Titolo: gocce di pioggia
Fandom: Free!
Personaggi: Nagisa/Haruka
Avvertimenti: pwp, lime
Parole: 137
Titolo: mood swings
Fandom: Free!
Genere: romantico, fluff, malinconico
Personaggi: Nagisa/Haruka
Avvertimenti: pwp, future fic
Parole: 310
Titolo: your innocence is mine
Fandom: Cappuccetto Rosso
Personaggi: Cappuccetto Rosso/Lupo
Avvertimenti: pedofilia, genderbend, modern!AU
Parole: 1210
Titolo: Iwa-chan
Fandom: Haikyuu!!
Personaggi: Oikawa/Iwaizumi
Avvertimenti: pwp, shounen-ai
Parole: 234
Fandom: Free!
Personaggi: Nagisa/Haruka
Avvertimenti: pwp, lime
Parole: 137
"Aspetta."
"Cosa c'è?"
"Haru-chan, devo dirti una cosa..."
"Cosa?"
"Io non l'ho mai fatto."
Un breve silenzio dalle punteggiature indecifrabili si para fra loro come una barriera, o almeno così sembra a Nagisa, che mentre stringe le mani attorno al viso di Haruka inizia a provare una sensazione di freddo, come se uno spiffero d'aria fosse entrato nella stanza e li avesse avvolti. Ma poi gli occhi di Haruka abbracciano quelli di Nagisa, provocando un rossore imbarazzato nell'altro.
"Non arrabbiarti..."
"Va tutto bene. Andrò piano," Haruka risponde, lasciando un bacio sul collo del più giovane e poi un altro, e poi scende come gocce di pioggia che scivolano su un vetro. Finisce con le labbra aperte di Nagisa, con singhiozzi, con fianchi che scattano. Finisce, forse, in rimorso e tanta voglia di non parlarne, voglia di dimenticare.
Titolo: mood swings
Fandom: Free!
Genere: romantico, fluff, malinconico
Personaggi: Nagisa/Haruka
Avvertimenti: pwp, future fic
Parole: 310
Raramente Nagisa lascia passare un po' di tempo senza parlare. La sua compagnia garantisce un costante chiacchiericcio, così persistente che a volte Haruka si chiede se quelle parole non servano a nascondere ed allo stesso tempo soddisfare un bisogno. Non gli dà fastidio, ma se fosse qualcun altro lo respingerebbe. Nagisa è Nagisa, le sue chiacchiere a volte sono addirittura piacevoli.
Eppure questa notte, Haruka non sente il solito blaterare di cose delle quali raramente gli importa qualcosa. Stretti assieme, sul divano, con la televisione che proietta suoni di esplosioni e luci improvvise, Nagisa appoggia la testa sulla spalla di Haruka, tirandosi la coperta imbottita che li copre su fino al mento perché gli è venuto un po' di freddo - forse da dentro -, e cerca la sua mano. Le loro dita si incontrano e Haruka lo guarda cercando una spiegazione per il contatto, Nagisa tace il bisogno di sapere che c'è qualcuno. Che non è rimasto indietro, che non è solo nonostante così spesso abbia paura di provare quella sensazione. Di nuovo.
"Nagisa...?"
L'altro non risponde. Semplicemente, intreccia le dita assieme a quelle di Haruka con una occhiata che implora di non chiedere nulla. Nasconde il viso sulla sua spalla, e sospira confortandosi con l'odore dell'altro. Haruka non sa bene come mai Nagisa sembri triste, ma lo stringe lo stesso, accarezzandogli i capelli morbidi, premendo le labbra sulla sua testa. Spegne la televisione, attira Nagisa su di sé abbracciandolo protettivo, e quello lo segue docilmente. In fondo, è proprio tempo di dormire. La notte passa nel tempo di un bacio, il battito di un ciglio, e le loro dita rimangono strette strette assieme.
Quando apre gli occhi, Nagisa sorride. Quella malinconia è passata. Il chiacchiericcio ricomincia, e Haruka ascolta pazientemente, preparando la colazione sapendo che forse era solo una notte che aveva bisogno di tranquillità. Capitano anche quelle.
Titolo: your innocence is mine
Fandom: Cappuccetto Rosso
Personaggi: Cappuccetto Rosso/Lupo
Avvertimenti: pedofilia, genderbend, modern!AU
Parole: 1210
Quello è il tipo di creatura carina e morbida, docile e dall'aspetto innocente che preferisci. Un angioletto da trasformare in demone che un giorno prenda a tormentarti, perché ami giocare e farti stuzzicare. Ti piace guardarlo, quando passa per il bosco. Ti piace la sensazione di sapere esattamente dove sia, di poterlo seguire con lo sguardo e guardargli le gambette magre ma dall'aspetto morbido, avvolte dai pinocchietti; i ricciolini biondi che danzano nella brezza primaverile, ed il giubbottino imbottito rosso che non si sa perché porta ancora ad Aprile. Fa caldo, dopotutto.
Ti piace guardarlo e seguirlo, muoverti fra il verde del sottobosco, silenzioso. Ti piace immaginare di divorarlo, di addentare le sue cosce che sembrano davvero così tenere, così piacevoli anche da tenere fra le mani.
Ti piace osservarlo ora, dopo averlo finalmente attaccato ed atterrato, dopo esserti palesato; ti piace guardarlo spalancare gli occhi col viso tutto rosso; ti piace annusare la sua pelle e sentirci addosso profumo di adolescenza; ti piace mormorare: "oh, e che cosa ci fa un ragazzino così piccolo e indifeso nel mezzo del bosco?"
"Sto andando d-dalla mia nonna..." Il ragazzino risponde con una vocetta sottile, le guance rosse rosse come una mela, stringendo le dita attorno alla borsa che si portava dietro.
"Ah, e dove vive la nonna?" Gli chiedi, col naso che scende giù sul suo pancino e poi le tue dita che scoprono, solo per venire accolte dal calore diretto della pelle del giovane. È così liscio e tenero, pensi, mentre la tua lingua scorre su di essa, ed il bambino comincia a tremare forse per la paura. Il suo cuore batte forte, lo senti anche da svariati centimetri di distanza.
"Vive... al di là del bosco," lui risponde, tremulo, e poi il respiro gli muore in gola mentre gli mostri gli occhi concentrati solo su di lui.
"Ah, è quella casetta di legno oltre il ponte sul fiumiciattolo, la casetta piccola col camino ed il recinto?" Chiedi, abbassando le mani per slacciargli i pantaloncini e poi toglierli così facilmente che il cuore prende addirittura a battere più forte: sei un po' innamorato del modo in cui si siano sfilati quasi avessero vita propria. E lui si agita con squittii di paura e forse di vergogna, coprendosi il viso ma, stranamente, senza tentare di fuggire. Tu stringi i suoi fianchi comunque, tenendoli ben fermi a terra, con il sangue che sembra essersi tutto accumulato fra le tue gambe e fa male, ti fa sudare, ti fa impazzire, ti fa ringhiare.
"S-sì, è quella... come lo sa, signor...?" Risponde, addirittura disturbandosi di essere educato. Magari i ragazzini di oggi saranno arroganti e saccenti, ma questo stronzetto è delizioso.
"Per te sono il Signor Lupo," rispondi, e poi sorridi predatorio. "La vedo sempre, la tua nonnina, quando sto cacciando."
"Signor Lupo, lei è un lupo mannaro?" Il bambino chiede, fra un respiro pesante e l'altro. Ma tu gli afferri i polsi, li stringi tutti e due assieme con una mano sola, tanto sei grande e robusto, e con l'altra gli sollevi una gamba, per poi infilare rudemente il viso fra le sue cosce. Tristemente, porta ancora delle mutandine (gialle, che orribile colore), ma non fa nulla, anche se ti sei indurito e non vedi l'ora di sapere quanto caldo sia questo bimbetto, anche sfiorarlo col naso e con le labbra sul fronte delle mutande e sentirlo indurirsi già è qualcosa di divertente.
"Cosa sono io non ti riguarda, piuttosto guarda quanto sei pervertito," gli rispondi con un ghigno larghissimo, massaggiando il gonfiore che si fa sempre più duro, e poco dopo lo senti gemere con un suono liquido e con una trafila di ansiti, mentre il suo viso si accende di sorpresa, forse anche di paura.
"Cos'è?" Ti chiede, tremulo, mentre stringe le cosce attorno alla tua mano, ma tu ridi spalancandole di nuovo e poi scostando la parte inferiore delle mutandine per accedere direttamente alla sua fessura che già sembra pulsare un po'.
"Ah, sei un ometto, hai tanta voglia," gli sussurri piano, lezioso, prima di sollevargli entrambe le gambe ed iniziare a coprire con lunghe e lente lappate il suo sederino tondo, mentre lui tenta di dimenarsi, eppure dal modo in cui non fugge sembra che sia intrigato. Ma quando infili il naso fra le sue natiche morbidissime e prendi a stuzzicarlo con la punta della lingua, lui singhiozza, il ragazzino biondo, immagine dell'innocenza, geme perché gli sta piacendo. Allo stronzetto.
Ridi, lo osservi, addirittura poi spalanca le gambe garantendoti accesso facile e ti guarda con gli occhi lucidi, le pupille enormi, e ti chiede... "Signor Lupo, lo faccia ancora, per favore."
Tasti con le dita le sue cosce, solletichi la pelle sensibile attorno al suo piccolo sesso da ragazzino sconvolto dagli ormoni della prima adolescenza, e lo guardi di nuovo per poi attirarlo a te senza tanti complimenti, sei forte e puoi tirarti le sue gambe sopra le spalle, e poi prendere a leccarlo ancora, a nutrirti dei suoi gemiti che, lo puoi sentire con il tuo udito sopraffino, si fanno sempre più liquidi, forse più colpevoli sebbene soddisfatti, finché il bosco non si riempie dei suoi gemiti dolci e proprio per questo ancora più deliziosi. E poi lo guardi, il ragazzino dal viso tutto rosso e le lacrime agli occhi per l'impossibilità di trattenersi ancora. Vorresti ghiacciare questo momento, bloccare il tempo e contemplare quell'espressione così innocente eppure così sporca, per sempre. E invece ti avventi sul suo sesso, lo lecchi, lo tormenti ancora un po', e poi lo prendi tutto in bocca facilmente, fissandolo. Lui fissa te, col corpo che ora si muove come impazzito fra le tue braccia, tu lo depositi di nuovo a terra e riprendi a succhiarlo. Ti implora di smettere, di continuare, di lasciarlo andare, ma lo succhi ancora e passi la lingua sulla punta del suo pisellino prima di succhiarla dolcemente, e poi senti il suo sapore ancora acerbo sul palato quando finalmente si svuota con un piagnucolio ed i respiri velocissimi, il corpo che trema, gli occhi che ora si socchiudono mentre, tu lo sai, la sua mente viene sommersa da qualcosa che non aveva mai sperimentato. Qualcosa che somiglia tanto alla pace.
"Signor Lupo," lui ti chiama dopo almeno un minuto, col petto che si alza e si abbassa coperto da una maglietta nera che gli dà un'aria un po' ribelle sotto il cappotto rosso.
"Dimmi, Cappuccetto Rosso."
Lui ti guarda confuso, perché quello non è il suo nome. Ma poi si passa le dita sul pancino ancora scoperto, e stringe le gambe assieme.
"Ho freddo," si lamenta.
"E allora rivestiti," sbotti, mentre tu invece sbottoni i tuoi pantaloni e prendi a toccarti piano, mordendo fra le labbra il sapore rimasto dell'angioletto che ti è capitato sotto le grinfie.
E Cappuccetto Rosso si alza (un po' controvoglia), ti guarda, stringe il suo zainetto fra le braccia e poi si volta correndo via. Ma tu lo sai. Tu l'hai visto. In fondo ai suoi occhi, c'era la voglia di riavere quelle stesse sensazioni strette fra le dita.
E tu gliele darai, oh, sì. È così delizioso, così carino che non sai cosa fartene. Magari la prossima volta il tuo primo istinto sarà di mangiartelo in un sol boccone, chi lo sa.
Titolo: Iwa-chan
Fandom: Haikyuu!!
Personaggi: Oikawa/Iwaizumi
Avvertimenti: pwp, shounen-ai
Parole: 234
"I-wa-chan~".
Ci è cresciuto, con quella cantilena. Ogni volta che Oikawa gli parla e lo chiama I-wa-chan, indossa l'espressione di qualcuno che sta sentendo la stessa battuta per la millesima volta.
"Iwa-chan."
C'è una differenza nel modo in cui lo chiama durante le partite e il resto del tempo. Quando lo chiama al telefono o capita dal nulla nel mezzo di una conversazione, enuncia le sillabe come una filastrocca, lentamente e poi con l'onorifico che gli scoppietta in bocca col tono di un dispetto.
Durante le partite, è veloce, un colpo secco, "Iwachan," arriva al momento giusto esattamente come le sue alzate, è un richiamo rapido con tutta la serietà con cui prende la pallavolo. Quando lo chiama ed alza per lui, lo fa perché si fida. Seriamente. Nonostante le sberle e gli insulti, sa che Iwaizumi è più che affidabile quando si tratta di schiacciare una palla seria nel campo avversario. Sa che è responsabile, e competente, perciò non gli risparmia nulla.
Di notte, la sua voce cambia.
"Iwa-chan," mugugna nel sonno, stringendolo forte a sé come se fosse un orsacchiotto di peluche. Questo è un tono diverso: bisognoso, bambinesco ma inconsapevolmente iniettato di paura, forse quella di essere solo. In fondo, chi è Tooru Oikawa se non il numero uno nella prefettura, qualcuno di molto vanesio, spesso insopportabile e consapevole di esserlo? Ci si sente molto soli, ad essere in cima.
"Staccati, cretino," Iwaizumi borbotta, con un sospiro. Ma non si libera dal braccio di Tooru da attorno il suo corpo. Si limita a sbuffare, chiudendo di nuovo gli occhi.
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