11 October 2012 @ 07:19 pm
[#zombiepocalypse] [Originale] Evil Walks!  
Titolo: Evil Walks!
Fandom: Originale
Personaggi: una classe di un liceo italiano.
Genere: introspettivo, horror
Parole: 1907 
Note: Allora, io per la #zombiepocalypse della [livejournal.com profile] lisachanoando volevo scrivere una TWD!AU, e invece m'è uscita questa cosa. Incredibilmente, dato il mio periodo di secca totale che dura da mesi, sono riuscita a tirare fuori quasi 2000 parole prima di stufarmi, quindi questo è già un grosso traguardo XD che dire, buff, l'ho scritta di getto e sono sicura ci siano quelle cinquemila incongruenze, ma non c'ho voglia di ricontrollarla e quindi ve la cuccate così "XD #culopesismo 
Also, w gli zombi \o/ #BRAAAAINSSSSS fra l'altro il protagonista ha qualcuno dei miei affascinanti tratti caratteriali (#lol) ed alcuni dei compagni di classe sono ispirati ai miei veri vecchi compagni di Liceo XD e quindi non posso mettere il disclaimer che fa tanto scrittore professionale. *lolla*




Quando parlavo di zombie e di quanto fosse affascinante il concetto di vuoto che si ciba di cose vive tutti mi guardavano di traverso, come a volermi dire "è esattamente questo il momento in cui dovresti uscire nel mondo e fare cose, vedere gente, levarti dalla testa questi pensieri", ma adesso tutti mi fissano come se fossi un esperto di fisica e dovessi spiegare loro la teoria delle stringhe. Avevo la stanza tappezzata di zombie stilizzati, leggevo storie horror e spesso partecipavo alle marce di gente come me travestita da non-morti, in giro per le città. Era un po' come un cosplay di gruppo e la gente ci guardava sempre malissimo, devo dire che quel tipo di attenzione mi piaceva. Quando fai qualcosa di platealmente fuori dal comune e le persone ti fissano stupite e colpite da quel tuo muoverti fuori dal branco. Adesso mi nasconderei in uno sgabuzzino e resterei lì a tremare fino alla morte, ma essendo l'unico istruito su come far fronte a queste cose assurde ovviamente ho la responsabilità di tutte queste persone che odio, odio, odio. Tutta la mia classe è impietrita, il professore è sparito e quella stronza della Ilaria sta strillando che io mi interesso di questa roba e che quindi è compito mio portarli fuori dalla scuola, senza che nessuno venga preso o che ci si perda. Il fatto è che tutta questa massa di cretini lobotomizzati mi ha sempre messo da parte, mi hanno tutti ignorato - beh, tutti tranne Claudia e Giorgio, loro li salverei volentieri - ed ora si aspettano che non li spinga tutti in braccio agli zombie per mettermi in salvo?
E il punto è che io non sono capace di pianificare queste cose. Okay, ho visto film sugli zombi e letto libri e fumetti, ma affrontare queste cose nella vita reale? Non so nemmeno da dove iniziare. E gli attacchi d'ansia di Giorgio non mi aiutano, lo vedo ansimare con la coda dell'occhio, ed in questo momento potrei esplodere. E invece me ne sto fermo in piedi, all'angolo dove sta il mio banco, la testa mi urla di scappare ma le mie gambe stanno ferme, inchiodate, ed io lo so che qui con tutto il casino che stanno facendo le altre classi non siamo al sicuro, poi non mi fido nemmeno del seguire il flusso di gente. Ma perché nessun professore passa di qui e non ci dice cosa fare? Io non ho mai preso decisioni. E adesso devo decidere della vita di ventiquattro persone? 
«Okay, vado a vedere se ci sono quei cosi in giro» Dice Francesca, ed io alzo un sopracciglio perché quella ragazza non sa letteralmente trovarsi neanche dentro a questa scuola, figuriamoci se mi fido a farla girare da sola con dei non-morti che girano per i corridoi. Proposta bocciata.
«No, Fra'. Al massimo ci andiamo in gruppo, insomma, nessuno qua ha mai visto un horror? Appena uno dice "vado a vedere" sai già che non lo rivedi più.» Risponde Alessia, dall'altro capo della stanza, quasi urlando. La fisso ed alzo le sopracciglia, più stupito del fatto che conosca i cliché degli horror che per altri motivi. 
«Io chiamo mio papà» Annuncia Silvio, tirando fuori il suo iPhone ultimo modello. Io non ci posso credere che in questo momento voglia mettere in pericolo quel poveretto di suo padre. Per dire che i suoi fanno già la fame per permettergli tutti i suoi vestiti trendy e le cagate tecnologiche, e lui pretende - perché al momento sta urlando al telefono - che vengano anche a salvarlo. Io lo prenderei a pugni, è dalla prima che voglio farlo. E invece Ilaria gli si attacca, come al solito, e lo difende contro il resto della classe che ha pensato la stessa identica cosa che ho pensato io.
«Allora, Fede?» Dice Claudia, avvicinandomisi ed ignorando il casino che si è sollevato nell'aula. Ormai dai corridoi provengono solo gli strilli in lontananza delle ragazzine che stanno correndo fuori. Noi siamo gli unici rimasti qui, e tutto perché io non mi so muovere e loro non vogliono muoversi perché io apparentemente ne so più di loro. 
«Beh, la prima cosa da fare sarebbe tipo procurarsi qualcosa per difendersi, tipo... Non so, qualcosa con le punte» Rispondo, cercando di spiegarmi e gesticolando, mentre gli altri si calmano un attimo e si girano a guardarmi. «Cioè, lo so che siamo in una cazzo di scuola e non ci sono armi, ma oggetti...»
«Gli estintori!» Esclama Virginia, dall'altro lato della classe. «Quelli sono pesanti, no? Glieli butti contro.»
«Sì, okay, ma se ce n'è più di uno?» Ribatte Jessica, alzando gli occhi al cielo nella sua totale mancanza di pazienza. «Cioè, metti che i prof stanno tutti girando così? Non li fai fuori con un estintore.»
«E comunque mio papà mi ha detto che sta arrivando col trattore!»
«Che cazzo ci vuole fare col trattore?!»
«Mi porta via!»
«E noi?»
«Boh!»
«Testa di cazzo!»
E cominciano tutti a litigare con Silvio, mentre io sospiro perché questa è la tipica atmosfera da assemblea di classe. Cioè, fanno tutti gli adulti maturi con i professori, e poi quando siamo da soli si scannano per i dispetti risalenti all'asilo. Sì, Silvio Bordignon è una testa di cazzo, ma non se n'erano accorti prima? Comunque mi dirigo verso la porta della classe, guardando fuori.
«Gente!» Urlo, sbiancando completamente e fissando la prof Zanon che arranca verso di me, gli occhi vuoti e le mani ancora lisce ma cadaveriche, protratte verso di me. È bruttissima, cazzo, e mi metto a retrocedere perché non so cosa fare. Cosa faccio? Mi scontro con un banco e la vedo entrare in classe, mentre un brivido percorre tutti noi. Vedo Giorgio rannicchiato in un angolo che piange, ed io vorrei fare come lui, mettermi lì a piangere ed aspettare che qualcuno scacci via 'sta cosa al posto mio. La prof punta verso Claudia, che mi ha seguito alla porta, e posso vedere la mia migliore amica sbiancare quanto lo zombie che si trova davanti, completamente immobile, e vorrei veramente potermi muovere, ma l'unica cosa che sento sono le lacrime appese ai miei occhi, lacrime di terrore e di impotenza. Non c'è spazio ancora per la  vergogna, e nessuno sta facendo qualcosa ma anzi, Silvio sta già sgattaiolando verso la porta approfittando del diversivo che Claudia rappresenta. In altre circostanze lo starei già picchiando, ma in fondo che diritto avrei? Io sto qui immobile e sono il suo migliore amico, e Claudia continua a pigolare e vorrei tanto essere un eroe come Rick Grimes, ma l'unico bagliore di dignità che ho al momento è trattenermi dallo sporcare le mutande. Ma se non faccio niente Claudia verrà presa dalla prof di Matematica ed a me fa schifo la sola idea. Per assurdo è il mio odio per la materia a sbloccarmi, quindi afferro un astuccio a caso pregando che ci sia una forbice ma trovo solo penne e matite, cazzo. Quando la Zanon è ad un passo da Claudia tremo e afferro una Bic, mi catapulto sulla prof, prendo a pugnalarle la testa con la penna Bic ma chiaramente non le faccio nulla, però lei mi guarda - Dio, mi sto cagando sotto - e punta verso di me. Okay, io sono sbloccato, cioè, mi posso muovere. Oddio, sta seguendo me. Riprendo a colpirla con la penna, più forte che posso, la mano mi fa malissimo ma lei continua ad avanzare verso di me, poi Jessica appare letteralmente dal nulla e le spezza una gamba con un calcio mirato al legamento del ginocchio. La Zanon cade e tutti saltano all'indietro mentre lei mena le mani per afferrare qualsiasi gamba le capiti a tiro, e poi Jessica prende ad infierire su di lei, con calci e pugni e rubandomi anche la penna. Nel giro di due minuti alla prof sono stati cavati tutti e due gli occhi e ventitré persone stanno fissando la scena con gli occhi fuori dalle orbite, nessuno osa fare un solo rumore e Jessica alla fine le prende la testa e la schianta più volte contro il pavimento. Poi mi guarda e non dice nulla. Ottimo, lei è entrata in fase di sopravvivenza, almeno lei è una. Io sono troppo sconvolto per dire o fare qualsiasi cosa. 
«È morta, vero? Non voglio farlo più» Balbetta lei, poi appena Claudia l'abbraccia lei scoppia a piangere e si allontana dal cadavere grondante sangue di fronte a me. E sempre piangendo guarda fuori dalla porta, tutta insicura, pigolando come faceva Claudia prima. «Okay, usciamo» Riesco a sentire, e provo una sensazione di potere quando mi dirigo verso la porta con lei e tutti mi seguono. Wow, mi sento un po' Rick, ma la sensazione dura poco perché improvvisamente sento un conato di vomito che mi brucia la gola. Chiudo gli occhi e sento la stanza che gira, quindi mi aggrappo alla spalla di Jessica che sicuramente mi sta guardando con l'aria di una disperata.
«Ti prego non vomitare, o vomito anch'io» Mi dice, aggressiva, ed io annuisco, cercando di tenere giù la colazione, però sento il sapore del caffelatte e dei biscotti sulla lingua, e mi ci vuole un minuto buono per calmarmi un attimo. 
«Okay, scale. Gente, scendiamo le scale» Dico, guardandomi mille volte a destra ed a sinistra per assicurarmi che non stia arrivando ness-- niente. Se voglio essere come Rick devo mettermi nell'ordine di idee che quelle persone non sono più persone. Poi mi vengono in mente i miei e per un attimo sento di nuovo che voglio vomitare, perché mia mamma e mio papà... Devo chiamarli, ma Jessica mi prende a schiaffi e mi abbaia che devo portare prima tutti in cortile sani e salvi, poi pensare a qualsiasi altra cosa. Ha ragione, ma io sono preoccupato per i miei, e non posso pensare a più cose alla volta, altrimenti impazzisco. E come è successo tutto nel giro di un'ora? Che cazzo?!
«Gente, stanno arrivando De Antoni e la Stocco, che facciamo?» Urla Giorgio, sbucando con la testa fuori dall'aula. E lui mi riporta alla realtà, quindi li spingo tutti fuori e prendo Silvio per il braccio - in realtà ho preso un braccio a caso per farmi forza, ed ho trovato il suo -, correndo e strillando di correre giù per le scale. E ovviamente Ted, il chav inglese che ci troviamo in classe da due anni, salta da dieci scalini e si fa male. Classico. Sospiro, io e Silvio lo tiriamo su ed io gli lancio una sequela di insulti che Ted si prende a testa bassa, senza rispondere perché probabilmente sta pensando in inglese e non trova insulti in italiano abbastanza rapidamente per rispondermi. Ottimo, perché con lo stato d'animo in cui mi trovo potrei anche lasciarlo indietro. A me basta che si muovano tutti e che nessuno mi sia di peso, in questo momento, perché voglio chiamare i miei ed assicurarmi che stiano bene, ma allo stesso tempo ho anche questa massa di imbecilli da proteggere e vorrei davvero morire, perché questa pressione non la so reggere. 
«Dài! Veloci!» Ci esorta Jessica, e credo abbia capito anche lei che non sono io quello fatto per gestire queste situazioni, ma lei è sorprendentemente molto più brava di me. Mi spinge anche piuttosto rudemente lungo il corridoio e verso la porta d'uscita, ma si blocca anche lei quando il Preside ci guarda con le pupille velate di morte e si avvicina. Ed in cortile non c'è solo lui, c'è l'intera scuola. 
E tutti ci stanno guardando.