05 July 2014 @ 01:02 pm
[Free!] You probably couldn't see for the lights but you were staring straight at me  
Titolo: You probably couldn't see for the lights but you were staring straight at me
Fandom: Free!
Personaggi: Rei/Nagisa
Genere: introspettivo
Avvertimenti: AU, pwp
Parole: 785
Note: scritta per il Pirates! \o\ con prompt "Hookers!AU". Contrariamente a quanto potreste pensare, non è porn XD c'è qualcosa che potrebbe velatamente ricondurre al porn, ma niente di particolare. Sta fic è una pseudo-nerdata, e la amo e ne sono soddisfatta per la prima volta dopo tantissimo tempo ;OOOO; e quindi boh, spero piaccia a qualcuno, ma anche sticazzi, piace a me XDDD gnè.


A Nagisa la matematica non è mai piaciuta, per tutta la sua vita - è una disciplina troppo rigorosa, troppo dipendente da fattori che non tengono conto della casualità degli eventi, troppo ferrea per essere realistica. O così pensava prima di lasciare la scuola, inoltrarsi nella vita di strada, mendicando un lavoro, cibo, una vita che ne valesse la pena giorno dopo giorno. E tutto considerato, non si pente di nulla, le sue scelte l'hanno reso povero, ma indipendente. Tutto quello che porta a casa è il proprio corpo, ma è un corpo suo.
Cosa ironica, considerando il lavoro che ha trovato. Filosoficamente parlando, o... qualche altro termine, non lo sa, il suo lavoro è importante. Dare piacere alle persone, soprattutto persone frustrate, nervose, che hanno bisogno di una valvola di sfogo. A volte persone violente, dalle quali però si sa proteggere, col suo corpo apparentemente gracile ma scattante. No, è una bugia. Il suo lavoro fa schifo. Ma lo affronta al suo meglio, senza buttarsi giù, perché lui è fatto così. Splende di una luce d'innocenza che nessuna delle persone con cui entra in contatto riesce a capire. Sei una puttana, perché sorridi sempre? Perché è meglio dell'alternativa, forse, ma principalmente perché anche vivendo da, beh, puttana, il Sole è sempre lo stesso per tutti, e anche se spende la maggior parte del tempo all'ombra dove la città non può vedere lui e quello che fa, quanto bello è svegliarsi la mattina e guardare in su, nel cielo, un soffitto che muta costantemente senza che lui possa prevedere quello che fa?
Nagisa ha sempre odiato la matematica, ha sempre odiato i professori di matematica, odia i numeri così rigidi e nella maggior parte dei casi prevedibili, odia sentirsi stupido perché non li capisce. O, per meglio dire, è più esatto affermare che odiava la matematica. Ha le idee un po' confuse, ma forse è la cosa più giusta da dire. Probabilmente. La odiava finché Rei non gli è capitato fra le gambe, gli occhiali appannati, i capelli sudati, le dita che lo stringevano con una forza impressionante e gli lasciavano segni rossi sulla pelle per minuti, cosa per la quale puntualmente si scusava. Nelle pause morte della loro frequentazione, Rei gli spiegava la matematica. Gli spiegava concetti sciorinati a pezzi, ovviamente, ma Nagisa li trovava affascinanti. Rei aveva un modo di spiegare che gli ricordava molto delle storie - quella delle due linee che aumentando di valore arrivano vicinissime a toccarsi, che si distanziano così poco da rendere la distanza irrisoria, eppure non si toccano mai; oppure le linee che scorrono alla stessa distanza per sempre, senza nemmeno avvicinarsi, ma neanche allontanarsi; la storia delle linee che per tutta la loro lunghezza si toccano una volta sola, e poi mai, mai più. E associando esperienze umane a concetti matematici, Nagisa arrivò alla conclusione che la realtà è magnifica perché la si può inquadrare in una precisa griglia matematica, e comprenderla. Improvvisamente il cielo non pareva più così imprevedibile, ma il fatto che volendo potesse calcolare la pressione, la temperatura, e prevedere cosa sarebbe successo, non lo rendeva meno bello. Non sa nemmeno perché sia venuto da lui la prima volta. Non gli ha spiegato cosa lo avesse spinto a pagare qualcuno per fargli un pompino quando avrebbe potuto avere il mondo a farlo. Non gli ha spiegato cosa faccia Nagisa di speciale per farlo tornare ogni volta, eppure lo fa, viene, rimane con lui come se si sentisse in dovere di pagarlo per passare tempo assieme. Rei è un enigma.
E ora lo guarda, nudo sotto di sé, che ansima dopo essere venuto ed aver sporcato il proprio petto, nell'hotel che lui ha pagato, tutto solo sotto di sé. Si chiede che valore dovrebbe attribuire ad h, che velocità dovrebbe imprimere su sé stesso, che angolazione dovrebbe assumere per tuffarsi nei suoi occhi. Che angolo di rifrazione dovrebbe prendere, esattamente, per guardarlo e riflettersi nelle sue pupille per vedersi finalmente riflesso allo stesso modo in cui lui lo vede. La sua presa sulla matematica è ancora troppo debole, ancora non lo capisce, e anche se fin dal primo momento lo ha trovato bellissimo e meraviglioso, ancora Rei rappresenta un concetto matematico troppo complesso per lui. Si lascia andare sul suo petto, ascoltando i suoi battiti accelerati, fingendo di essere stanco, poggiando casualmente un braccio attorno a lui in quello che sembra vagamente un abbraccio. Solo se lo si guarda da una certa angolazione. Rei rimane in silenzio, per una devastante quantità di tempo, per poi passargli le dita fra i capelli. Nagisa è così difficile da capire. Forse è per questo che continua a tornare da lui, e l'unica barriera a separarli è forse il silenzio.
 
 
Current Mood: accomplished
Current Music: We Found Love - Bat For Lashes