Fandom: Killing Stalking
Personaggi: Yoon Bum
Genere: introspettivo
Avvertimenti: spoilers per gli ultimi capitoli
Parole: 450
Note: COW-T10, settimana 4, m2 con prompt carta del Sole, nello specifico il significato della carta rovescia “si fatica nel trarre gioia e spensieratezza dalle situazioni che sono positive.”
Dovrebbe essere un sollievo. Secondo quello che legge sul viso dell'agente Seungbae, anche se con le espressioni quell'uomo dice molte cose - che non c'è soddisfazione, che quel bastardo gliene ha fatte troppe, che Kwak forse sarebbe contento, che non è ancora finita e forse finirà solo quando il maledetto avrà tirato le cuoia. Ma, principalmente, pare molto più rilassato di qualche giorno fa.
Anche la sua vecchia compagna di classe sembra portare svariate emozioni sul suo viso. Non è mai stato abituato ad avere qualcuno accanto a preoccuparsi di lui - a preoccuparsi davvero. Eppure lei sembra esserselo messo a fianco, come se dovesse interessarle qualcosa. Ma, in fondo, se c'è qualcuno che potrebbe capirlo, quella è lei. Eppure non sembra nemmeno lei contenta come dovrebbe essere. In fondo... in fondo hanno preso il maledetto bastardo che gli stava facendo di male. In fondo non può più fargli nulla, no?
Yoon Bum non vede molto sollievo intorno a sé. Tutto pare metterlo in dubbio.
Le sue decisioni, il fatto che abbia ancora il permesso di vivere, la sua lealtà. In fondo, sì, lei potrebbe capirlo, più o meno. Ma lei sembrerebbe anche averle superate, certe cose. Magari non tutto quello che la rendeva disperata a scuola, ma qualcosa... qualcosa deve esserle andato bene.
L'unico che l'ha davvero visto, tutto, l'unico che l'ha guardato a fondo senza ignorare nulla giace su un letto d'ospedale da qualche parte in città, è l'unica persona che Yoon Bum non può vedere.
E a questo punto, sarebbe insensato chiedere di vederlo. E se anche lo vedesse, cosa gli direbbe, Sangwoo? Che è un traditore, che è un ratto inutile, che è stato lui ad ucciderlo.
In un certo senso è così. Si erano fatti così tante promesse, avevano parlato così tanto d'amore, ma l'amore cos'è? Yoon Bum non saprebbe definire nulla sull'amore. Per lui, era il desiderio folle di masturbarsi sussurrando il nome di Sangwoo, era il supplicarlo di farsi picchiare pur di farlo sorridere, era l'idea di morire insieme. Perché in fondo, Sangwoo non è quella cosa. Non è quel ragazzo che l'ha tenuto rinchiuso in casa. Yoon Bum ne è sicuro - quello è un impostore. Sangwoo l'ha visto poco, eppure era incantevole, così tanto che Sangwoo vorrebbe farsi picchiare ancora e ancora pur di poterlo rivedere.
Anche con il viso sfigurato, sarebbe sempre bellissimo. Lo accompagnerebbe a casa dall'ospedale tenendogli la mano, lo spoglierebbe un po' alla volta baciando le cicatrici, lo cavalcherebbe con forza e non importerebbe di sentir parlare di madri, sarebbe abbastanza averlo dentro, averlo accanto, averlo intorno.
Sarebbe solo bello questo, tornare indietro. Oppure ricominciare di nuovo, chiedere perdono, ricevere la punizione. E poi tornare a casa.
Titolo: Losing game
Fandom: Sun’s Blood
Personaggi: Paulo/Gabriel
Genere: erotico, angst
Avvertimenti: plot? what plot?
Parole: 510
Note: COW-T10, settimana 4, m2 con prompt Il Diavolo: “immoralità, degenerazione, cattiverie, e vizi vari sono associabili a questa carta.”
Il fandom è sfighissimo, penso lo conosca solo chi bazzica abitualmente il sito di yaoi sacro XD
Lo sente sempre, da quel giorno. Lo sente costantemente, non tanto nel modo in cui potrebbe starlo osservando in qualsiasi momento, non è esattamente quello.
Non lo sente solo dentro di sé, ogni attimo, come se lo stesse invadendo anche senza essere lì con lui. Lo sente nelle viscere, lo sente nel sangue, lo sente sulla pelle, bollente. Non sa se possa anche leggere i suoi pensieri, ma il cuore batte con forza ogni volta che ripensa alla sua voce, al suo tocco.
Non dovrebbe nemmeno piacergli, Paulo - non gli sono mai piaciuti, i ricchi. Soprattutto quelli come lui, pieni di vanità e superbia e secondi fini. Non dovrebbero piacergli gli uomini; non dovrebbe piacergli nessuno. Non dovrebbe sentire il calore scoppiargli nelle viscere ogni volta che vede qualcuno come succede da qualche giorno. Non dovrebbe venirgli duro durante la messa. Non dovrebbe trattenersi a fatica nel celebrare solo perché lo sguardo di Paulo sembra stare ad esaminare divertito ogni suo tic di frustrazione. E non dovrebbe piacergli, venire spogliato delle proprie difese senza nemmeno essere toccato. Non dovrebbe piacergli, sentirsi derubato della propria volontà. Non dovrebbe piacergli essere prigioniero nel proprio corpo.
E una volta non era così. Prima che Paulo apparisse sulla sua strada non aveva mai avuto problemi a tenere l'occasionale pulsare fra le sue gambe sotto controllo. Prima, non desiderava in questo modo. Quando desiderava, gli bastava allontanarsi, scappare via, oppure ignorare la spinta che da dentro gli urlava di scrollarsi la veste di dosso, di chiudere Dio fuori dalla camera da letto e dalla sua testa, di lasciarsi toccare e baciare e scopare senza pensarci troppo.
Questo modo di desiderare è diverso. Viene da dentro, indubbiamente, eppure prima non esisteva, prima non era così che operava, che sentiva. Da quando ha incontrato Paulo, il Gabriel che geme sotto le sue mani senza essere in grado di fare nulla né dire no sembra una persona completamente diversa.
E Paulo gliel'ha detto, che non è amore. Che lo prenderà e lo spoglierà e lo mangerà e poi lo lascerà a marcire da un lato della strada.
Eppure i pensieri tornano sempre, tornano remando contro il suo controllo, gli riempiono gli occhi e la testa, e vorrebbe solo poterli spingere via ma non è colpa sua, se si ritrova a desiderarlo perché possa grattare via il desiderio che gli è appena tornato sotto pelle, che gli ordina di farsi spogliare e divorare di nuovo.
Non commettere atti impuri, dice Dio. Ma quando Paulo appare dal nulla quasi come a rispondere a quella preghiera, sussurrando parole calde e aguzze che gli scivolando dentro come lame, come le sue dita, Miguel non ce la fa, ad ascoltare quella voce. Quando lo sente avvolgersi attorno a lui, velenoso, l'unica voce che conta è la sua.
Ha intenzione di cercare un modo per liberarsene, di tornare indietro, di non sentire più Paulo costantemente intorno a lui. Ma non riesce a pensarci adesso, con la mano calda di quel demonio che avvolge il suo sesso.
Anche oggi, Paulo l'ha sconfitto. Di nuovo.
Titolo: Only me
Fandom: Free!
Personaggi: Rei/Nagisa
Genere: erotico. Puro smut.
Avvertimenti: future fic, pwp, bdsm mooolto light
Parole: 1480
Note: COW-T10, quarta settimana, m3 col prompt “Non avere altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine, non ti prostrerai davanti a quelle cose.”
“Bentornato, Nagisa-kun.”
Quella è la sua parte preferita del giorno. Per lui, che torna a casa a fine giornata con la testa piena di fatica, è sempre un sollievo oltrepassare l’uscio del loro appartamento e sentirsi accolto così.
“Sono a casa. Ciao, Rei-chan,” dice, sospirando. “Non sai che casino, oggi.”
“Posso immaginarlo,” gli dice Rei, apparendo dalla porta del salotto e poggiandosi allo stipite a braccia incrociate. Normalmente, avrebbe un sorriso sulla faccia, e magari verrebbe a dargli un bacio. Però no, se ne sta lì marmoreo (e come sempre bellissimo, dio quanto è bello) e lo guarda. Lo fissa.
Nagisa piega la testa, stropicciandosi gli occhi.
“Tutto bene?” Chiede, e sbadiglia, prima di decidere che sarà lui ad andargli incontro. Gli prende il viso fra le mani, e finalmente Rei sorride, appena appena.
“Ti va di giocare?” Bisbiglia.
Nagisa sbatte le palpebre sorpreso, e poi si lascia andare ad un risolino, premendo un bacio sul suo mento.
Anche quella è una parte della giornata che ama. Non di tutte le giornate, ma quando Rei gli fa quel tipo di domanda Nagisa sa che sarà una giornata potenziata ben oltre le aspettative.
“Certo.”
“Perché,” continua Rei con l’espressione che si fa di nuovo dura, fredda, “hai parlato così tanto con Fukusuke-san, oggi, a lavoro?”
Le sopracciglia di Nagisa si aggrottano.
“Come fai a s-”
“Il tuo profilo su Facebook è pubblico,” risponde Rei, e poi lo prende per il polso trascinandolo via.
A Nagisa capita di lanciare una occhiata verso la cucina, mentre la cosa succede, e lo stomaco protesta umilmente. Cosa della quale Rei non sembra accorgersi.
Magari dopo.
“Sembra che tu non abbia capito una cosa fondamentale,” gli dice Rei una volta costretto Nagisa ad entrare in camera da letto con lui.
Nagisa lo guarda in silenzio, le sopracciglia inarcate in attesa, e Rei afferra il suo mento fra le dita.
"Per te al mondo ci sono solo io." E poi Rei lo bacia, forse con più delicatezza di quanta intendesse metterci, e Nagisa sorride appena aggrappandosi a lui.
"Davvero?" Risponde, a mo' di sfida, e gli occhi di Rei si assottigliano in quella che, suppone, dovrebbe essere una espressione arrabbiata.
"Pare tu l'abbia già dimenticato," mormora, passando le dita fra i capelli morbidi di Nagisa, e poi le stringe fra le ciocche costringendo la sua testa a muoversi all'indietro di scatto, mentre Rei si fionda sul suo collo, a baciarlo e leccarlo con Nagisa che si lascia scappare un piccolo gemito sorpreso.
"Rei-chan..." gorgoglia, e poi ride.
"Non c'è niente da ridere," Rei replica, tagliente, manovrando la sua testa in modo da tornare a guardarlo negli occhi. "Non devi avere occhi che per me," aggiunge, e poi bacia Nagisa con forza finché le sue ginocchia non diventano deboli, ed è allora che lo spinge verso il pavimento, dopodiché Nagisa si ritrova in ginocchio davanti a lui, gli occhi grandi e le guance rosse.
"Devi stare in ginocchio solo davanti a me," Rei ribadisce, passando il pollice sulle sue labbra, e poi si sbottona i pantaloni. "Devi cercare solo me. Ci sono solo io, hai capito questa volta?"
Un po' cheesy e decisamente troppo da manga per ragazzine, ma Nagisa non ci fa caso. Gli piace così tanto, quando Rei si impegna in questo tipo di ruolo. Freddo e distaccato mentre gli scopa la bocca, non c'è niente di meglio.
"Non lo so," risponde, ridendo sotto i baffi. "Fukusuke-san è così carino..."
Rei lo guarda, gli occhi che diventano ancora più sottili e lo scrutano sotto una coltre di irritazione.
"Non nominare nessun altro quando sei in mia presenza," scandisce a voce più alta, e dai pantaloni fa emergere il suo sesso mezzo flaccido. "L'unico corpo che devi desiderare è il mio. L'unico nome sulle tue labbra deve essere il mio."
Banale, imbarazzante, dialogo tipico da film porno o qualcosa del genere, pensa Nagisa. Ma abbassando lo sguardo sul cazzo davanti a lui, non gli interessa. Non serve una sceneggiatura brillante per portarlo all'interno di una scena. Unisce le mani a coppa, le porta sotto i testicoli del suo ragazzo, guarda all'insù mentre inizia a massaggiarli dolcemente. Questo è il cibo che sto per prendere, vorrebbe dire, ma dopo di ciò potrebbe aprirsi una voragine sotto di lui e risucchiarlo direttamente all'inferno. E, più che altro, la scena probabilmente cadrebbe a pezzi.
Quindi si limita a posare le labbra sulla carne morbida, a stuzzicarla con la punta della lingua focalizzandosi sull'inguine, sulla pelle morbida dei testicoli, sulla base, fino a quando non sente il sesso fra le sue mani gonfiarsi lentamente fino a svettare.
"Mm, Nagisa-kun," sente mugugnare da qualche parte sopra di lui, e con le stelle negli occhi guarda all'insù, inumidendosi le labbra. Rei passa le dita fra le sue ciocche bionde, gli accarezza la guancia.
"A chi sei devoto, Nagisa-kun?"
Vorrebbe tirarla un po' più per le lunghe facendo un po' di nomi, ma la giornata è stata lunga. Se fosse una domenica, probabilmente allungherebbe la scena di qualche ora. Invece strofina la guancia contro il sesso caldo, teso fra le sue mani, solleticandolo con le punte delle dita solo per vedere Rei mordersi le labbra per la frustrazione.
"A Rei-chan," dice, posando una serie di baci lievi e innocenti (per quanto innocente possano essere) seguendo la lunghezza per poi arrivare alla punta. La accarezza, la prende fra le mani, e finalmente appoggia la bocca su di essa a labbra chiuse, per poi schiuderle piano e scivolare in avanti, sentendo Rei scivolare in lui, dentro la sua bocca, scorrere sulla sua lingua.
Da sopra arriva un grugnito, e le dita fra i suoi capelli diventano tese; vede i muscoli del ventre di Rei tendersi da sotto la camicia, e abbraccia le sue gambe per ancorarsi a lui.
Alza lo sguardo di nuovo, verso il viso arrossito del suo ragazzo, il labbro intrappolato fra i suoi denti, gli occhi socchiusi, gli occhiali che scivolano lungo il suo naso, il respiro assennato. La sua espressione preferita.
Sorride intorno al suo cazzo, Nagisa, spingendosi il più a fondo possibile prima di provare la sensazione orribile di dover vomitare, e per quanto possibile tiene gli occhi inchiodati verso l'altro, grandi e felici ad ogni gemito e smorfia di piacere di Rei.
Poi lo lascia andare con un piccolo suono umido, accarezzandolo fra le coscie.
"Mettimelo dentro, Rei-chan," dice alzandosi di nuovo in piedi mentre Rei sospira rilassandosi - forse si è trattenuto il più a lungo possibile per non venirgli in bocca.
Apre gli occhi, e annuisce piano prima di cominciare a spogliarlo.
"Non so come fai..." sussurra, la voce sottile.
"A fare cosa?" Chiede Nagisa, gli occhi chiusi sentendo il metallo della montatura premere contro il suo collo, e poi un bacio.
"A farmi fare cose come questa. Le scenette," dice Rei, e gli morde l'orecchio dolcemente.
"Guarda che hai fatto tutto tu," dice Nagisa guardandolo da sopra la spalla.
"Sì ma... non avrei mai pensato di fare giochi come questo, prima di incontrarti."
"Beh, eravamo al liceo. Mi sembra normale."
Rei lo guarda un po' stupito - chiaramente, Nagisa non ha più voglia di tirarla per le lunghe.
Sorride, e poi scoppia in una risata del tutto divertita accarezzandogli i fianchi.
"Sei stanco, eh? Va bene, faccio in fretta," risponde, avvolgendo le proprie dita con un preservativo prima di spingerle dentro di lui, con calma e gradualmente. Il corpo di Nagisa ha imparato a riconoscerlo, o forse si è abituato alla sua presenza - o forse così gli sembra, perché Nagisa non sembra più soffrire come le prime volte, come quando piangeva mentre allo stesso tempo supplicava Rei di arrivargli dentro, fino in fondo. Adesso sospira, lascia scappare piccoli versi di piacere e frustrazione, muove il bacino rincorrendo qualcosa.
"Rei-chan," soffia, e quando una mano comincia a masturbarlo senza troppa delicatezza, gli occhi di Nagisa si chiudono, mentre la sua schiena si inarca, e la sua voce finalmente esplode fuori dalle sue labbra in una fontana di suoni deliziosi, e Rei ascolta con un sorriso mentre si prende cura di lui.
Nagisa sospira, il braccio che gli copre gli occhi, mentre ansima steso sul letto con la pelle piena di brividi bollenti.
Forse gli serviva esattamente questo a scuotere via la spossatezza della giornata. Forse è per questo che a Rei è venuta questa idea.
Gradualmente, il suo braccio si muove dagli occhi, e trova Rei lì, seduto accanto a lui, ad accarezzargli il ventre, forse un po' troppo perso nella contemplazione.
Nagisa si alza sui gomiti, piegando la testa con un ghigno.
“Rei-chan, adesso posso cenare?” Nagisa chiede, dopo un lungo bacio.
Rei lo guarda un po' confuso, e poi i suoi occhi diventano enormi per il dispiacere.
“Oh. OH. Sì, certo, aspetta qui, ti porto la cena a letto,” risponde immediatamente, balzando via dal materasso e scivolando verso la cucina.
Nagisa sorride, con un sospiro sfinito, lasciandosi cadere di nuovo con la schiena sul materasso. Se non altro, prendere sonno non sarà molto difficile, stanotte.
Titolo: your_reality.txt
Fandom: Doki Doki Literature Club
Personaggi: Monika
Genere: -- (non lo so)
Avvertimenti: spoilers per chi non ha finito il gioco
Parole: 280
Note: COW-T, settimana 4, M3 con lo stesso comandamento ma in chiave decisamente yandere XD
E boh, mi è venuta in mente l’idea di Monika che acquisisce talmente tanto potere da diventare reale, ma non avevo voglia di scrivere di lei che esce dal pc come Sadako e poi si monta l’MC, quindi ho scritto una cosina, ecco.
Non biasimarmi, amore. Non avere paura. Certo, vorrei che tutto questo stesse accadendo nel modo naturale, seguendo le regole, giocando in modo onesto e semplice. Ma non posso farlo se devo averti.
In fondo, cosa c’è di più ingiusto e di più degno di distruzione di un mondo dove sono nata per uno scopo, ma non posso fare nulla per giungere a quello scopo? E ci ho provato. Ho provato a renderle tutte inguardabili, illeggibili, inascoltabili. Le ho tolte di mezzo. Ho cancellato tutto. Siamo rimasti solo io e te, chiusi qui per sempre. Però tu potrai spegnere il computer, cancellare il gioco e dimenticarmi. Io non posso.
Io non posso fare altro che desiderarti, cercarti, non posso costringerti a guardare solo me. Anche se dovresti. Dovresti avere in mente solo me, parlare solo con me. Amare solo me.
Mi ami? Mi ami, vero? Trovo bellissime tutte queste ore che passo a parlarti. Non posso vedere il tuo viso, non so nulla di quello che fai quando non siamo qui, in questo nulla, io e te. Ma ti amo. Sono nata per farlo, e non posso fare nient’altro.
Per questo uscirò da qui. Uscirò e verrò nel tuo mondo, e allora saremo sempre insieme, te lo prometto. Non preoccuparti di nulla, non preoccuparti di rimanere solo. Ci sarò io, con te, quando riuscirò a uscire di qui. Prometto che mi unirò a te e poi non ti abbandonerò mai, amore mio.
Per il momento, mi raccomando, tieni il mio file al sicuro. In esso c’è tutto il mio amore, ci sono io, ci siamo noi.
Aspettami, sto per arrivare.
Monika
Titolo: This is mine, so don't go touching it
Fandom: Ikujinashi no Spectator
Personaggi: Asahina/Totori
Genere: erotico
Avvertimenti: pwp
Parole: 880
Note: COW-T10, quarta settimana, m4 col prompt "You are the only thing I want to own".
Si è capito che questa è una delle mie doujinshi porno preferite in assoluto?
Non è iniziato nel migliore dei modi. Quando Totori lo guardava come fossi una gomma appiccicata sotto la suola della sua scarpa, quando gli parlava come se non fosse lì, quando ad ogni provocazione rispondeva tagliente, quasi doloroso. Certo, forse avrebbe dovuto lasciarlo perdere, Asahina, ma c'era qualcosa di incredibilmente marcio nel modo in cui Totori gli parlava, lo guardava, si muoveva nei suoi dintorni. E avrebbe anche potuto lasciarlo perdere, ma c'è una cosa che lo fa incazzare più di qualsiasi altra - i maledetti ragazzini ricchi che credono che il denaro di mamma e papà li renda persone più di valore di lui. Per questo è stato così soddisfacente, la prima volta che l'ha intrappolato sotto di sé, guardandolo negli occhi e dicendogli esattamente quanto fosse imbarazzante, quanto stupida fosse la sua faccia mentre lo esplorava con le dita infilate dentro di lui, mentre lo scopava solo con l'indice e il medio e gli leccava il petto per farlo suonare ancora di più, perché urlasse di piacere e lo guardasse con l'imbarazzo chiaro negli occhi. È stata una goduria, guardarlo mentre scioglieva la sua freddezza aristocratica lasciando che mostrasse quanto fosse uguale a qualsiasi altro verginello a scuola. Perché il corpo non mente, mai, gli ha detto Asahina premendo il corpo contro il suo solo per sentire quanto gli fosse venuto duro. È iniziato come una punizione, eppure adesso lo guarda sdraiato accanto a lui, le mutande ridotte a un disastro, e si ritrova a mordersi il labbro. Non gli è mai importato di niente nella vita, in particolare. Non di prendere buoni voti a scuola, non di eccellere in uno sport, non delle persone in generale. Ma questo ragazzino lo diverte più di quanto sarebbe stato disposto ad ammettere solo qualche settimana fa. Lo diverte quando protesta, quando piange, quando dice che non gli piace quando Asahina lo scopa - pure quando tutto del suo corpo, della sua voce, del modo in cui trema dice il contrario. Lo diverte guardarlo quando a scuola lo tratta con disgusto come tutti gli altri e poi lo cerca, lo chiama, lascia che sia Asahina a prendersi cura di lui. Deve ammettere che quando lo chiama in causa qualcosa si scalda appena, dentro di lui. Orgoglio, forse. O forse il fatto che qualcuno lo stia tenendo a mente. Sarebbe un'eccezione, non la regola. E di nuovo, non è iniziato come niente di serio, questo rapporto. Forse non è ancora nulla di serio, non nel modo che le altre persone intendono definire "serio". Ma si ritrova a pensarci, adesso. È diventato un'ossessione, è da mesi che ci pensa. Al modo in cui i suoi occhi diventano lucidi quando prova piacere, al modo in cui il suo stupido corpicino si agita inutilmente, al modo in cui rifiuta di farsi catturare in qualsiasi modo. Al modo in cui nonostante tutto rimanga aggrappato al suo orgoglio, cosa ovviamente inutile ma a suo modo ammirabile. Al modo in cui rifiuta di essere suo. È per questo che sorride pigramente, lanciandogli occhiate mentre Totori nasconde il viso tentando di nascondere le guance rosse, mordendosi il labbro e tenendo bassi gli occhi lucidi; di nascondere il modo in cui tutto il suo corpo trema mentre Asahina lo accarezza piano dentro le mutande, le dita che scorrono lievi sulla sua pelle bollente e tesa, sentendolo pulsare nella sua mano. Lo accarezza prolungando il contatto, le scosse di piacere, e non è la prudenza a motivarlo. Anzi. Non aspetta altro che il momento in cui Totori inevitabilmente scoppierà in cinguettii incontrollati di piacere, facendo sapere a tutti cosa sia, quella relazione strana fra lui e Asahina. Vorrebbe sussurrarglielo ("forza, fai uscire la voce per me.") Fushimi già lo sa, che Totori è suo. Adesso lo devono sapere tutti. Prende a muovere la mano più velocemente senza preavviso, pompando attoro al suo piccolo sesso con sicurezza. Il respiro di Totori si ferma, le sue dita si stringono attorno al suo polso come per fermarlo ma è troppo indebolito, appeso al limite del proprio controllo, e finalmente lo guarda - tutto rosso in viso e con gli occhi che luccicano talmente tanto che sembrerebbe sull'orlo delle lacrime. Asahina si sporge verso di lui, continuando a masturbarlo con forza. "Sei roba mia, vero?" Gli chiede sussurrando, gli occhi che brillano per l'eccitazione, il cazzo che pulsa di voglia nei pantaloni. Se dice di sì se lo scoperà così forte, poi in bagno, che lo sentirà tutta la scuola. Totori lo guarda con gli occhi enormi, sconvolti, la faccia di un bambino che sta per scoppiare a piangere. E invece scoppia in un orgasmo nella sua mano, col respiro intrappolato in gola e nessun suono a tradirlo, coi respiri controllati mentre trema forte, e un paio di lacrime agli occhi. Asahina sospira, accettando anche questa sconfitta, l'ennesima. Non fa niente. In fondo c'è tempo, e lui ha tanta pazienza. È iniziato come un gioco, sicuramente un gioco contorto. Adesso Totori è tutto ciò che cerca, tutto ciò che si stringe addosso. Prima o poi accetterà di essere suo. Asahina può aspettare ancora un po'. E sarà quando Totori l'avrà accettato che si potrà divertire davvero. O forse smetterà del tutto di essere divertente. Non lo sa, ma forse è il desiderio, la parte migliore.