Titolo: Lezioni per dire addio
Fandom: Neon Genesis Evangelion
Personaggi: Ryoji Kaji/Misato Katsuragi
Genere: malinconico
Avvertimenti: flashfic, het, spoilers per chi non ha ancora visto/finito Eva
Parole (senza la citazione): 875
Note: Questa è per la terza settimana del COW-T, per la missione 1 con il prompt "le cose non vanno mai come credi"; ed è anche per fillare prendendolo moooolto liberamente un prompt lasciatomi dalla
alexiel_hamona ancora troppo tempo fa (perdonami, aspettavo una occasione propizia come questa) sul drabble meme (che btw @ tutti: è ancora aperto e rimarrà aperto a tempo indeterminato!!! :D :D :D :D :D :D). E niente, quanto dolore. Cioè, sono certa che questa cosina sia scritta da cani e semplicistica (che poi è l'esatto motivo per cui di base non scrivo mai su Eva ;A;) però li amo tutti e due, spero che nessuno dubiterà mai della cosa anche se li ho scritti male ;__; però ci ho umilmente provato (anche perché non mi veniva in mente altro da scrivere orz). Misato, Kaji: vvb, credetemi. T_____T
Un raggio di sole filtrato dalle tende appena aperte colpiva, pallido, una delle sue gambe che spuntava scoperta dal lenzuolo mentre lei stringeva le sue mani nel sonno, le labbra strette assieme come a trattenere parole comunque inutili che non aveva potuto dire la notte precedente, come se sapesse che tanto non sarebbero servite a riparare nulla. Non che lo volesse, dopotutto.
Forse se n'era già resa conto, nell'attimo in cui Kaji le aveva premuto i polsi contro la porta dell'appartamento, appoggiandosi a lei mentre le imponeva un bacio, perché smettesse di urlargli contro. Si doveva essere accorta di essere ancora chiusa a doppia mandata attorno a se stessa, di riuscire a parlargli sul serio solo quand'era brilla - come allora - o che avrebbe avuto ancora tanto da capire prima di mettersi in testa l'idea stupida di innamorarsi di un uomo. Un uomo così, poi, un uomo che continuava a tenerle nascosto tutte le cose che avrebbe dovuto dirle. Forse qualcosa di semplice, qualcosa attorno al quale entrambi stavano danzando attorno sperando che l'altro facesse un passo falso, un errore, che finalmente dicesse cosa stava pensando. O forse qualcosa di troppo complicato e con troppe possibili conseguenze su altre persone perché potesse venire detto.
Forse i momenti in cui Ryoji sembrava solo al mondo avevano una motivazione, e forse erano stati una sua stupida scelta.
Anche Ryoji lo aveva intuito, cosa sarebbe accaduto. Lo sapeva, dal modo in cui Misato se n'era accorta, di quanto lui fissasse le sue cicatrici mentre infilava una mano fra le sue cosce, strette per dire no e per fare finta di non volerlo perché una donna non può desiderarle per sé, certe cose. Lo sapeva dalla piega delle sue sopracciglia, che sembravano aver preso l'abitudine di aggrottarsi non appena lo vedeva arrivare. Lo aveva capito dopo aver constatato che la voce di Misato non aveva mai raggiunto nessun picco mentre lui si spingeva dentro di lei, come se non le importasse o come se avesse smesso di provare qualsiasi cosa quando stava accanto a lui. Come se stesse pensando ad un altro Kaji più semplice che conosceva meglio.
Ryoji aveva sospirato piano, infine si era sporto sopra di lei per baciarle la guancia piano, la mattina, senza dire nulla per non svegliarla. Se l'avesse visto andarsene, avrebbero ricominciato daccapo. Ma sicuramente Misato avrebbe capito, quando finalmente avrebbe avuto voglia di chiamarlo e non lo avrebbe trovato. Quella volta, il suo addio era stato appena accennato, solo un bacio in silenzio. Forse, in quel momento, è stato meglio così.
"Katsuragi, la verità è con te: va' avanti senza esitare. Se poi... se poi dovessimo incontrarci ancora, ti dirò le parole che non riuscii a dirti otto anni fa.
Ciao."
Le verrebbe da ridere e buttargli addosso qualche parola inacidita, se non stesse cercando di trattenere delle lacrime che tanto non cambierebbero niente, e ci sono cose più grandi delle quali preoccuparsi - soprattutto in questo momento.
Però un po' se lo aspettava, di sentir dire che qualcuno del quale non si conosce l'identità l'abbia colto da solo e gli abbia sparato, non con il lavoro che si era scelto. Non con la gente con la quale si era ritrovato a fare affari dei quali Misato aveva avuto dettagli troppo tardi perché lo potesse tirare fuori dal casino che si era tirato dietro.
Ma poi perché lo stomaco dovrebbe attorcigliarlesi dentro così stretto e doloroso da toglierle il respiro? Misato non aveva pensato a chissà quale futuro, per loro due. Non aveva mai pensato di sposarlo, per cominciare, nonostante il fatto che in fondo lui fosse l'unico uomo che le avesse guardato dentro e che fosse rimasto. Che i suoi motivi fossero sinceri o no, dopotutto non le era mai importato. E jon aveva nemmeno avuto intenzione di rivederlo, in primo luogo.
Ed era stata lei, a puntargli una pistola contro, cercando di controllare la furia. L'aveva tradita, Ryoji, aveva tradito tutto quello per cui entrambi avevano lavorato, Ryoji aveva tradito lei, e Ricchan, e poi Shinji, Asuka, Rei, Maya, Hyuga e Aoba, oltre a Ikari e Fuyutsuki. Probabilmente, a pensare in termini più grandi, anche l'intero Giappone. Tutte le loro conversazioni contenenti informazioni delicate dalle quali dipendevano vite umane, probabilmente erano state tutte riportate a persone che lei non aveva neanche mai visto, persone delle quali lui non le aveva mai parlato. Delle quali sicuramente non avrebbe potuto parlarle. Delle quali non si sarebbe fidata quanto si fidava di lui, un tempo.
(E le conversazioni su loro due, a dita intrecciate e a bassa voce, forse anche quelle erano state un inganno, una bugia.)
Però nonostante il fatto che fosse solo una questione di tempo, la sorpresa c'è stata. Come se avesse creduto che Kaji avrebbe vissuto una vita lunga e se ne sarebbe andato a suo tempo, non per mano di qualcun altro.
Le verrebbe da ridere, per essere stata stupida due volte, ad innamorarsi di un uomo e che quell'uomo fosse così inaffidabile. Eppure le lacrime continuano a rotolarle giù per la guancia, a macchiare il tappeto; continuano a cadere e non si fermano. Per un momento lancia uno sguardo appannato alla cornetta del telefono, non lo sa nemmeno lei cosa dovrebbe farci ora: in fondo, adesso Kaji è irraggiungibile, e continuerà ad esserlo - dall'altra parte ci sarebbe solo silenzio, intervallato dal suono di un telefono che squilla e una cornetta che non si alzerà più.
Fandom: Neon Genesis Evangelion
Personaggi: Ryoji Kaji/Misato Katsuragi
Genere: malinconico
Avvertimenti: flashfic, het, spoilers per chi non ha ancora visto/finito Eva
Parole (senza la citazione): 875
Note: Questa è per la terza settimana del COW-T, per la missione 1 con il prompt "le cose non vanno mai come credi"; ed è anche per fillare prendendolo moooolto liberamente un prompt lasciatomi dalla
Un raggio di sole filtrato dalle tende appena aperte colpiva, pallido, una delle sue gambe che spuntava scoperta dal lenzuolo mentre lei stringeva le sue mani nel sonno, le labbra strette assieme come a trattenere parole comunque inutili che non aveva potuto dire la notte precedente, come se sapesse che tanto non sarebbero servite a riparare nulla. Non che lo volesse, dopotutto.
Forse se n'era già resa conto, nell'attimo in cui Kaji le aveva premuto i polsi contro la porta dell'appartamento, appoggiandosi a lei mentre le imponeva un bacio, perché smettesse di urlargli contro. Si doveva essere accorta di essere ancora chiusa a doppia mandata attorno a se stessa, di riuscire a parlargli sul serio solo quand'era brilla - come allora - o che avrebbe avuto ancora tanto da capire prima di mettersi in testa l'idea stupida di innamorarsi di un uomo. Un uomo così, poi, un uomo che continuava a tenerle nascosto tutte le cose che avrebbe dovuto dirle. Forse qualcosa di semplice, qualcosa attorno al quale entrambi stavano danzando attorno sperando che l'altro facesse un passo falso, un errore, che finalmente dicesse cosa stava pensando. O forse qualcosa di troppo complicato e con troppe possibili conseguenze su altre persone perché potesse venire detto.
Forse i momenti in cui Ryoji sembrava solo al mondo avevano una motivazione, e forse erano stati una sua stupida scelta.
Anche Ryoji lo aveva intuito, cosa sarebbe accaduto. Lo sapeva, dal modo in cui Misato se n'era accorta, di quanto lui fissasse le sue cicatrici mentre infilava una mano fra le sue cosce, strette per dire no e per fare finta di non volerlo perché una donna non può desiderarle per sé, certe cose. Lo sapeva dalla piega delle sue sopracciglia, che sembravano aver preso l'abitudine di aggrottarsi non appena lo vedeva arrivare. Lo aveva capito dopo aver constatato che la voce di Misato non aveva mai raggiunto nessun picco mentre lui si spingeva dentro di lei, come se non le importasse o come se avesse smesso di provare qualsiasi cosa quando stava accanto a lui. Come se stesse pensando ad un altro Kaji più semplice che conosceva meglio.
Ryoji aveva sospirato piano, infine si era sporto sopra di lei per baciarle la guancia piano, la mattina, senza dire nulla per non svegliarla. Se l'avesse visto andarsene, avrebbero ricominciato daccapo. Ma sicuramente Misato avrebbe capito, quando finalmente avrebbe avuto voglia di chiamarlo e non lo avrebbe trovato. Quella volta, il suo addio era stato appena accennato, solo un bacio in silenzio. Forse, in quel momento, è stato meglio così.
"Katsuragi, la verità è con te: va' avanti senza esitare. Se poi... se poi dovessimo incontrarci ancora, ti dirò le parole che non riuscii a dirti otto anni fa.
Ciao."
Le verrebbe da ridere e buttargli addosso qualche parola inacidita, se non stesse cercando di trattenere delle lacrime che tanto non cambierebbero niente, e ci sono cose più grandi delle quali preoccuparsi - soprattutto in questo momento.
Però un po' se lo aspettava, di sentir dire che qualcuno del quale non si conosce l'identità l'abbia colto da solo e gli abbia sparato, non con il lavoro che si era scelto. Non con la gente con la quale si era ritrovato a fare affari dei quali Misato aveva avuto dettagli troppo tardi perché lo potesse tirare fuori dal casino che si era tirato dietro.
Ma poi perché lo stomaco dovrebbe attorcigliarlesi dentro così stretto e doloroso da toglierle il respiro? Misato non aveva pensato a chissà quale futuro, per loro due. Non aveva mai pensato di sposarlo, per cominciare, nonostante il fatto che in fondo lui fosse l'unico uomo che le avesse guardato dentro e che fosse rimasto. Che i suoi motivi fossero sinceri o no, dopotutto non le era mai importato. E jon aveva nemmeno avuto intenzione di rivederlo, in primo luogo.
Ed era stata lei, a puntargli una pistola contro, cercando di controllare la furia. L'aveva tradita, Ryoji, aveva tradito tutto quello per cui entrambi avevano lavorato, Ryoji aveva tradito lei, e Ricchan, e poi Shinji, Asuka, Rei, Maya, Hyuga e Aoba, oltre a Ikari e Fuyutsuki. Probabilmente, a pensare in termini più grandi, anche l'intero Giappone. Tutte le loro conversazioni contenenti informazioni delicate dalle quali dipendevano vite umane, probabilmente erano state tutte riportate a persone che lei non aveva neanche mai visto, persone delle quali lui non le aveva mai parlato. Delle quali sicuramente non avrebbe potuto parlarle. Delle quali non si sarebbe fidata quanto si fidava di lui, un tempo.
(E le conversazioni su loro due, a dita intrecciate e a bassa voce, forse anche quelle erano state un inganno, una bugia.)
Però nonostante il fatto che fosse solo una questione di tempo, la sorpresa c'è stata. Come se avesse creduto che Kaji avrebbe vissuto una vita lunga e se ne sarebbe andato a suo tempo, non per mano di qualcun altro.
Le verrebbe da ridere, per essere stata stupida due volte, ad innamorarsi di un uomo e che quell'uomo fosse così inaffidabile. Eppure le lacrime continuano a rotolarle giù per la guancia, a macchiare il tappeto; continuano a cadere e non si fermano. Per un momento lancia uno sguardo appannato alla cornetta del telefono, non lo sa nemmeno lei cosa dovrebbe farci ora: in fondo, adesso Kaji è irraggiungibile, e continuerà ad esserlo - dall'altra parte ci sarebbe solo silenzio, intervallato dal suono di un telefono che squilla e una cornetta che non si alzerà più.
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