» aggiunge, cercando i suoi occhi. «Da quanto tempo sei sola?»
Gli occhi di Elsa si abbassano, le labbra le si increspano lievemente. «Ho perso il conto dei giorni. Però tutto sommato sto bene da sola. Da sola non faccio del male a nessuno» aggiunge, sorridendo piano e con aria un po' triste.
«Beh, a me non puoi fare del male. Insomma, vivo con il ghiaccio almeno quanto te.»
Elsa lo osserva, un piccolo sorriso le si forma sul viso. «Tu da quanto tempo sei solo?»
«Oh, un cento anni circa» risponde lui con aria casuale, grattandosi la testa e scrollando le spalle. Lei spalanca gli occhi, i capelli che per un momento sembrano rizzarsi per la sorpresa. «Cosa?!» esclama.
«Apparentemente non posso morire. In realtà sono già nella peggior situazione possibile...»
«Cosa vuoi dire?» chiede Elsa, avvicinando il viso e piegando la testa.
Stavolta è il turno di Jack, di abbassare gli occhi ed assumere un'espressione vagamente intristita. «Nessuno crede che io esista. In pratica, nessuno mi vede.»
«Beh, io ti vedo,» risponde Elsa, con un breve sorriso incoraggiante.
«Già,» replica lui. «Comunque come mai sei qui da sola? Sei invisibile anche tu?»
Elsa scuote la chioma così bionda da essere quasi bianca. Come la neve. «No... Avevo una famiglia, ma ho realizzato che vivere con altre persone, persone normali, è impossibile. Non posso essere me stessa con gli altri. E non voglio fare del male a nessuno, soprattutto ad Anna...» conclude, portando inconsapevolmente una mano al cuore. Jack inclina la testa di lato e si avvicina. «Se vuoi essere mia amica non saremo più soli...?»
«... Elsa» risponde lei, guardandolo negli occhi e, per una frazione di secondo, avvertendo una sorta di calore sotto la pelle delle guance.
«Io sono Jack» risponde lui. «Oh, e ho trovato questo» aggiunge, infilando una mano nella tasca della sua felpa blu ed estraendo l'oggetto che brillava fra la neve. Elsa lo osserva e sospira. «Sì, è-- era mio.»
Fra le dita di Jack c'è un grazioso diadema, che Elsa portava sulla testa una volta auto-esiliatasi da Arendelle.
«Devi aver avuto una famiglia ricca» osserva Jack, tendendole il diadema che lei rifiuta con un gesto del capo, i ciuffi di capelli che si muovono nel vento e che lei si sistema dietro le orecchie. Jack si ritrova a pensare che questa ragazza è graziosa come non ne aveva mai viste, e la mente gli si riempie di piani per portarla con sé, via dalla solitudine. La solitudine, ha imparato, può farti diventare pazzo.
«Ero una regina» risponde lei con un semplice sorriso. «Ma non ha funzionato.»
«Una regina?!» esclama Jack, lasciando inavvertitamente cadere il diadema.
«Ero la regina di Arendelle, ma non puoi governare un regno quando rischi di uccidere tutti gli abitanti senza nemmeno volerlo. Io non posso controllarmi, vedi.»
Jack annuisce, per poi farle la sua proposta. «Ehi, perché non vieni con me? Possiamo farci compagnia.»
Elsa rimane qualche secondo in silenzio, guardando il pavimento trasparente che lascia vedere solo coltri innevate. «Mi piacerebbe, ma non posso. Vedi, io ho una sorella, la amo tantissimo e per questo me ne sono andata, ma... non riesco a muovermi da qui. Non voglio andarmene dal territorio di Arendelle.»
Tutto il suo corpo si tende verso l'immagine lontana del castello, lì dove dovrebbe essere, nascosto dalla nebbia, gli occhi che per qualche secondo tradiscono la sua tristezza. Jack la osserva, sospirando. Vorrebbe dirle quanto faccia male vivere per qualcun altro in solitudine, ma intuisce che Elsa non lo ascolterebbe comunque. «Peccato, potevamo darci una mano e farci compagnia. Ma... va bene» risponde lui, sospirando e librandosi a mezz'aria, i piedi che toccano appena il pavimento e l'aria gelata che lo tiene sollevato, i capelli scompigliati. Con l'aria fredda fa sollevare il diadema, facendolo fluttuare di fronte a lei. «Io se fossi in te penserei a tornare laggiù, comunque» aggiunge, per poi svolazzare fuori dalla finestra e guardandola da sopra. «Buona fortuna» aggiunge, mentre Elsa lo segue con lo sguardo e poi esce sul terrazzo, il diadema sul palmo della mano aperta, confusa e stupita da quello strano ragazzo. Lo guarda volare via, continuando a fissare il punto all'orizzonte dove ormai è sparito, per poi sorridere appena. Perlomeno non è più l'unica.
Current Music: Idina Menzel - Let It Go
Current Mood:
calm
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