16 March 2019 @ 01:59 pm
[KILLING STALKING] Inside down and upside out, and you can feel it  

Titolo: Inside down and upside out, and you can feel it

Fandom: Killing Stalking

Personaggi: Oh Sangwoo, Yoon Bum, Yang Seungbae

Genere: angst (inevitabilmente)

Avvertimenti: spoilers (su diciamo tutta la terza stagione), missing moment?, menzione di abuso, tw quindi

Parole: 4054

Note: Per la M1 della quinta settimana del COW-T9, prompt “in fuga”

E onestamente ho Cose da dire su questa fic. E ho voglia di dirle perché non mi capita spesso di scrivere una cosa del genere, ho anche un po’ di paura di non aver trattato le cose nel modo più giusto, però ho riletto il manhwa un po’ di volte e penso di aver compreso abbastanza dei personaggi da poterci scrivere su. Non lo so. Però sono contenta.

Innanzitutto, voglio chiedere scusa agli Ok Go perché sto usando una loro canzone tutta upbeat per parlare di abuso domestico e tutte ste cose qui quando le loro canzoni e i loro video soprattutto sono in genere wholesome e meravigliosi e creativi e non credo sarebbero molo contenti. Quindi mi dispiace. “XD però ci sono versi da Needing/Getting (e sento il bisogno fisiologico di linkare il video ufficiale in cui suonano LETTERALMENTE GUIDANDO UNA MACCHINA, va visto, vi prego guardatelo) che fittano davvero molto e niente, mentre scrivevo sta fic mi suonavano in testa sia questa canzone che Upside Down & Inside Out (VIDEO CHE CHIAMARLO FIGATA È UN INSULTO, GUARDATELO, QUALCUNO LO GUARDI E VI PREGO RIMANETE A BOCCA APERTA, VI OBBLIGO). Questa fic è costruita intorno a questa canzone, in modo contorto. Also il video lo raccomando caldamente, è una figata allucinata. AMO I LORO VIDEO DI UN AMORE VERO E PROFONDO.

E poi la seconda cosa: arrivata al 95% della fic mi è venuto un dubbio. E basandomi sulla breve ricerca che ho fatto, sono giunta alla conclusione che non credo che in Corea del Sud abbiano quella modalità per fare le visite in prigione con la barriera di vetro e il telefono come nei procedural Americani, credo che ci siano le visite chill (chiamiamole così) dove il visitatore si siede davanti al carcerato senza barriere, però dall’alto della mia pigrizia ho detto, “sticazzi. Famo che sta prigione ce l’ha e fine.”

Terza cosa, QUESTA È SOLO UNA IPOTESI PER IL FINALE. O meglio, per un missing moment di un possibile finale, mi sono messa il cuore in pace che se l’ultimo capitolo mi dà motivi per credere in questa versione bene, sennò… eh, sticazzi di nuovo. Davvero, non ho idea di dove Koogi voglia portare questa storia, ma a quanto ne so ora Sangwoo è vivo. Quindi impossible is nothing. Ci sono già svariate teorie, ma non posso dire che mi sono basata su qualcosa di reale o anche solo di plausibile. Il finale della storia lo conosce solo Koogi. E quindi niente, chiamiamolo wishful thinking. Bon, fine delle note che sennò diventano più lunghe loro della fic lol



I've been waiting for months, waiting for years, waiting for you to change.

Aw, but there ain't much that's dumber, there ain't much that's dumber

than pinning your hopes on a change in another.
-OK GO, Needing/Getting


È arrivato nel suo ufficio senza avvertire, Yoon Bum, e la cosa è abbastanza sorprendente, ad essere onesti. Negli ultimi tempi non ha esattamente cercato contatto con qualcuno, o comunque a Yang Seungbae non è sembrato che gli andasse di passare il tempo con qualcuno che non fosse la terapeuta o la sua ex-compagna di liceo. E poi, Yoon Bum gli è sempre sembrato il tipo che cerca sempre di arrecare meno disturbo possibile, quindi di farsi vedere e sentire il meno possibile. Quindi ha tutta la sua attenzione, più del solito se non altro.

“Voglio andare a visitarlo,” Bum dice dopo qualche maldestro convenevole, seduto nell’ufficio di Seungbae. È tutto un po’ un casino, ci sono cartelle buttate per la scrivania ovunque, svariati bicchierini di plastica, fogli sparsi sull’arredamento, il giubbotto buttato su una sedia. E Yang Seungbae lo guarda come se fossero di nuovo a casa di Oh Sangwoo, mentre Yang lotta per salvarsi la vita e Bum li guarda, pietrificato, impossibilitato a fare qualsiasi cosa.

“Perché? Quel tizio ti ha anche detto… ti ha detto ‘non mi servi più’. Ha detto che ti avrebbe ucciso. È pazzo, perché vorresti rivederlo?”

Bum trasalisce visibilmente.

Non mi servi più,” aveva detto Sangwoo, liberandosi dalla presa di Seungbae come fosse un peso leggero, ignorandolo pure durante una lotta mortale, solo per alzarsi e rovesciare la sua follia addosso a Yoon Bum. Che ora sta lì, torturandosi le mani e mordicchiandosi il labbro così forte che potrebbe cominciare a sanguinare.

“Lo so,” dice, e i suoi occhi vagano per il pavimento mentre deglutisce ripetutamente, cercando di mandare giù qualcosa che deve essersi ammucchiato in fondo alla gola. “Lo so, ma… devo dargli una cosa. Posso?”

Finalmente lo guarda, e Seungbae coglie una occhiata rivolta verso il suo giubbotto malandato.

“Chiedilo alla terapeuta. Secondo me dovresti evitare, ma se lei dice che va bene allora ti accompagnerò.”

Yoon Bum annuisce, portandosi una mano al petto.

Poco dopo, una volta rimasto da solo in ufficio, Seungbae guarda fuori dal grande finestrone, verso il cielo coperto a chiazze di nuvole bianche.

Non sa ancora bene cosa ci fosse fra Oh Sangwoo e Yoon Bum, ha collezionato vari pezzi della storia, ma ci sono parti che ancora non hanno senso se cerca di costruire una figura che abbia del senso. Sicuramente non trova nulla di comprensibile nella richiesta di Yoon Bum - Sangwoo l’ha chiaramente torturato molto a lungo, l’ha tenuto prigioniero e gli ha fatto cose che forse Yoon Bum non gli ha ancora saputo raccontare. Nel suo mondo, se qualcuno gli avesse fatto qualcosa del genere l’ultima cosa che Yang Seungbae farebbe, sarebbe andare a vederlo in prigione. Eppure.


Credo che visitare il suo abusante in un ambiente sicuro dove il paziente possa avere un alto grado di sicurezza e controllo degli eventi potrebbe aiutarlo a chiudere la storia e permettergli di andare avanti. E ha davvero molto bisogno di lasciarsi questa storia alle spalle. Vada con lui, però.

Seungbae si rigira le parole della terapeuta nella testa mentre guida verso il centro di detenzione, e lancia una occhiata a Yoon Bum seduto accanto a lui in silenzio, guardando fuori dal finestrino con una mano che si muove nervosamente nella tasca del giubbotto.

Non è molto convinto della competenza di questa terapeuta, ma in fondo che ne sa, lui? Non ha studiato molto psichiatria o psicologia. Sa solo che ha visto quei due interagire per forse meno di dieci minuti, e gli è bastato. Sa anche che, se lo sapesse quella compagna di classe del liceo di Yoon Bum, lei sicuramente marcerebbe da Yoon Bum e gli impedirebbe di fare quello che sta per fare. Gli è bastato vedere quanto fosse protettiva nei suoi confronti, per capire molte cose che nessuno ha mai detto. Forse anche a lei è bastato vedere e parlare con Oh Sangwoo per capire esattamente che tipo di persona fosse.

E dall’altra parte una voce sussurra, sicuramente fra tutti noi Yoon Bum è la persona che conosce Oh Sangwoo meglio di chiunque altro. Ha paura, quindi non è pazzo. Se lo sta facendo, deve esserci un buon motivo.

Gli lancia un’altra occhiata e lo coglie a guardare la sua tasca. Apre la bocca per chiedergli cosa cazzo debba dargli, ma poi si trattiene. Se non gliel’ha ancora detto, è perché non vuole farlo. E se non vuole farlo, deve esserci un motivo. E poi Seungbae non è suo padre.


Si appoggia contro la parete, nonostante il fatto che gli abbiano offerto di sedersi. Guarda la nuca di Yoon Bum seduto davanti al lungo bancone con una barriera di vetro spessa che lo separa dal mondo in cui Sangwoo, ad un certo punto, dovrà abituarsi a vivere.

Attende in silenzio, con le mani in grembo, gli occhi bassi, e li alza solo quando sente del movimento dall’altra parte. E, quando guarda davanti a sé, Seungbae lo vede trasalire persino da dietro quando, a poca distanza da lui, trova gli occhi di Oh Sangwoo che lo fissano con una furia che arde visibilmente sotto un pessima parvenza di tranquillità.


Il suo viso è ciò che resta di una terra vergine e incontaminata dopo il passaggio della guerra, l’esplosione delle bombe, gli incendi.

È come i resti di una città antica che deve essere stata bellissima e magnifica, uno di quei posti in cui guardare gli edifici fa sentire piccoli e insignificanti.

Il suo viso è percorso da cicatrici e bruciature, il tessuto della pelle solcato da tagli e macchie rosse.

Non è più il ragazzo bellissimo e perfetto di prima, se lo incontrasse per la prima volta oggi, Bum ne rimarrebbe terrorizzato, ripugnandolo.

Eppure… eppure. Un po’ del fascino rimane, seppur mutato. Come se delle rovine fossero infestate da dozzine di fantasmi, i suoi occhi ne nascondono mille. Come se si potesse intuire e immaginare la forma, la struttura di ciò che c’era prima.

Ora lo vede - Sangwoo è distrutto, impossibile da riparare. Nemmeno con l’oro, i pezzi sono troppo piccoli e forse ne ha smarriti troppi. Non ha più nemmeno la sua bellezza, ora il mondo può vedere i mostri che ha dentro scolpiti sul suo viso, incisi nei suoi occhi.

Sicuramente è troppo tardi.

Vorrebbe poterlo toccare, passare le dita sulla sua pelle martoriata, ma anche se non ci fosse un vetro a separarli forse Sangwoo gli farebbe qualcosa, gli staccherebbe la mano. Ora la follia non ha bisogno di nascondersi. E Yoon Bum non può più provare a salvarlo.


“Allora, Bum, sei venuto a ridere di me, vero? Sei venuto a rinfacciarmi tutto, a sbattermi in faccia il fatto che sei libero. Traditore bastardo,” Sangwoo sibila a mo’ di saluto.

Ma Yoon Bum quasi non si scompone - come bentornato è quasi gentile considerando l’ultima volta che Sangwoo gli ha rivolto la parola. Eppure si agita sulla sedia, scuotendo la testa con un po’ più veemenza del necessario.

“No.”

“No?”

Sangwoo sogghigna, con gli occhi che si stringono fino quasi a chiudersi, si sporge un po’ di più verso Bum. E lui si allontana, d’impulso, stringendo le dita sulle ginocchia.

“Mi hai tradito,” Sangwoo continua, e il ghigno si trasforma in denti che stridono, gli occhi si aprono larghi, spiritati. “Mi sono fidato, e tu mi hai voltato le spalle. Come tutti gli altri.”

Bum abbassa lo sguardo, il cuore che batte forte, e quasi gli occhi gli si riempiono di lacrime. Ricorda così bene quando Sangwoo aveva quella faccia, quando stargli davanti lo terrorizzava. Non è cambiato, è solo peggiorato.

Quando Bum prende il coraggio di guardarlo di nuovo, scopre Sangwoo con gli occhi a loro volta abbassati, vuoti. L’ondata di furia sembra essersi mitigata, lasciandosi dietro solo una inquietante malinconia.

Sta per dire qualcosa, ma poi Sangwoo parla di nuovo e il piccolo discorso che si era preparato viene spazzato via.


“Mi manchi.”

Seungbae aggrotta le sopracciglia, guardando fra i due con la netta idea di cosa Sangwoo stia facendo. E pare stia funzionando. Dovrebbe intervenire?

I polmoni di Yoon Bum si svuotano, e poi sembrano smettere di riempirsi per un po’, per quanto ci provi. Come se avesse ricevuto un pugno dritto al plesso solare.

Quelle due parole fanno male. Fanno più male di qualunque altra cosa. Più degli schiaffi, dei pugni, dei tagli, dei calci, le sigarette spente sulla pelle e le caviglie spezzate. Fanno più male delle umiliazioni, più male degli insulti e la noncuranza con cui Sangwoo lo ignorava o gli gettava in faccia il proprio dolore, le colpe, responsabilità che Bum non aveva potuto scegliere.

Fa male. Ma Yoon Bum regge il suo sguardo, per quanto possa farlo con gli occhi che da umidi cominciano a lacrimare, le mani che tremano.

Apre la bocca, ma non esce nulla, nemmeno il respiro. Sembra aver dimenticato come si fa ad arrabbiarsi, nonostante con la terapia non abbia fatto nulla che lasciare che la furia contorcesse tutto quello che aveva dentro.

Avrebbe voluto sentirselo dire prima, mentre si affannava per farsi piacere. Lo voleva così tanto, quando vivevano assieme. Voleva che Sangwoo tornasse a casa e gli dicesse che gli era mancato. Voleva guardarlo e vederlo con quell’aria, quella esatta espressione, eppure solo ora Sangwoo sembra essersi accorto di lui.


E lo amava. Lo amava, di questo ne è certo. Sangwoo era diventato tutto, gli era arrivato sotto la pelle, gli era entrato nei polmoni e come un virus si era moltiplicato e sparso attraverso le vene fino a intossicare Yoon Bum completamente.

Se le cose fossero continuate ad andare come erano andate fino a pochi giorni prima dell’incendio, Yoon Bum sarebbe stato felicissimo di vivere chiuso dentro quella casa, tutto per Sangwoo. Sarebbe diventato una moglie perfetta, avrebbe memorizzato ogni piega dei desideri di Sangwoo, avrebbe sacrificato ogni osso per lui, avrebbe ricevuto ogni bacio, ogni pugno, ogni schiaffo, ogni scopata, e l’avrebbe fatto con un sorriso. Perché Sangwoo era suo, perché Sangwoo finalmente aveva imparato a volerlo.

O così credeva. Era bastato così poco a distruggere tutto. Se solo…

“Se solo mi avessi ascoltato,” dice finalmente, stringendo i pugni.

Anche Seungbae, dalla sua relativa distanza, vede l’espressione di Sangwoo cambiare. Vede la sua maschera creparsi anche da lì.

“Cos’hai detto? Cos’hai…”

“Stupido,” Bum dice, e lo guarda con gli occhi neri che luccicano. “Sei uno stupido. Hai rovinato tutto.”

Le labbra di Sangwoo rimangono aperte per qualche secondo, poi le chiude mentre il suo viso sembra rilassarsi. Come se potesse fingere di essere calmo - se non altro, Bum ha imparato a decifrare ogni variazione nel clima del suo viso.

“Io,” Sangwoo ricomincia, lentamente, “credo di non averti sentito bene. Hai detto che io ho rovinato tutto?” E poi la sua voce si alza in modo rapido, il suo viso si contorce, gli occhi diventano bagliori. “Chi fra noi due ha tentato di avvelenarmi, ritardato del cazzo?”

Se non altro, Bum ha imparato cosa aspettarsi. E, con una barriera fra loro, la rabbia gli permette di continuare a guardarlo.

Bum prende un lungo respiro, e finalmente infila una mano nella sua tasca. Quella dove ha tenuto la mano tutto il tempo, nota Seungbae con l’interesse che aumenta. Se non altro, a quel punto è diventato curioso.

“Non ho cercato di avvelenarti.”

(Almeno non nel periodo del sottinteso.)

La rabbia gli esplode davanti, quando Sangwoo si alza di scatto e spinge la sedia all’indietro facendola rovesciare, e la guardia dietro di lui scatta subito afferrandogli le braccia e cercando di incrociarle dietro la schiena. Nello stesso momento, l’agente Seungbae si muove dietro a Yoon Bum, poggiando le mani sulle sue spalle, e le stringe piano con mille sirene d’allarme che gli suonano nella testa. Solo per fargli sapere che non è solo davanti all’uomo che l’ha maltrattato così a lungo, ma Bum non sembra nemmeno sentirlo.

“Okay, basta,” dice Seungbae.

“Okay, signor Oh, tempo scaduto-” dice la guardia.

“Bugiardo! Bugiardo!!” Sangwoo urla scuotendosi la guardia di dosso senza sforzo alcuno, con gli occhi grandi e pieni di furia. Sbatte le mani sul vetro, ma Bum rimane seduto con gli occhi chiusi mentre respira. Un po’ di aria dentro, un po’ di aria fuori, ha consigliato la terapeuta per gli attacchi di panico. Inspira per sette secondi, trattiene il respiro per quattro, espira contando fino ad otto, ripete qualche ciclo mentre spinge i suoni fuori dal cervello, fino a quando l’ondata di terrore non passa sopra di lui allontanandosi lentamente.

E quando alla fine riapre gli occhi, Sangwoo siede di nuovo davanti a lui, tremando per la rabbia. Sta andando bene. È andata bene, finora. Ma Seungbae rimane com’è, troneggiando su entrambi.


Yoon Bum estrae la mano dalla tasca, poggia il pugno tremolante sul tavolo, e poi lo apre rivelando un anello.

“Ti avevo preso questo,” dice con aria mesta. “Mi ero fatto prestare dei soldi dalla mia compagna di classe per farti un regalo. Volevo solo farti contento.”

La sua voce non è molto alta, ma Sangwoo si ferma lo stesso, pendendo da ogni parola. Seungbae guarda l’anello con gli occhi spalancati, preso completamente in contropiede.

Un anello? Tipo un anello di fidanzamento? Che cosa?!

“L’ho messo nel cestino della lavanderia, ma mi è caduto il barattolo del veleno. Deve essersi persa una pillola o due, non lo so. È per questo che non tornavano i conti,” Yoon Bum continua, approfittando della sorpresa che si dipinge nel viso davanti a lui.

Sangwoo lo guarda, immobilizzato. Sembra quasi non respirare più.


Mi manchi, ha detto.

Yoon Bum sente il petto che si stringe intorno al cuore. Anche a lui. Gli manca, gli manca tutto. Anche le sfuriate, venire appeso per il collo, venire quasi affogato. Gli manca il terrore di superare la linea vicina alla porta. Gli mancano le allucinazioni di Sangwoo che lo sgozzava. Gli mancano gli schiaffi, i pugni, il dolore. Perché dopo, almeno, avrebbe potuto ricevere qualcos’altro - un bacio un orgasmo, una carezza. Gli manca Sangwoo dentro di lui. Gli manca quanto facilmente lo potesse leggere, il filo teso fra di loro. Sangwoo era l’unico che potesse capire Yoon Bum, e Yoon Bum era l’unico che potesse provarci almeno, a capire Sangwoo. Gli manca vedere Sangwoo perdere il controllo ed essere l’unico capace di calmarlo, arrivare al centro del suo sistema nervoso.

Erano soli, ma almeno erano soli insieme.

E ora è bruciato tutto. Bum sta meglio. Sangwoo sta chiaramente precipitando sempre di più, sempre più a fondo, e chissà quanto spesso sua mamma scivola fra i suoi incubi avvolgendosi intorno a lui, facendolo impazzire sempre di più. Forse non riceve terapie, o forse le rifiuta direttamente. Il mondo l’ha ferito troppo perché possa fidarsi di chiunque, sua madre ha fatto un bel trucco su di lui.

Ma con questo muro trasparente, Bum non può più raggiungerlo, non lo può più toccare. Ci prova lo stesso, premendo la mano contro il vetro. È freddo, è solido. Non può passarci attraverso per toccare le cicatrici sul volto demolito di Sangwoo. Che guarda la sua mano sul vetro, e sembra capire. Ma non fa lo stesso.

“Cosa…?” Mormora, fissando l’oggetto.

“Puoi tenerlo,” dice Bum, spingendo l’anello attraverso la fessura nel vetro.

Non mi serve più.

“Sono tornato indietro e l’ho trovato… dopo che hanno spento l’incendio.”

Seungbae lo guarda sbattendo le palpebre. Eh? Quando?

“Volevo solo fartelo avere, visto che… non ci sono riuscito.”

Stringe le labbra assieme, e vorrebbe dire qualsiasi altra cosa. Vorrebbe commettere un crimine per andare in quella prigione, trovare Sangwoo, toccarlo. Ma sta meglio, potrebbe riuscire a costruire qualcosa. E Bum non ha mai voluto morire.

Qualche momento di silenzio si distende fra loro, e poi la voce di Sangwoo lo rompe vibrando piano.

“Non ti serve più perché te la fai con questo stronzo, vero? La mia faccia non è più bella quindi adesso ti fai scopare da questo porco, vero?” Sangwoo sibila, con gli occhi puntati su Seungbae che lo guarda e aggrotta le sopracciglia. L’idea non gli è mai passata neanche un attimo per la testa, ovviamente.

“Non devi rispondere, Yoon Bum,” dice, con le mani ancora appoggiate alle sue spalle.

“No, no. No, non è così. Non ho più toccato nessuno,” Bum risponde lo stesso, e si sporge verso Sangwoo, nonostante non si possa più toccare. È vero. Non importa quanta terapia segua, non può più passare le dita fra i suoi capelli e sentirlo dentro di sé ed essere da solo, ma con lui. Ora è da solo, e c’è solo lui. L’agente Seungbae è una brava persona, ma non ha visto nulla, non sa nulla. Non può vedere quello che vede Yoon Bum. Non potrebbe vedere nemmeno se Bum gli raccontasse tutto, tutto, dall’inizio alla fine inclusi i dettagli. Certe cose devono essere vissute perché si possano capire.

“Bugiardo, mi stai solo raccontando cazzate, e sei un codardo. Fartela col poliziotto per farti proteggere? Ah, ma sei tu, quello sei tu, sempre a scappare e cercare di proteggerti invece di affrontare le cose, sei sempre in fuga e poi vuoi pure frignare, preferiresti succhiare cazzi invece di farti valere,” Sangwoo sputa puntandogli un dito contro, e a Yoon Bum basta lanciargli un’occhiata sola per capire che non sta ascoltando. Qualsiasi cosa Bum dica, non potrà convincerlo, non in questo momento. Abbassa gli occhi e per qualche secondo le sue gambe sembrano non volersi muovere, come se il suo corpo volesse costringerlo ad ascoltare gli insulti che Sangwoo ha da buttargli addosso. Anche se, quello che ha detto, Bum già lo sa. Lo sa, lo pensa anche lui. È un codardo, lo è sempre stato.

Ma la stretta di Seungbae sulle sue spalle gli ricorda che non sono soli, nella saletta. Si guarda attorno, e ci sono altre persone, chi lo fissa con preoccupazione e chi parla con gli altri carcerati, ignorando le scenate. Gira la testa per guardare il poliziotto, e trova i suoi occhi a rassicurarlo: va tutto bene.

Ha passato così tanto tempo a cercare di scappare da casa di Sangwoo, si è fatto del male nel tentativo, si è fatto picchiare e ha passato mesi di terrore eppure, ora, vorrebbe solo far tornare indietro il tempo, comprare quel cazzo di anello e darglielo subito. Vorrebbe parlargli e convincerlo a buttare via il veleno. Così, le cose rimarrebbero com’erano, e Sangwoo non perderebbe più la ragione, la casa non andrebbe più a fuoco. Bum non dovrebbe venire a sapere cosa c’era, nel muro della stanza di sopra.

O forse avrebbero potuto andarsene. Avrebbero potuto cambiare casa, Sangwoo non avrebbe più avuto le orbite vuote di sua madre a fissarlo tutto il giorno. Forse si sarebbe districato dal suo labirinto di ricordi e incubi e ricordi che erano incubi e filtravano in tutto ciò che vedeva e sentiva.

Forse, in qualche fantasia, avrebbero potuto ricominciare.

Ma gli tornano in mente le sedute con la terapeuta. Sangwoo ha abusato di lui. Gli ci è voluto un po’ per abituarsi all’idea, non gli ci è voluto molto per crederci. Ha senso.

Ma non si sente meglio come credeva.

Finalmente si accorge del dolore che pulsa nelle sue tempie, della stanchezza sotto i suoi occhi, del ribaltamento nelle sue viscere. Non è più obbligato ad avere a che fare con tutto questo.


Quindi si alza, forzando le gambe ad obbedirgli e le mani di Seungbae scivolano via dalle sue spalle assieme ad un po’ della tensione che gli si era aggrappata addosso schiacciando le vertebre cervicali - gli pare di sentire un sospiro di sollievo da parte dell’agente.

“Adesso vado via,” annuncia, ma aggiunge a bassa voce, contro qualsiasi piano formulato mentre Seungbae lo portava qui, “tornerò a trovarti.”

Gli pare di sentire Seungbae irrigidirsi dietro di lui, anche se non lo può vedere, gli pare di sentire i suoi pensieri quasi oltraggiati.

Sangwoo, invece, non pare scomporsi - non più di prima, comunque.

“Andate? Uscite? Cosa vi prendete, eh? Avete un appuntamento? Ti porterà fuori a cena?” Sangwoo risponde, sempre più tagliente, coi denti stretti e gli occhi larghi per la furia. Che aumenta quando si accorge che Bum non gli sta veramente più dando retta, come se le sue parole non potessero tagliarlo più.

(E invece lo fanno.)

“Yoon Bum!”

“Ciao, Sangwoo.”

Bum si gira, con lo sguardo fisso sul pavimento. Un passo dopo l’altro, uno e due e tre e quattro-

“Bum! Yoon Bum!”

Un nomignolo affettuoso. Ricordi di baci, giornate tranquille, le sue mani che passavano fra i capelli morbidi di Sangwoo e Sangwoo che chiudeva gli occhi rilassandosi così tanto che avrebbe quasi potuto fare le fusa. Pranzi deliziosi a casa, Sangwoo che lo abbracciava da dietro e gli baciava il collo, mattine passate a letto con le dita intrecciate insieme, quelle conversazioni in cui si raccontavano cose e Sangwoo capiva. Bum capiva. Potevano capire, solo loro potevano (solo loro possono).

I suoi muscoli rispondono senza consultarsi col cervello, ma sono solo piccole contrazioni, lo spingono quasi a girarsi e gettarsi contro il vetro e piangere. Il mal di testa pulsa più forte mentre, invece, si sforza di continuare a muoversi.

Continua. a. camminare.

“Vuoi davvero tornare?” Seungbae gli chiede a voce bassa, sbattendo le palpebre con la stessa espressione di quando aveva visto Yoon Bum legato ad una sedia, messo lì solo come esca perché Sangwoo potesse prendere Seungbae a mazzate. Lo sa, gliel’hanno detto, che fra carnefice e vittima può esserci un legame anche forte. Ma ha visto cosa Sangwoo ha fatto a questo ragazzo. Ha visto che bestia ci sia dentro di lui.

Ma Bum annuisce. Sangwoo ce l’ha, una bestia dentro, ed è diventata la sua bestia. È riuscito a domarla, almeno per un po’, e se non ci fosse stato un piccolo imprevisto forse sarebbe riuscito a tenerselo accanto molto a lungo, se non altro per la compagnia, forse sarebbe riuscito a rinchiudere il mostro e metterlo da qualche parte al buio.

E poco tempo fa anche la testa gli avrebbe ordinato di tornare indietro, ché Sangwoo era l’unica vita, ma ora vede abbastanza di quello che sta accadendo davvero, ora finalmente comincia a pensare al concetto di ‘sano’ senza scappare dalla parte opposta per quanto suoni alieno. Non del tutto, non sarà mai completamente sano e, dopotutto, non lo era nemmeno prima. Ma ha senso anche per lui non girarsi adesso. Non può fermarsi. Si limita a guardare Sangwoo da sopra la spalla un momento, prima di aprire la porta, passare e chiuderla. Di fretta, anche, come se fosse tornato indietro a quel giorno in cui era da solo, ed era riuscito a raggiungere la porta.

Solo che adesso non c’è Sangwoo seduto fuori ad aspettarlo per fargli del male. Sangwoo è dentro. Fuori c’è Seoul, c’è lo sfrecciare di macchine e foto, c’è il vociare incessante della folla, c’è l’aria fredda, pungente.

“Yoon Bum, dicevi sul serio? Tornerai?”

Seungbae suona così serio, e Bum finalmente lo guarda. Ci pensa su. Fuori dall’edificio, l’aria sembra aver messo la sua testa sottosopra.

“Non lo so.”

Probabilmente lo farà. Lotterà contro tutte le voci ragionevoli nella sua testa, ma Sangwoo è solo, lì dentro. Tutto solo. Completamente solo, a rivivere gli stessi momenti orribili nella sua testa, ed è questo che ha fatto finora. È rimasto incastrato. Forse Bum non può farci nulla, ma dopo aver saputo tutto quello che sa, non può lasciarlo dietro di sé. Giusto?

Un sapore amaro gli riempie la bocca, si guarda attorno. È tutto così normale, tutto così tranquillo, eppure chissà quante storie ci sono là fuori, come la sua.

La terapeuta ha detto che deve muoversi, deve continuare a camminare, se necessario deve fuggire. Scacciare via la nostalgia, pensare a Sangwoo il meno possibile.

Continua a guardarsi attorno per prendere tutte le immagini nella testa e sostituire quelle che l’hanno riempita negli ultimi minuti, mentre Seungbae lo osserva attentamente. Forse racconterà tutto alla terapeuta, dice. Bum ci pensa su un secondo, e conclude che non gli interessa.

È amaro, il cuore batte ancora forte ma con l’aria fresca e i suoni dell’esterno sembra rallentare, appacificarsi.

Forse stanotte torneranno gli incubi coi quali ormai ha stretto un legame intimo, forse tornerà e sarà tutto come oggi.

Seungbae interrompe i suoi pensieri, per l’ennesima volta.

“Andiamo, ti offro un caffè.”

Yoon Bum lo guarda, in silenzio per qualche istante.

Muoversi, scappare, andare avanti. Ormai ci è abituato - fa spallucce.

“Okay.”