Titolo: burning desire
Fandom: Free!
Personaggi: Rin Matsuoka, menzione di Haruka Nanase
Genere: erotico (ma và?)
Avvertimenti: masturbazione, possibile one-sided, UST, pwp, so' ragazzate
Parole: 1352
Note: LA MIA PRIMA FIC TUTTA HARURIN. È scandaloso che non l'abbia scritta prima visto che è una delle mie prime OTP in questo anime... comunque! COW-T, terza settimana, lezione settimanale, "scossa". Lana del Rey mi pare appropriata per Rin, in qualche modo. XD
Occhi grandi e blu, accesi di determinazione e forse un po' di irritazione. Intensi e vivi, che guizzano, che lo trafiggono. Ma anche occhi che a volte si addolciscono, si riempiono di purezza come quelli di un bambino. Occhi che esprimono così tanto che non importa che Haru spesso risulti frustrante perché, le cose, non le dice rendendo la comunicazione poco chiara, ambigua, confusionaria. Eppure quando Rin lancia anche solo una occhiata verso il suo amico (e rivale), sa sempre cogliere cosa stia provando, quanto i loro sentimenti, quanto i loro istinti siano in armonia in dati momenti.
Eppure c'è una sfumatura negli occhi di Haruka che Rin non è mai riuscito a vedere. L'ha visto felice, arrabbiato, triste, l'ha visto anche piangere o essere sul punto di piangere - cosa che poi ha reso anche Rin incapace di guardarlo dato che le lacrime di chiunque siano incredibilmente contagiose per lui.
Non l'ha mai visto in estasi, sciolto come ghiaccio d'estate e tremante di desiderio.
Non ha mai assistito allo spettacolo dato dall'espressione di solito così algida e apatica di Haruka che viene sconvolta dal piacere, da scosse elettriche che partono dal basso ventre e poi scaldano tutto il corpo con vigorose spinte date da un cuore che lavora improvvisamente di fretta per recuperare il ritmo del respiro. Non l'ha mai visto arrossire, e non l'ha mai sentito gemere. Non ha mai visto quel lato di lui. Quando se ne accorge il cuore fa un po' male perché pensava di sapere, pensava non ci fosse più nulla da conoscere di quel ragazzo, eppure in tanti modi - incluso questo - egli è ancora un mistero. Da dissacrare, da svelare, da divorare.
Non dovrebbe dirsi che un giorno vedrà anche quello, dovrebbe rimproverarsi perché certi pensieri non avrebbe dovuti farli fin dall'inizio ma ora, inspiegabilmente, il suo respiro si è fatto veloce, quindi è troppo tardi per sentirsi in colpa. Quando alla mente si affaccia un'immagine fantasiosa di Haruka con gli occhi lucidi che ansima tutto rosso - magari col viso fra le sue gambe, o col corpo che rimbalza sui fianchi di Rin mentre le loro mani sono unite... non lo può evitare, né fermare. Immagini simili poi si ammucchiano passando nella sua mente (scoparlo tenendo una sua gamba sollevata mentre giace di lato, scoparlo da dietro, morderlo e sussurrare oscenità al suo orecchio, legarlo e poi stuzzicarlo... così tante idee gli si affacciano alla mente all'improvviso), si delineano nei suoi pensieri e dalla sua stessa gola sale un gemito quando si accorge che le proprie mani sono scivolate giù, oltre l'elastico dei pantaloni da ginnastica che indossa quando si rilassa in camera da letto, all'Accademia. Meno male che Sousuke è uscito, perché se fosse lì Rin dovrebbe sopportare il suo sesso che si inturgidisce e la frustrazione di quella situazione senza poter fare nulla... perché sa che quando si tocca, quando gioca con la mano ed i polsi su sé stesso, non può mai evitare di emettere suoni alti e leziosi.
Però il suo compagno di stanza - e migliore amico, fra l'altro - potrebbe tornare presto. Perciò guarda il rigonfiamento nei suoi pantaloni, lo stuzzica per qualche secondo palpandone la curva dura con delicatezza, ma poi allunga un braccio verso il comodino per afferrare un paio di fazzoletti e, finalmente, infilare la mano fresca oltre il bordo elastico dei pantaloni, con un tremito. Perché oltre al batticuore provocato dall'aver appena immaginato uno dei suoi amici che lo fissa intensamente succhiando con vigore e voglia attorno alla sua erezione calda, c'è una lieve ma persistente ansia di essere scoperto. È inevitabile, in un edificio pieno di ragazzi iperattivi che potrebbero irrompere nella sua stanza per invitarlo a bowling o ad allenarsi in piscina. Perciò senza troppi complimenti afferra la propria lunghezza, poi finalmente inizia a pompare con la mano attorno ad essa sibilando per il fastidio del farlo senza alcun tipo di lubrificante.
Ma appena la fantasia di Haruka che bacia piano e poi lecca in modo ammiccante e delicatissimo la punta della sua erezione, i fianchi di Rin si alzano. Non può proprio evitare di chiudere gli occhi e fare scorrere il palmo della mano lungo tutta la sua eccitazione, per poi circondarla di nuovo e muovere il polso velocemente, desideroso di raggiungere l'orgasmo il prima possibile. Appena la punta inizia a bagnarsi, col rossore che si allarga e si fa più intenso sul suo viso assieme al calore che percepisce, raccoglie il liquido vischioso con le dita facilitando quindi il movimento e la frizione attorno alla propria carne stimolata che protesta per la voglia, pulsa per l'energia che si accumula dentro di lui.
"Ah, H-Haru..." mormora, l'immagine degli occhi blu appena rivelati sotto una frangia di capelli corvini che lo esaminano, che lo ingoiano profondi e infiniti, che lo sollevano in alto facendogli venire le vertigini, facendogli girare la testa. I suoi fianchi scattano, il sangua pulsa e pulsa e scorre caldo, la sua voce trema quando chiama ancora, piano, "Haru!" prima che il pudore gli sussurri di non farsi sentire troppo. Perciò si copre la bocca col dorso della mano, con l'aria più fresca che sembra stimolarlo invece di calmarlo, o sono le sue mani che sfidate dal fresco della stanza si muovono con più forza attorno a lui.
I suoi muscoli si contraggono quasi al di fuori del suo controllo, perché tutti i suoi pensieri e comandi consci sono concentrati lì, sulla punta del suo sesso stuzzicata e torturata, sulla bocca del ragazzo sul quale sta fantasticando, e se non fosse eccitato oltre ogni controllo si fustigherebbe per queste fantasie su di un amico.
"Haru," mugugna contro la sua mano, malgrado se stesso. Perché lo sta facendo? Perché proprio Haru? Perché un uomo? Sarebbe tutto così facile se al posto del suo amico fra le proprie gambe immaginasse la bocca tenera e soffice di una ragazza, si risparmierebbe così tanti sensi di colpa. Eppure il pensiero non fa altro che diminuire la tensione di colpo nonostante l'energia in lui sia altissima. E così non verrà mai, però è utile sapere che immaginare una ragazza lo aiuterebbe a controllarsi. Dovrà annotarselo.
Perciò tutto ciò che può fare è tornare ad immaginarsi Haru e quei suoi maledettissimi, meravigliosi occhi blu che sembrano pianeti inesplorati da raggiungere un giorno, talmente profondi ed espressivi che oltre la superficie apparentemente ghiacciata sembra invece nascondersi un oceano dalle profondità spaventose eppure affascinanti.
Pianta i denti sul suo labbro con forza. Fanno male, ma sembrano soltanto aggiungere eccitazione alla torbida pozza caldissima fra le sue gambe. I fianchi prendono a scattare veloci sul materasso, le doghe sotto di sé cigolano, la sua mano si muove sempre più in fretta finché i muscoli del suo braccio non prendono a stancarsi, ed il suo respiro accelera di colpo, gli ansiti che produce diventano piccoli gemiti e quando la sua mente cede il controllo ai bisogni del proprio corpo non gli interessa che possa entrare qualcuno nella stanza. Continua a muovere la mano, scattosa; ondeggia col bacino e si regge sulle gambe per spingere nel proprio palmo, boccheggia come stesse correndo veloce quanto il vento o nuotando a velocità massima per vincere, per arrivare primo o soltanto per arrivare e basta; la sua mano lo tortura e lo spinge, lo spinge con disperazione oltre il suo limite, e con un'ultima rincorsa, con una ultima accelerazione finalmente viene l'ondata che lo travolge e che lo lascia senza fiato per un secondo... e poi tremante, col braccio indolenzito. Macchie appiccicaticce sembrano essere apparse dal nulla sulla sua maglietta.
"Cazzo," borbotta fra un ansito e l'altro, per poi appoggiare la testa all'indietro e percepire il sudore sulla sua fronte assieme a tutto il resto del suo corpo che inizia a farlo sentire disgustoso. "Cazzo," reitera, quando pensa a cosa direbbe Haruka. "Cazzo," aggiunge in un mugugno, gli occhi che si chiudono di nuovo per portarlo a rilassarsi un po' e godersi le onde ed il calore e sì, anche il senso di sporcizia che scorrono in lui. Alla maglietta, ad Haru, alle domande... a tutto il resto ci penserà dopo.
Fandom: Free!
Personaggi: Rin Matsuoka, menzione di Haruka Nanase
Genere: erotico (ma và?)
Avvertimenti: masturbazione, possibile one-sided, UST, pwp, so' ragazzate
Parole: 1352
Note: LA MIA PRIMA FIC TUTTA HARURIN. È scandaloso che non l'abbia scritta prima visto che è una delle mie prime OTP in questo anime... comunque! COW-T, terza settimana, lezione settimanale, "scossa". Lana del Rey mi pare appropriata per Rin, in qualche modo. XD
Occhi grandi e blu, accesi di determinazione e forse un po' di irritazione. Intensi e vivi, che guizzano, che lo trafiggono. Ma anche occhi che a volte si addolciscono, si riempiono di purezza come quelli di un bambino. Occhi che esprimono così tanto che non importa che Haru spesso risulti frustrante perché, le cose, non le dice rendendo la comunicazione poco chiara, ambigua, confusionaria. Eppure quando Rin lancia anche solo una occhiata verso il suo amico (e rivale), sa sempre cogliere cosa stia provando, quanto i loro sentimenti, quanto i loro istinti siano in armonia in dati momenti.
Eppure c'è una sfumatura negli occhi di Haruka che Rin non è mai riuscito a vedere. L'ha visto felice, arrabbiato, triste, l'ha visto anche piangere o essere sul punto di piangere - cosa che poi ha reso anche Rin incapace di guardarlo dato che le lacrime di chiunque siano incredibilmente contagiose per lui.
Non l'ha mai visto in estasi, sciolto come ghiaccio d'estate e tremante di desiderio.
Non ha mai assistito allo spettacolo dato dall'espressione di solito così algida e apatica di Haruka che viene sconvolta dal piacere, da scosse elettriche che partono dal basso ventre e poi scaldano tutto il corpo con vigorose spinte date da un cuore che lavora improvvisamente di fretta per recuperare il ritmo del respiro. Non l'ha mai visto arrossire, e non l'ha mai sentito gemere. Non ha mai visto quel lato di lui. Quando se ne accorge il cuore fa un po' male perché pensava di sapere, pensava non ci fosse più nulla da conoscere di quel ragazzo, eppure in tanti modi - incluso questo - egli è ancora un mistero. Da dissacrare, da svelare, da divorare.
Non dovrebbe dirsi che un giorno vedrà anche quello, dovrebbe rimproverarsi perché certi pensieri non avrebbe dovuti farli fin dall'inizio ma ora, inspiegabilmente, il suo respiro si è fatto veloce, quindi è troppo tardi per sentirsi in colpa. Quando alla mente si affaccia un'immagine fantasiosa di Haruka con gli occhi lucidi che ansima tutto rosso - magari col viso fra le sue gambe, o col corpo che rimbalza sui fianchi di Rin mentre le loro mani sono unite... non lo può evitare, né fermare. Immagini simili poi si ammucchiano passando nella sua mente (scoparlo tenendo una sua gamba sollevata mentre giace di lato, scoparlo da dietro, morderlo e sussurrare oscenità al suo orecchio, legarlo e poi stuzzicarlo... così tante idee gli si affacciano alla mente all'improvviso), si delineano nei suoi pensieri e dalla sua stessa gola sale un gemito quando si accorge che le proprie mani sono scivolate giù, oltre l'elastico dei pantaloni da ginnastica che indossa quando si rilassa in camera da letto, all'Accademia. Meno male che Sousuke è uscito, perché se fosse lì Rin dovrebbe sopportare il suo sesso che si inturgidisce e la frustrazione di quella situazione senza poter fare nulla... perché sa che quando si tocca, quando gioca con la mano ed i polsi su sé stesso, non può mai evitare di emettere suoni alti e leziosi.
Però il suo compagno di stanza - e migliore amico, fra l'altro - potrebbe tornare presto. Perciò guarda il rigonfiamento nei suoi pantaloni, lo stuzzica per qualche secondo palpandone la curva dura con delicatezza, ma poi allunga un braccio verso il comodino per afferrare un paio di fazzoletti e, finalmente, infilare la mano fresca oltre il bordo elastico dei pantaloni, con un tremito. Perché oltre al batticuore provocato dall'aver appena immaginato uno dei suoi amici che lo fissa intensamente succhiando con vigore e voglia attorno alla sua erezione calda, c'è una lieve ma persistente ansia di essere scoperto. È inevitabile, in un edificio pieno di ragazzi iperattivi che potrebbero irrompere nella sua stanza per invitarlo a bowling o ad allenarsi in piscina. Perciò senza troppi complimenti afferra la propria lunghezza, poi finalmente inizia a pompare con la mano attorno ad essa sibilando per il fastidio del farlo senza alcun tipo di lubrificante.
Ma appena la fantasia di Haruka che bacia piano e poi lecca in modo ammiccante e delicatissimo la punta della sua erezione, i fianchi di Rin si alzano. Non può proprio evitare di chiudere gli occhi e fare scorrere il palmo della mano lungo tutta la sua eccitazione, per poi circondarla di nuovo e muovere il polso velocemente, desideroso di raggiungere l'orgasmo il prima possibile. Appena la punta inizia a bagnarsi, col rossore che si allarga e si fa più intenso sul suo viso assieme al calore che percepisce, raccoglie il liquido vischioso con le dita facilitando quindi il movimento e la frizione attorno alla propria carne stimolata che protesta per la voglia, pulsa per l'energia che si accumula dentro di lui.
"Ah, H-Haru..." mormora, l'immagine degli occhi blu appena rivelati sotto una frangia di capelli corvini che lo esaminano, che lo ingoiano profondi e infiniti, che lo sollevano in alto facendogli venire le vertigini, facendogli girare la testa. I suoi fianchi scattano, il sangua pulsa e pulsa e scorre caldo, la sua voce trema quando chiama ancora, piano, "Haru!" prima che il pudore gli sussurri di non farsi sentire troppo. Perciò si copre la bocca col dorso della mano, con l'aria più fresca che sembra stimolarlo invece di calmarlo, o sono le sue mani che sfidate dal fresco della stanza si muovono con più forza attorno a lui.
I suoi muscoli si contraggono quasi al di fuori del suo controllo, perché tutti i suoi pensieri e comandi consci sono concentrati lì, sulla punta del suo sesso stuzzicata e torturata, sulla bocca del ragazzo sul quale sta fantasticando, e se non fosse eccitato oltre ogni controllo si fustigherebbe per queste fantasie su di un amico.
"Haru," mugugna contro la sua mano, malgrado se stesso. Perché lo sta facendo? Perché proprio Haru? Perché un uomo? Sarebbe tutto così facile se al posto del suo amico fra le proprie gambe immaginasse la bocca tenera e soffice di una ragazza, si risparmierebbe così tanti sensi di colpa. Eppure il pensiero non fa altro che diminuire la tensione di colpo nonostante l'energia in lui sia altissima. E così non verrà mai, però è utile sapere che immaginare una ragazza lo aiuterebbe a controllarsi. Dovrà annotarselo.
Perciò tutto ciò che può fare è tornare ad immaginarsi Haru e quei suoi maledettissimi, meravigliosi occhi blu che sembrano pianeti inesplorati da raggiungere un giorno, talmente profondi ed espressivi che oltre la superficie apparentemente ghiacciata sembra invece nascondersi un oceano dalle profondità spaventose eppure affascinanti.
Pianta i denti sul suo labbro con forza. Fanno male, ma sembrano soltanto aggiungere eccitazione alla torbida pozza caldissima fra le sue gambe. I fianchi prendono a scattare veloci sul materasso, le doghe sotto di sé cigolano, la sua mano si muove sempre più in fretta finché i muscoli del suo braccio non prendono a stancarsi, ed il suo respiro accelera di colpo, gli ansiti che produce diventano piccoli gemiti e quando la sua mente cede il controllo ai bisogni del proprio corpo non gli interessa che possa entrare qualcuno nella stanza. Continua a muovere la mano, scattosa; ondeggia col bacino e si regge sulle gambe per spingere nel proprio palmo, boccheggia come stesse correndo veloce quanto il vento o nuotando a velocità massima per vincere, per arrivare primo o soltanto per arrivare e basta; la sua mano lo tortura e lo spinge, lo spinge con disperazione oltre il suo limite, e con un'ultima rincorsa, con una ultima accelerazione finalmente viene l'ondata che lo travolge e che lo lascia senza fiato per un secondo... e poi tremante, col braccio indolenzito. Macchie appiccicaticce sembrano essere apparse dal nulla sulla sua maglietta.
"Cazzo," borbotta fra un ansito e l'altro, per poi appoggiare la testa all'indietro e percepire il sudore sulla sua fronte assieme a tutto il resto del suo corpo che inizia a farlo sentire disgustoso. "Cazzo," reitera, quando pensa a cosa direbbe Haruka. "Cazzo," aggiunge in un mugugno, gli occhi che si chiudono di nuovo per portarlo a rilassarsi un po' e godersi le onde ed il calore e sì, anche il senso di sporcizia che scorrono in lui. Alla maglietta, ad Haru, alle domande... a tutto il resto ci penserà dopo.
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