Fandom: Yuri!!! on Ice
Personaggi: Michele/Sara, Michele/Emil
Genere: malinconico
Avvertimenti: incest, one-sided (la Crispinocest)
Parole: 3116
Note: COW-T8 / settimana 5 / missione unica con prompt “incest”.
Più Emil passa il suo tempo accanto a lui, e meglio lo vede, e più vorrebbe voltarsi per non vedere. Il modo in cui Michele si accartoccia, il modo in cui si ritrae e si allontana, il modo in cui il suo viso si spegne. Non sempre, ovviamente, no. Solo quando il suo cellulare vibra e il nome di Sara appare sullo schermo; quando giocano fra le coperte e per qualche motivo a Michele torna in mente qualcosa che gli fa pensare a Sara. Quando Sara gli lascia una nota vocale, quando manda una foto o una e-mail. Michele non risponde mai, cancella tutto, ed Emil lo vede, quanto ci prova a non pensare a lei. Lei, la sua sorellina.
L'ha sentito dire troppe volte che era disgustoso, l'ha sentito troppe volte definirsi un mostro. L'ha guardato troppe volte scoppiare a piangere e andarsene da qualche parte - perché gli uomini non piangono davanti a nessuno, nemmeno davanti a chi hanno scelto di mostrarsi nella loro interezza. E non c'è nulla che Emil possa fare. Ci ha provato fino allo sfinimento, a distrarlo, a sviare la sua attenzione, a rendersi ridicolo per fargli pensare a qualcos'altro.
E non c'è nulla che lo faccia incazzare di più di vedere Sara, adesso, che si districa fra la gente alla festa di compleanno di suo fratello, con gli occhi che ovviamente lo cercano.
"Sara, che ci fai qui?" Sbotta, a mo' di saluto, prendendole l'avambraccio. Forse stringe un po' troppo forte, ma Sara non fa una piega. Si volta solo a guardarlo, e pare che tutto il suo essere si volti verso di lui, prestandogli tutta la sua attenzione.
"Sto cercando Miki," lei gli risponde, e si guarda di nuovo attorno.
"Certo che sei veramente una stronza," Emil sibila, usando il suo Inglese migliore per poter sputare al meglio l'acido che ha dentro.
"Cosa?" Sara lo guarda meglio, adesso. Non lo guarda solo come tramite per raggiungere Michele, lo guarda dritto negli occhi, piccata, mentre si irrigidisce e si libera della sua mano.
"Sei una stronza," Emil ripete, con più convinzione. L'ha detto una volta e per qualche motivo gli è sembrato che la parola rotolasse portandosi dietro il tappo che aveva nello stomaco, fino a salire alla sua lingua.
"Ma che vuoi tu? Che vuoi?" Sara alza la voce con il suo accento che rotola fra le parole e le fa suonare tonde e musicali. Alza la voce, non troppo, ma qualcuno sta già cominciando a girarsi; qualcun altro, ubriaco, li guarda e ride perché non c'è nulla che possa dare vita ad un party meglio di un litigio. Emil si guarda attorno, velocemente, e fa un passo indietro. Il suo Inglese suona di nuovo regolare, scolastico, quando le parla.
"Vai via, Sara. Vai via prima che torni Michele," le dice piano. La sua voce prende una nota di supplica, e sì, un po' si vergogna a dover cacciare via una ragazza per proteggere un uomo, ma quell'uomo è il suo ragazzo, adesso. Emil sa tutto, Michele gli ha detto tutto. Emil lo sa, cosa Michele abbia provato per sua sorella per tutta la propria vita, sa quanto Michele si faccia schifo, l’ha visto spegnersi per non provare più nulla, almeno per cinque minuti, ed è una consapevolezza che gli toglie il fiato. Non può capirlo, non può comprendere come un uomo possa amare la propria sorella come se fosse la propria ragazza, ma dall’altro lato non ci riesce, a trattarlo come farebbero altri. Il nome di Michele gli passa soffice fra le labbra, morbido. L'ha guardato ridere bevendo assieme, ha sentito le sue labbra sotto le proprie, lo trova bellissimo dalla prima volta che l'ha visto e non ha cambiato idea quando l'ha visto nudo, quando l'ha visto ubriaco, quando l'ha visto piangere, quando l'ha visto arrabbiarsi e quando gli ha urlato contro che dovrebbe davvero mettere la testa a posto. Quando Michele gli ha risposto 'ci sto provando, Emil', forzando la voce a uscire, allora un po' ha capito.
"È mio fratello," Sara risponde, e gli occhi le si assottigliano. "Io sono sua sorella, voglio almeno augurargli buon compleanno."
È ostinata, ma Emil già lo sapeva, l’ha imparato quando ha visto questi due fratelli tanto stretti litigare, e Sara ne è sempre uscita vincitrice. Ed è anche per questo che Michele la adora. In realtà la adora per tutto: per il modo in cui si aggrappa a ciò che vuole e se lo tira contro finché non è suo, per il modo in cui lavora fino allo sfinimento per avere quello che desidera, per il modo in cui si gira e morde se si arrabbia, con gli occhi che le vanno a fuoco come ora. "E tu chi sei?"
Michele la ama anche per il veleno che sputa, quando deve.
Emil stringe i denti, e per un momento gli salgono le parole fino alle labbra ma poi se ne rende conto. Nessuno qui, a questo party, sa. A nessuno interesserebbe, se non fosse un potenziale scoop. Qui non ci sono amici, non c'è nessuno che continuerebbe ad amare Michele se sapessero per quale motivo è caduto tre volte all'ultima gara, giocandosi le qualificazioni - Sara era lì. Anche Emil era lì - l’altra persona dalla quale non sa più come staccarsi.
"Andiamo da un'altra parte," dice, controllando la voce. La cosa buffa di tutto questo, da quando Michele gli ha confessato tutta la storia, è quanto serio sia diventato, e che abbia scoperto di volerlo lo stesso. Non c'è modo per migliorare la situazione, tranne tenere Sara lontana da Michele, o almeno è l'unica soluzione alla quale riesca a pensare, per ora. Adesso Sara deve solo capire, perché né lui né Michele le hanno mai spiegato nulla. Michele è semplicemente sparito e ha smesso di parlarle, e da questo punto di vista Emil può capire perché la sorellina lo cerchi così tanto. Quindi le prende di nuovo il braccio e la trascina con la forza, facendosi spazio fra i corpi che ballonzolano e più che altro dondolano ubriachi l'uno contro l'altro fra le chiacchiere, ignorando le proteste.
La cucina non va bene - troppo aperta. Il bagno nemmeno, sarebbe ridicolo. Quindi, per forza di cose, Emil si trova a portarla dentro la stanza da letto nel’appartamento che condividono - l'unico posto che Sara non ha ancora toccato con la propria presenza. Quella stanza è solo per loro, per Emil e Michele.
"Allora?" Lei sbotta, incrociando le braccia. "Visto che lo conosci tanto bene, puoi spiegarmi perché non mi parla più?"
Emil sospira quando la guarda. Non dovrebbe sentirsi ribollire, non dovrebbe essere così fragile di fronte alla sorella del suo ragazzo. Non dovrebbe sentirsi un intruso nella propria vita.
"Gli hai detto tu di staccarsi da te," le spiega, passandosi le dita fra i capelli. La guarda mentre inarca le sopracciglia, e mentre sul suo viso appare un sorriso incredulo.
"Sì, ma non gli ho detto di levarmi il saluto e scomparire per sempre!" Protesta, e scuote la testa. I suoi capelli neri ondeggiano perfetti, i suoi denti sono troppo bianchi per essere veri, i suoi fianchi sono curve perfette ed Emil non crede che esista creatura in grado di non rimanere affascinata dalla donna che ora sta in piedi davanti a lui con sicurezza e un sopracciglio che punta all'insù, insolente. È una creatura bellissima. Come sempre, Emil quasi si sente minuscolo e insignificante, sapendo bene che questa è la donna alla quale Michele non smetterà mai di pensare.
Quindi la rabbia gli sale su per la gola, e stringe appena i pugni quando fa un passo avanti.
"È l'unico modo che ha per non farsi a pezzi, Sara!" La sua voce forse è uscita un po' troppo forte, perché quasi sembra che la musica si sia fermata, che il silenzio sia calato di nuovo, ma dopo qualche secondo torna tutto come prima. L'unica cosa che è cambiata è l'espressione sul volto di Sara.
"Capisci? Mi piacerebbe tornare a casa e trovare il mio ragazzo che funziona, mi piacerebbe parlarci e non dover evitare centomila argomenti per non arrivare a parlare di te, mi piacerebbe berci qualcosa assieme senza aver paura che pensi a te... ma quando sono con lui devo fare finta di non sentirmi messo da parte!"
Sara ha le labbra schiuse, ma non dice nulla per qualche secondo, e poi il suo sguardo si abbassa. Emil sa bene cosa sta per arrivare.
"Allora è colpa mia? Gli ho detto di farsi una vita e una carriera senza di me, mi pare una cosa buona, no?" Eccallà, come gli ha insegnato a dire Michele.
"Sì, e infatti ci sta provando," Emil dice, con le braccia che si afflosciano per la frustrazione. "Ma se continui a farti sentire non smetterà mai di pensare a quanto male possa averti fatto, e non smetterà mai di pensare a quanto la situazione faccia schifo! E fa schifo anche a me, voglio poterci uscire senza dover uscire pure con te, capito? Voglio andare a letto col mio ragazzo senza dormire anche con te. Voglio una relazione normale, ti pare troppo da chiedere?"
Sara ride, si passa le dita fra i capelli, e poi guarda di nuovo la stanza. È una camera da letto normale, piena di cose e scartoffie e vestiti buttati un po' in giro. Si vede bene che ci vivono due uomini. Riconosce benissimo le abitudini di Michele, soltanto vedendo ciò che rimane delle sue azioni. L'ha riconosciuto ogni giorno della propria vita, hanno vissuto cuciti l'uno all'altra, hanno condiviso più dello spazio e del tempo, e non è solo una questione di sangue o di gemellanza.
Prima che possa rispondere, però, la porta si apre ed è come nei film. Colpo di scena. Anzi, il tipico momento dei film romantici in cui lui o lei appare al momento meno opportuno. In questo caso, lui.
"Sara," dice Michele, fissandola un po' troppo a lungo con gli occhi larghi e lo sguardo confuso, preso alla sprovvista. E poi guarda Emil. "Che succede?"
Ovviamente lo sa già che succede, perché ogni volta in cui Michele cade in uno stato di agonia per colpa di Sara, Emil gli dice sempre le stesse cose: devi allontanarti da lei, devi dimenticarti di lei. Devi guardare me. Guardami!
"Niente," Emil risponde. "Stavamo parlando."
Michele pare che non lo senta nemmeno. Guarda Sara, con gli occhi che si spengono. Eccallà. È sempre la solita storia, sempre la stessa espressione, sempre lo stesso dolore che Emil non può nemmeno comprendere, figurarsi curare. Ma lo vede, e gli torce le budella.
"Guardalo," dice a Sara, indicando gli occhi di Michele che ora si spostano su di lui. "Non può vederti senza stare da schifo."
Sara l'ha notato, eccome. Dal suo sguardo, pare sia tornata bambina, pare sia tornata alla prima volta in cui Michele si è menato con i ragazzini del quartiere perché l'avevano spinta per terra. Perché era femmina e non poteva giocare coi maschi, nemmeno con suo fratello, non quando c'erano i suoi amichetti a giocarci assieme.
"Non è colpa mia," Sara si difende, con gli occhi che cominciano a diventarle lucidi. "Volevo solo dirti buon compleanno," aggiunge, guardando Michele, direttamente.
E lui guarda Emil.
"Ma tu farti i cazzi tuoi, mai?"
Eh, no.
"Tu sei cazzi miei. Sei il mio ragazzo, Michele, e io sto cercando di farti stare meglio!" Emil non urla spesso, ma adesso gli occhi gli sono andati in fiamme, ha i pugni chiusi e il respiro veloce. Pare un'altra persona. Le parole gli escono aguzze, con i suoni della sua lingua madre che si mischiano all'Inglese, e spinge le mani contro il petto di Michele, tirandolo dentro e uscendo dalla stanza, ma non senza sbattere la porta. "Vaffanculo, arrangiatevi."
Ovvio che non si aspetta che lo facciano. E ovvio che non è finita qui. Ovvio che, finché sceglie ogni giorno di rimanergli accanto, ci saranno sempre i momenti in cui Michele gli fa male, e nemmeno se ne accorge.
"Mi dispiace," Sara pigola, sedendosi sul letto. "Non volevo farvi litigare."
Michele non dice nulla. Piuttosto rimane lì, sulla porta, pronto a scappare se tutto dovesse diventare troppo.
"Emil ha detto che... che stai male quando parli di me, o quando mi vedi," Sara continua, e si toglie le scarpe prima di arricciarsi col viso contro le ginocchia. Come quando era alle medie e a scuola la prendevano in giro perché stava sempre attaccata a suo fratello, perché tutto il suo tempo era diviso fra Michele e il ghiaccio.
E come allora, Michele non ce la fa. Non riesce a guardarla abbattersi. Si siede accanto a lei, sul letto che di solito divide con Emil, ma non la tocca, non come allora. Vorrebbe, ma poi sarebbe tutto peggio, soprattutto ora. Dovrebbe districarsi fra pause imbarazzanti e rossori non desiderati.
"È vero," dice, ma subito aggiunge, "ma non è colpa tua. È colpa mia. Non dovrei essere così, non dovrei essere innamorato di mia sorella. Non sono una persona normale, e non riesco a non fare male a te e a Emil." Emil, cazzo. Si copre il viso con le mani, e si piega in avanti come per nascondersi. "Non ci riesco... io ci provo, ma non ci riesco."
Quando sente la sua voce tremare, anche Sara sente qualcosa che si muove dentro, più di prima. Il cuore le si strizza nel petto. Michele non le aveva detto che stava così male. Non le ha mai detto che lo stava facendo soffrire.
"Miki..."
"Io non lo so perché Emil mi stia ancora dietro," Michele dice, con la voce più forte, asciugandosi gli occhi. "Al suo posto me ne sarei andato."
Sara capisce che oggi piangerà tantissimo, ma adesso non può, non se lo può permettere, non quando suo fratello ha bisogno di lei.
"Miki, ascolta," dice, e si sposta un po', lontana da lui. "Non devi pensare ‘ste cose. Cioè, okay, non è normale quando sei innamorato di tua sorella," concede, roteando gli occhi e spostando una ciocca di capelli dietro l'orecchio. "Ma non sei una cattiva persona. Sei il mio fratellone, mi hai sempre protetta, non mi hai mai toccata se non lo volevo, e ti voglio bene," aggiunge. Dirlo le fa tremare la voce, le fa venire lacrime agli occhi. Michele gira il viso per guardarla, allunga una mano per prendere la sua.
Però Sara si alza di scatto, si sistema la maglietta, e fa qualche passo per allontanarsi.
"Ma forse Emil ha ragione," dice, e si passa un dito sotto l'occhio per non rovinarsi il trucco. Il viso le si scurisce, e il suo sguardo scappa, sfuggendogli. "Forse è meglio se non ci vediamo e non ci sentiamo per un po'. E tu devi prenderti cura di lui," dice, e stringe le labbra assieme.
"Ma io-" Michele comincia, e cerca il suo sguardo. L'ha desiderato a lungo, sentirle dire questo, sentirle dire che l'avrebbe lasciato in pace, ma ora che se ne sta per andare pare che stia tornando tutto indietro, tutti gli sforzi fatti per non pensare più troppo a lei. L’amore che gli era sembrato puro, innocente, il volerla veder sempre sorridere, ora gli sembra che tutto quello abbia un retrogusto amaro del quale prima non si era accorto. Addirittura un po’ gli provocava orgoglio, poter amare senza mai andare oltre, poterla amare senza volere altro che vederla pattinare, stringersela addosso senza superare i paletti che lei aveva messo fra loro.
"Michi, non ti abbandono per sempre, ma forse... è meglio se ti dedichi a Emil e al pattinaggio, è meglio se non pensi a me per un po'. E poi magari se passa abbastanza tempo qualcosa cambierà. Non lo so." Non lo so.
Non lo sa, e non lo sa nemmeno Michele. Sicuramente non lo sa Emil, ma pare che tutti e tre, a livelli differenti, siano d'accordo. Sicuramente Emil lo troverebbe un sollievo, comunque, e forse si merita un po' di pace, si merita il tempo e l'attenzione di Michele. Il suo ragazzo, quello che gli ha fatto sopportare tutto questo.
Meglio dirlo subito, prima che cambi idea.
"Okay."
Sara lo osserva per qualche secondo, esita. Vorrebbe avvicinarsi e lasciargli un bacio sulla testa, ma forse renderebbe il momento più difficile di quanto non debba essere per forza di cose. Quindi sorride, un po' disorientata, poggia la mano sulla maniglia, e pian piano scivola fuori, lasciando Michele da solo, seduto sul letto, a respirare lentamente per controllare il mix di tutto ciò che gli vortica nella pancia.
La partita appena persa, il fatto che Sara sparirà davvero, se non altro per un po’, il fatto che non potrà più aspettarsi i suoi messaggi del buongiorno e quelli della buonanotte. Ma forse Emil basterà. Forse lottare sul ghiaccio basterà, almeno per un po’.
Poco dopo esce, accompagnato da qualche urletto di svariati conoscenti ora - ora tutti decisamente ubriachi fradici - per uscire sul terrazzo, quello che dà sul giardino. Emil è lì, poggiato alla balaustra, e guarda il lungomare e la spiaggia di rocce, con una sigaretta quasi del tutto bruciata fra le labbra, una di quelle da rollare a mano. Non se n'è andato, non ha deciso di mollare baracca e burattini. Michele lo sapeva, dopotutto, per questo non gli è corso dietro. Sa che, nonostante la sua faccia e le sue apparenze, Emil è molto più maturo di come sembri. Meno male. Meno male, davvero. Volta la testa per guardare Michele, e soffia un po' di fumo nella sua direzione.
"Ho visto Sara che se ne andava," dice, con un tono abbastanza neutro. "Non mi ha detto niente, però immagino volesse dirti tanti auguri."
Michele si appoggia accanto a lui, piazzandosi in modo che i loro gomiti si tocchino.
"Abbiamo deciso che starà lontana da me. Vediamo come va," Michele risponde, finalmente. "E senti, non volevo buttarti in mezzo ai miei casini." Lo dice piano. Guarda Emil che tira fuori la bustina di tabacco, filtrini e cartine, e poi dargli un mezzo sorriso.
"Beh, mi ci sono buttato io," risponde, rollando un'altra sigaretta per passarla a Michele. Che la prende in mano, se la rigira fra le dita. Chissà che direbbe sua madre se sapesse tutto quello che fa e che pensa e che prova quando non è sotto lo sguardo vigile di mamma. Chissà che direbbe, se sapesse che il suo figliolo maschio è stato innamorato da una vita della sua sorellina. Innamorato, o meglio dire ossessionato. Magari le due cose non possono fare altro che essere una e la stessa, nel suo caso.
Però guarda Emil mentre si fa accendere la sigaretta, e poggia la testa sulla sua spalla con un mugolio.
"Mickey, secondo me dovremmo riprovarci, allora." Michele sbuffa il fumo dalla bocca, con un sospiro. Sì, deve rimediare. Con tutto il tempo che ha passato pensando quasi solo a Sara, dovrebbe davvero ricominciare. Dimenticarsene. Se fosse solo un problema suo, potrebbe abbattersi tutto il giorno, ma Emil merita di meglio.
Almeno, Michele deve provarci, a dargli di meglio. Con il braccio libero avvolge le spalle di Emil, lo stringe vicino.
"Grazie," gli dice, avvicinando il viso, ma senza imporsi. Emil lo guarda con la coda dell'occhio, resiste per qualche secondo per farsi aspettare. Fa un tiro, ne fa due, e finalmente piega la testa, gli permette un bacio.
"Ti ci vorrà più di un grazie, però," dice, anche se il sollievo si vede chiaramente sul suo viso.
"Che dici di una pizza e un film?"
Emil lo guarda con una punta di scetticismo.
"Okay, bro. No homo però, eh."
"... E poi scopiamo."
Adesso Emil ride, e scuote la testa.
"Se ti va."
Michele si morde il labbro. Ultimamente, sempre più spesso, quando lo facevano pensava ad altro. Emil ovviamente lo sa, ma è rimasto.
"Mi va," risponde, e se lo stringe addosso più forte, come se avesse bisogno di inglobarlo dentro di sé - come se stargli accanto in piedi non fosse più abbastanza, per scacciargli i pensieri che cerca di togliersi dalla testa.
"Emil, Grazie," ripete, guardando verso il mare. "Non so perché sei così paziente con me."
Emil fa lo stesso, guarda verso il cielo nero con qualche puntino chiaro in quella vastità.
"Mi piace il tuo culo," risponde, in tono noncurante. E per giunta allunga la mano, dandoci una strizzatina.
"Coglione," Michele risponde, decidendo che da ora in poi ci proverà, e ci proverà davvero. Emil, Emil, Emil. Perché ora basta.