24 November 2012 @ 04:31 pm
[The Walking Dead Game] Damaged  
Titolo: Damaged
Fandom: The Walking Dead (videogioco)
Personaggi: Lee Everett, Clementine, Carley
Setting: fra l'episodio 2 - Starved for Help - e l'episodio 3 - Long Road Ahead
Genere: introspettivo
Avvertimenti: spoiler, gen, missing moment
Parole: 370
Rating: verde
Note: scritta per la quarta sfida della staffetta di  con il prompt "orfano": "Se non uccide fortifica". Che dovrebbe riferirsi a cuori spezzati, ma vale anche per ogni tipo di dolore/trauma, e mi interessava parlare un po' del rapporto fra Lee e Clementine che somiglia davvero molto a quello fra un padre ed una figlia. Ovviamente li amo entrambi ;_; ah, ed ho menzionato anche Carley perché la shippo tantissimo con Lee. Ovviamente, nessuna delle mie ship in questo franchise durerà mai. *lancia sassi contro Kirkman*





Fuori sta piovendo, e qualche mese fa Lee si sarebbe semplicemente messo a guardare fuori strofinandosi le braccia per il freddo, ascoltando distrattamente la tv accesa solo per sentire la voce di qualcuno. Le cose con lei erano già andate a puttane da mesi, la negazione era solo uno degli stadi della sua vecchia personalità. Ora non può fare a meno di cogliere i dettagli nel rumore di sottofondo - i gemiti soffocati dalla distanza dei morti che vagano instancabili per le strade e fra le piante - e pensare. 
Clementine dorme tranquilla, le piccole braccia attorno al suo, e Lee non può fare a meno di domandarsi quando tutto l'orrore che questa povera bambina ha visto presenterà il conto. Quando inizierà ad avere gli incubi, a sperimentare gli abissi dello squilibrio emotivo, quando si renderà conto che il loro mondo non tornerà mai più indietro. Si chiede quando la bambina capirà di star crescendo in un mondo che non può essere più riparato, si chiede se valga la pena di farle passare tutto questo e per cosa. Le ha raccontato delle vecchie storie, fiabe di un mondo ormai ai confini della propria esistenza, ha cercato di farle tenere stretta fra le dita un'infanzia che sta vedendo rovinarsi nonostante tutti i suoi sforzi. 
Non si accorge della presenza di Carley finché la sua mano delicata non si posa sulla sua spalla, e lo sguardo che le rivolge non vorrebbe essere così indifeso. Stare solo con Clem, a pensare al modo migliore di starle accanto come farebbe un papà vero, lo rende vulnerabile. Carley si siede accanto a loro, sul divano malconcio e rosicchiato dal tempo, non si avvicina troppo e non dice nulla, ma quando posa la mano sulla sua Lee ha la vaga, fugace sensazione che qualcosa potrebbe ancora nascere. Non necessariamente un miracolo, ma qualcosa. E riesce a rilassarsi per qualche minuto, senza ripensare al corpo di Mark che si trascina giù per le scale o qualche altra scena terrificante al quale ha dovuto assistere.
Finché il cibo non finisce, pensa, fino ad allora potrà avere momenti tranquilli e quasi normali - ma poi cos'è normale, ormai? - come questo. Ed i bei momenti, ha imparato, è meglio goderseli.