Fandom: Neon Genesis Evangelion
Personaggi: Kaworu/Shinji
Genere: angst
Avvertimenti: pwp, other verse, dub-con
Parole: 710
Note: *sob* COW-T, M3, prompt "autunno".
È l’una di mattina, ed un peso sconosciuto appare drappeggiandosi sul suo petto. Gli occhi di Shinji si aprono in due fessure che squarciano il buio della sonnolenza pesante e insapore - dev’essere Misato, si dice, e deve averlo scambiato per Kaji incespicandosi ubriaca, e poi accoccolandosi contro Shinji senza rendersene del tutto conto. Anche se da sveglia e da sobria non ha mai fatto altro che tenerlo a distanza, e dopo le sue esperienze Shinji non può darle torto. Nessuno dovrebbe avvicinarsi mai abbastanza da vedere quant’è patetico e meschino, nessuno.
Ma quando sbatte le palpebre e si stropiccia gli occhi, c’è un soffitto che non riconosce sopra di sé, un soffitto diverso da quello che ricorda di avere fissato per ore, prima. La sua memoria scalcia, lo schiaffeggia con gli ultimi ricordi collezionati, e oh, giusto. Il quartier generale della NERV. O, perlomeno, quello che ne rimane. Sembra una foglia morta, distrutta dai piedi dei passanti, mentre l'autunno muta nell'inverno.
Gira la testa appena, per vedere chi gli si sia steso accanto - forse Ayanami? Che sia tornata ad essere Ayanami?
Ma il suo naso si arriccia, solleticato da un ciuffo di capelli setosi e sottili, così morbidi da sembrare artificiali. E due occhi rossi lo fissano da sotto la frangia, senza sbattere ciglio per una manciata di lunghi secondi.
“Kaworu-kun?” Shinji mormora con la voce roca per il sonno.
“Non volevo svegliarti, Shinji-kun,” Kaworu risponde, tendendo il viso verso di lui.
“Che ci fai in camera mia?” Shinji chiede, allontanando il proprio corpo quanto più possibile.
Kaworu non risponde ma continua a guardarlo. È come se sapesse qualcosa, come se stesse memorizzando dettagli da portare con sé.
“Vai in camera tua,” Shinji aggiunge, premendo le mani contro il petto di Kaworu. “Non starmi così vicino.”
L’avverte, il rossore delle sue guance, e un rimestare nello stomaco che diventa acido e spiacevole.
Kaworu non si muove, ma lo guarda con gli occhi ancora più morbidi. Ora lo sa, capisce il motivo per cui Shinji lo continui a respingere. E gli ci è voluto un po’, prima di comprenderlo.
“Ti metto a disagio?” Chiede, avvicinandosi ancora fino a sovrastare Shinji col proprio corpo, fino a premere il proprio su di lui.
“Kaworu-kun!” Shinji preme contro il suo petto, col cuore che ora pompa sangue attraverso le arterie con più forza, ma finisce tutto presto. Le labbra di Kaworu si posano sulle proprie, Shinji smette di muoversi come se il tempo si fosse fermato. Sono morbide, e le sente muoversi contro le proprie, secche e screpolate.
Pare che stia accadendo a qualcun altro. La sensazione è distante, come se i nervi funzionassero male, e le labbra formicolano mentre tutto ciò che Shinji riesce a fare è spalancare gli occhi, con le labbra appena schiuse e gli occhi spalancati, prima che finalmente il suo corpo riesca a muoversi. Spinge contro il petto di Kaworu con tutta la propria forza, finché non riesce a farlo indietreggiare e quasi cadere, e salta in piedi con le mani avanti, come se fosse stato aggredito.
“Vai via,” si sente dire, come se non fosse lui a sbottare, in pigiama nel cuore della notte. “Vai via, Kaworu-kun, vai via!”
Lo stomaco gli si stringe in un nodo, e il viso impallidisce, ma rimane in piedi con le mani in avanti e lo sguardo stralunato, col cuore che già inizia a rimpiangere le proprie azioni.
Kaworu lo guarda a lungo, in silenzio, senza offrire tasselli per risolvere l’enigma, ma finalmente prende un passo indietro, con un sorriso appena accennato, e mormora, “ho sbagliato di nuovo,” prima di girarsi e andarsene, chiudendo la porta dietro di sé e lasciando Shinji al buio, a toccarsi le labbra.
“Mi dispiace, Shinji-kun.”
Shinji stringe i pugni, fissando Kaworu attraverso lo schermo mentre stringe il pugno dello 01 attorno alla figura di Kaworu, che ora sembra così piccolo, così inerme.
Ma è un Angelo. È un angelo, e lo deve fare. Deve stringere il pugno, solo un altro po’.
“Non ti preoccupare, ci rivedremo,” Kaworu aggiunge, con un sorriso che sa di antico. Per un attimo, Shinji lo ricorda.
Dopo qualche attimo di silenzio, di pezzi aggiunti e pezzi rotti, chiude gli occhi e al buio urla, stringendo la mano più forte.