18 January 2018 @ 02:08 pm
[ORIGINALE] It's not easy love, but you've got friends you can trust  
 Titolo: It's not easy love, but you've got friends you can trust
Fandom: Originale (Andrea!verse)
Personaggi: Ilaria, Isabella, Giorgio, Andrea 
Genere: commedia
Avvertimenti: gen, mastectomia (sfiorata appena), dialetto veneto (lol), disforia di genere 
Parole: 3083
Note: questa è per la M2 della prima settimana del COW-T 8, con prompt “partenza”, e filla anche il prompt 64 della Maritombola, “grown men acting like teens” (il grown man è Andrea, o se vogliamo considerarli tutti Uomini in quanto specie, sono tutti adulti XD) 
E niente, avevo la mezza idea di affrontare l’argomento prima o poi, anche se non me la sento di parlarne a fondo perché queste cose personalmente non le conosco e non le posso conoscere. Però Andrea tvb tantissimo <3333


 
“Son già passate due ore,” Isabella si lamenta, stringendo la borsa al petto mentre siede sulla sedia dell’ospedale e si morde il labbro per la millesima volta da quando sono entrati tutti insieme, con Ilaria che la teneva per mano un po’ di nascosto e la stringeva forte. 
“Beh, è un’operazione delicata. Ma stai tranquilla, okay?” Ilaria le dice toccandole di nuovo la mano, col pollice che le accarezza il polso. “E poi sei più agitata tu di lui, possibile?” Aggiunge con un sorriso teso, e poi si sporge verso di lei per baciarle la guancia. 
Isabella prende un pacchetto di fazzoletti dalla tasca, ne sfila uno, lo scuote per aprirlo, lo fissa per capire per quale motivo lo abbia tirato fuori, quindi lo appallottola e lo rimette in tasca. È andata ben oltre il semplice tamburellare con le dita, oltre lo stringere le proprie braccia attorno alla vita perché lo stomaco pare essersi sciolto dentro di lei, è andata oltre il camminare su e giù per il corridoio. Al momento, da come si comporta, chiunque direbbe che qualcuno stia morendo.
 
Ma no, Andrea è in sala operatoria, per uno degli ultimi passi che gli serve per dare al suo cuore il corpo che merita. Gli è piaciuta una espressione che ha sentito in un video di YouTube: ‘avere il cuore di un uomo’. Ha detto che gli piace molto di più di ‘essere nato nel corpo sbagliato’ o ‘essere un uomo nel corpo di una donna’, cazzo. Magari qualcun altro direbbe che è una cagata, che si dice disforia e basta, e in fondo persino Giorgio è rimasto un po’ attonito dal fatto che proprio Andrea fra tutti i ragazzi che conosce sia un romantico. In qualsiasi senso. 
Insomma, è comprensibile. Andrea è il ragazzo che ha insegnato a Isabella tutte le parolacce, le bestemmie, le espressioni truci del gergo che ora conosce; che quando parla di fare sesso dice che ‘lo sverzo come un cappusso’; che si alza la notte per fumare nella stanza dove dorme con Isabella; che chiama i film romantici ‘cagate molli’. 
 
Non è delicato, e non lo è mai stato. Non lo era a scuola quando rifiutava di guardarsi allo specchio mentre la mamma gli faceva i codini, e a volte invece di guardarci dentro lo prendeva a pugni fino a sanguinare; non lo era quando affrontava la gente che camminava per strada mandando tutti a gambe all’aria. L’unica persona che ha saputo domarlo non era suo papà - manesco come i vecchi di una volta - né il silenzio passivo di sua madre. È stata Isabella, che l’ha mandato culo a terra il loro primo giorno di scuola alle medie, gli si è seduta sopra e gli ha premuto la faccia sull’asfalto. Perché Andrea è sempre stato flebile e piccolo, e quando aveva la faccetta carina e tonda nemmeno i bulli avevano voglia di prenderlo a botte… anzi, in un certo senso il bullo era lui. 
E poi Isabella è andata a trovarlo a casa, suonando il campanello mille e una volte finché sua madre non è uscita con la faccia più incazzata mai vista in quest’angolo del Veneto, ma Isabella ha sfoderato il sorriso e gli occhioni da bambina bionda con le treccine, tanto carina da addolcire pure la madre del ragazzino che inspiegabilmente era tornato a casa con la faccia e le mani graffiate per colpa sua. 
Isabella l’ha domato davvero quando ha deciso di passare tutte le ricreazioni accanto a lui, anche se tutti gli altri bambini lo evitavano per il terrore come se avesse l’ebola, mangiando accanto a lui, e poi litigando a fine giornata mentre tornavano a casa mano nella mano. È stata Isabella a stringerselo addosso una volta finite le medie, piangendo come quando Ash è rimasto pietrificato e Pikachu si è messo a piangere per lui. Anzi, di più - al cinema sia Isabella che Andrea si sono sfidati a rimanere impassibili, fallendo, ma non l’hanno mai detto. 
Isabella era seduta accanto a lui, qualche anno fa, durante le superiori, quando ha detto a suo padre e a sua madre di essere un ragazzo. Stringendogli la mano di nascosto, e nascondendo il dolore al sentirsela stritolare. 
Quando il vecchio ha cominciato a sputargli contro disprezzo, come previsto - e sua madre alzava il volume della televisione, è stata Isabella ad abbracciare Andrea e nascondere il suo viso contro il proprio petto. Perché suo padre non avrebbe mai colpito la figlia di qualcun altro. Per evitare problemi con le altre famiglie del paese, non per altro. 
 
E da allora Andrea riceve una chiamata settimanale da sua madre che gli telefona di nascosto, che gli chiede di tornare, e puntualmente, ogni volta che Andrea risponde ‘torno quando papà smette de esser na testa de cazzo’, gli risponde solo un sospiro. 
Isabella ha pianto per l’eccitazione, principalmente. Perché Andrea gliel’ha impressa sotto pelle fin da quando ha saputo che si poteva rimediare a quel disagio inspiegabile di ogni volta che vedeva il proprio corpo allo specchio. Ha pianto per la gioia mentre lo abbracciava in macchina, con Giorgio che cantava tutte le canzoni degli Alpini possibili e immaginabili, con Ilaria che rideva e continuava a voltarsi per guardarli. 
Isabella ha pianto per la paura. E se qualcosa andasse male? E se si dimenticassero una garza nel petto del suo migliore amico? E se? È stata lei ad insistere sull’andare in una clinica costosa. Andrea voleva solo fare questa operazione chirurgica il prima possibile. Ma il corpo di Andrea è così piccolo, dopotutto. E così sottile e magro, e si ammala così facilmente... certe volte gli danno dell’anoressico (al femminile, ovviamente), ma di certo non lo direbbero se lo vedessero mangiare come quando è a casa, con la sua famiglia (quella vera) - una volta Giorgio lo ha paragonato alle presse degli ecocentri, quelle che schiacciano le plastiche assieme per fare più spazio al resto. Ilaria un po’ odia Andrea per questo - lei che ingrassa solo a guardare una frittella e lui che rimane rachitico anche dopo aver mandato in crisi un all-you-can-eat. 
Ma Isabella ha pianto anche un po’ perché Andrea finalmente sta partendo, e sta partendo davvero. Si è abituata al vederlo cambiare dopo l’inizio della terapia ormonale, si è abituata ad accompagnarlo alle sedute dallo psicologo, si è abituata alla frustrazione dovuta alla burocrazia e all’andare dentro e fuori da un trimbunale - che Andrea ha scaricato su una decina di joypad e correndo l’equivalente del percorso per raggiungere Catania da La Thuile. Si è preparata al vederlo finalmente sorridere. Si è abituata al petto pieno di calore ogni volta che vedeva Andrea accarezzarsi il mento con un certo orgoglio per la prima peluria che gli cresceva sul viso, mentre si guardava allo specchio. Ha pianto anche per questo. 
 
Sa che questa non è la destinazione, Isabella. Sa che una operazione di mastoplastica è all’ordine del giorno, in questa clinica, e in fondo non è altro che il preludio di una degenza più o meno prolungata, una come tante altre. Andrea rimarrà lo stesso casinista, lo stesso uomo che abbaia ma non morde mai e nasconde la paura dietro i  bronci e le parolacce. Andrea rimarrà lo stesso ragazzo problematico che è sempre stato, e Ilaria gliel’ha detto mille volte nelle ultime due ore, ma Isabella-
“Il mio Andrea,” singhiozza all’improvviso, nascondendo il viso contro il collo che sa di vaniglia della sua ex-ragazza - lo sa, lo sa benissimo che se Andrea fosse qui invece di essere sotto anestesia le direbbe che non è altro che una stupida sentimentale. Non lo è quasi mai stata prima e non ha mai pianto per la commozione in vita sua - okay, a parte quella volta dei Pokémon e forse una volta di nascosto dopo il suo primo bacio con Ilaria, perché le ragazze sono così belle e Ilaria è la più bella di tutte - ma forse solo lei sa quanto Andrea abbia aspettato questo giorno. 
“Quindi abbiamo capito chi è la mom friend,” Giorgio sghignazza, fissando lo schermo del suo vecchissimo Game Boy Color con i pixel di Mortal Kombat che saltellano su e giù perl o schermo. 
Ilaria sorride, poggiando la testa su quella di Isabella. 
“Dai, andiamo a prenderci un caffè.”
“E se esce un dottore?”
“Sto io qui, se succede qualcosa ti mando un Whatsapp,” Giorgio dice monotono, agitando la mano per mandarle via. “Prendetemi un caffè pure a me. E tu placati,” dice alzando lo sguardo solo un secondo per lanciare un piccolo sorriso a Isabella. Che sospira, guardando la porta della sala operatoria solo un altro attimo prima di allontanarsi con Ilaria che, pian piano, avvolge un braccio attorno alle sue spalle. 
 
‘Fra un po’ esce’. 
Quando Isabella legge il messaggio, gli occhi le si allargano a dismisura sul viso, e alza la testa di scatto per guardare Ilaria con l’eccitazione e l’impazienza che si mostrano evidentissime sul viso. 
Ilaria poggia la tazzina mezza vuota, e la prende per mano trascinandola di nuovo nel corridoio che Isabella ha percorso su e giù per ore, prima.
“Se sapevo che mancava così poco a questo punto rimanevo lì,” borbotta, ma le basta guardare il viso di Isabella. È così sollevata. 
Giorgio è ancora lì, seduto al suo posto, ma ora non ha più il Game Boy in mano, e sta fissando la porta dalla quale hanno fatto passare il lettino di Andrea, e si sta masticando il labbro con le dita che si muovono nervosamente. Quando sente le ragazze arrivare, gira appena la testa per guardarle e rivolge loro un sorriso teso. 
“Mi ha detto una infermiera che è andato tutto bene, si sta svegliando e gli ci vorrà un po’ per de-rincoglionirsi,” dice asciutto, mentre Isabella si apposta vicino alla porta saltellando da un piede all’altro, e Ilaria si siede accanto a Giorgio graffiandosi piano il dorso della mano ma dissimulando l’agitazione con un colpo di tosse.
 
E poi le porte si aprono, con il lettino che scivola fuori dalla sala operatoria con attenzione, ma fretta da parte delle infermiere. Di andrea si vedono solo gli occhi chiusi, mentre due infermiere lo accompagnano via da lì ma non riescono a scollarsi di dosso i tre ragazzi che circondano subito la piccolissima parata, facendo domande su domande, con la borsetta di Ilaria che sbatacchia rumorosamente ad ogni passo e le sue scarpe col tacco che schioccano contro il pavimento lustro ad ogni passo. Giorgio e Isabella la guardano analizzando i suoi occhi marrone come il cioccolato fondente che ora sono larghi, con le pupille grandi; i capelli ricci che sobbalzano quando si muove, le labbra rosso intenso intrappolate fra i suoi denti. Giorgio la prende per mano, ringraziando il cielo che Ilaria preferisca tenere le unghie corte - altrimenti gliele avrebbe già conficcate tutte nella pelle.
 
A nulla serve l’insistenza di una infermiera perché se ne vadano a casa. 
“Abbiamo fatto tanta strada: a questo punto, se è, ci troveremo un albergo o qualcosa’, dice Giorgio, accarezzandosi la barba e guardando le altre due ragazze, ora sedute accanto al letto, e che guardano Andrea con la tensione che ancora non le vuole abbandonare. 
“Sì,” Isabella concorda, e poi finalmente guarda l’infermiera. “Quando si sveglierà?”
“Ci vorranno ancora un paio d’ore… potreste mangiare, se volete essere qui quando si sveglia. Abbiamo un bar e una mensa, però io vi consiglio la mensa: si fanno pasti completi costa circa dieci euro,” quella risponde, e poi lancia uno sguardo ad Andrea. “Comunque se si sveglia, voi siete qui e non c’è una infermiera, premete pure quel tasto,” aggiunge, indicando un grosso pulsante rosso su una scatoletta vicino al letto. 
“Secondo me vi siete perse il paninazzo meglio della regione,” Giorgio bofonchia, passandosi le dita sulla barba con qualche briciola che cade a terra mentre i tre si trovano di nuovo seduti accanto al letto di andrea, dopo aver posticipato il pranzo il più a lungo possibile. Finché la fame non l’ha avuta vinta.
“Vabbè, noi ci siamo fatte un pranzo completo, tu hai mangiato solo un panino… quello coglione sei tu,” Ilaria gli risponde, alzando un sopracciglio. 
“E com’era sto pranzetto?” Giorgio la stuzzica, con un sorrisetto che gli piega le labbra.
“Non era male! Vero che non era male?” Ilaria risponde, cercando poi sostegno in Isabella. 
“In realtà volevo pure io il panino…” l’altra risponde, però, e lancia un occhiolino a Giorgio. 
“Sei un cancro, non posso neanche avere sostegno dalla mia ragazza?!” Ilaria protesta, e mette su un broncio che le fa gonfiare le guance e arricciare il naso. 
“Ex-ragazza,” Isabella puntualizza, ma distacca lo sguardo dagli altri due per rivolgerlo al resto della stanza. 
I muri sono di un colore chiaro, neutro - o per meglio dire ‘noioso’ e ‘triste’ - e gli unici colori sono quelli di un vaso di fiori poggiato accanto al letto di un’altra persona che, a quanto pare, è in sala operatoria a sua volta, e che non hanno ancora incontrato. 
“Vabbè, non serviva fare quella precisa,” Ilaria borbotta, e abbassa lo sguardo sulle proprie mani con le guance che si scuriscono un po’. Hanno affrontato l’argomento mille volte, e più o meno pare ci siano passate sopra tempo fa, ma forse non smetterà mai di essere una conversazione con pause lunghissime e parole trattenute. Forse è meglio così.
“Awkward,” Giorgio canticchia, e schiarisce la voce guardandosi alle spalle. 
“Tacete cazzo,” una voce bofonchia fra loro, e Isabella soffoca uno squittio quando abbassa lo sguardo di scatto, assieme agli altri, e incrocia quello appannato di Andrea. 
 
Andrea!” 
Lui la fissa con le ciglia mezze abbassate, e nonostante la mascherina i suoi amici lo vedono sorridere mentre alza il mignolo, indice e pollice. 
“Sto bene,” mugola, e poi prende un lungo respiro prima di guardare in basso, al petto, e Isabella lo vede muovere le mani sotto la coperta per toccarne la superficie. 
“Andrea, aspetta, non toccare,” Ilaria squittisce preoccupata, con gli occhi che le si allargano di nuovo. “Ti fa male?”
“Un po’,” Andrea risponde, ma continua a far passare le mani, piano, dove ora scivolano senza problemi, e Giorgio è il primo ad accorgersi dei suoi occhi lucidi. 
“Ah, il bottone,” mormora quando finalmente se ne ricorda, e preme il tasto che era stato loro indicato dalla infermiera. “Andrea, chiedigli se ti possono dare un antidolorifico.”
“Sì, forse è meglio.” Andrea prende un lungo respiro e chiude gli occhi di nuovo. “Poi voglio farmi la pennica, gente,” continua, e Ilaria lo vede deglutire. 
“Tesoro, sei sicuro che stai bene?” Chiede, e gli accarezza la guancia con il dorso della mano.
“Sto benissimo,” Andrea risponde, stropicciandosi gli occhi. “Voglio stare un po’ solo, voi fate un casino della madonna.”
Prima che Isabella possa rispondere, l’infermiera di prima entra nella stanza con un sorriso, portando un carrello. 
“Ben svegliato,” dice, infilando dei guanti e facendosi spazio discretamente fra Ilaria e Isabella che, però, non riescono a muoversi per l’eccitazione. “Ti dobbiamo fare qualche analisi, test del sangue, cose così… e devo verificare che stai bene.” Volge lo sguardo sugli altri tre, e Isabella sperimenta l’occhiata silenziosa che dice loro di smammare per un po’. 
“Beh, allora noi ci facciamo un po’ un giro,” dice Giorgio con la voce che si alza, afferrando Ilaria e Isabella per le braccia mentre la prima quasi inciampa e la seconda lo segue continuando a fissare Andrea, che le lancia solo un breve sguardo placido prima di chiudere gli occhi di nuovo col torpore dell’anestesia che lo avvolge di nuovo, e ora Isabella si accorge di quanto la sua espressione sembri incredibilmente distesa. Molto di rado l’ha visto così rilassato. Le mette un sorriso sulle labbra, rende le sue spalle più morbide e le permette di seguire Giorgio e Ilaria con più serenità. 
 
Quando escono e l’aria fresca li accoglie, finalmente tirano tutti e tre un profondissimo sospiro di sollievo. 
“Non piangere,” Ilaria dice a Isabella, punzecchiandola col gomito, e un groppo si stringe nella gola dell’altra. Ma entrambe hanno gli occhi lucidi, rendendosi conto di essere pericolosamente vicine allo scoppiare a piangere.
“Vaffanculo, piango quanto mi pare,” dice Isabella, pescando un fazzoletto dalla tasca e tamponando l’angolo dell’occhio mentre le guance le diventano rosee. 
“Oh, guarda che ti si rovina il trucco.” 
Ilaria considererebbe la cosa come appena meno grave dello scoppio di una bomba lì accanto a loro.
“Chissenefrega,” risponde, e poi guarda Ilaria e Giorgio col sorriso più grande che riescano a ricordare, finalmente tuffandosi ad abbracciarli entrambi. E poi cominciano a saltellare scompostamente come fossero dei bambini, davanti all’entrata dell’ospedale, con la gente che passa accanto a loro fissandoli un po’ straniti, un po’ divertiti - anche un po’ partecipi dell’allegria. 
“Vedi che avevo ragione? È andato tutto bene,” Ilaria dice scompigliando i capelli di Isabella, e Giorgio le molla una pacca sulla schiena. 
“Pareva che ci fossi tu sotto i ferri,” commenta, e scoppia in una risata forte, che arriva dalla pancia e si spande nello spazio attorno a loro, facendo sobbalzare soprattutto un paio di vecchiette che stanno uscendo a loro volta. 
Isabella non risponde - allaccia le braccia attorno al corpo robusto e morbido del suo terzo migliore amico sorridendo contro la sua spalla. 
In un altro momento di romanticismo insolito le viene da pensare a quanto sembri che, in fondo, per questo viaggio siano partiti tutti e quattro - ma la partenza è stata tanto tempo fa, quando vide Andrea rannicchiato contro l’angolo della classe coi capelli raccolti sotto il cappellino calato sulla fronte, il primo giorno di scuola. 
 
Al bar, dopo un breve giro di shopping e con le borse che da sole occupano una sedia, la radio bassa con le voci allegre di due speaker e il rumore della città accompagnano il loro silenzio, ma non è più una quiete appesantita dalla preoccupazione. Ilaria e Isabella hanno chiesto un mazzo di carte e giocano a scala quaranta come facevano le loro nonne, Giorgio invece canticchia a bocca chiusa perdendosi con lo sguardo oltre la vetrata, già pianificando la festa di bentornato per il suo migliore amico. 
Magari la faranno a casa di Isabella, coi suoi genitori, visto che si sono offerti di fare da genitori di emergenza a tutti loro. Magari Isabella potrebbe mandarli via per la sera così che possano sbronzarsi, mettere la musica alta e invitare un sacco di gente dell’università. Magari Isabella e Ilaria conosceranno qualcuno. Magari sarà un’occasione per capire perché Giorgio non ne senta il bisogno.
In ogni caso, sarà una figata.