Titolo: Beware doll, you're bound to fall
Fandom: Puella Magi Madoka Magica
Personaggi: Sakura Kyoko, Kyubey
Genere: angst
Avvertimenti: missing moment, spoiler (per chi non ha visto la serie) (e se non l'avete vista non dovete spoilerarvi NULLA è_é casomai tornate dopo!)
Parole: 739
Note: altra fic buttata giù per l'X-Fandom di MDC XD ora, io ho voluto un po' male a
faechan per avermi dato questa canzone, perché non posso identificarmici in nessun modo, così come non posso identificarmi per niente con Kyoko, perché la sua storyline ha a che fare con cose che non sono sicura di saper affrontare perché non mi sono mai capitate. Questa fic è un missing moment del momento culminante della sua storia (che però non ci viene raccontato in dettaglio, sigh "XD) e dico da subito che se è superficiale è perché non mi è mai successa una tragedia tale e non riesco ad immaginare come ci si possa sentire. Però ci ho provato ;_; è una fic, ha a che fare con temi delicati come la perdita e sensi di colpa schiaccianti, se pensate che possa farvi male pls non leggetela perché sicuro è trattata da cani ;______;
Le sue narici ormai si sono abituate alla presenza nell'aria di fumo, polveri e odori intensi, persino tossici. I suoi occhi sono rossi e gonfi, il naso sporco di muco cola e rende il suo bel viso tondo un disastro, ma al momento non potrebbe interessarle di meno.
Si è trattato di un errore così stupido, pensa lucidamente, mentre siede fra i muri di due case, in un posto che da piccola credeva fosse introvabile, magico e protetto. Con una vuotezza sorprendente in fondo al cuore, è perfettamente conscia che tutto questo è colpa sua, solo e soltanto sua. Una volta avrebbe indicato altrove - una volta quando non aveva nessuna responsabilità reale sulle spalle, una volta quando poteva scappare di casa ma sapeva che sarebbe tornata e i suoi genitori l'avrebbero accolta di nuovo o l'avrebbero punita solo uno schiaffo e qualche parola dura. Fra le lacrime le sono passati per la mente anche sprazzi delle sue buone intenzioni, che adesso la fanno ridere senza un briciolo di gioia. La confusione è tanta, tanto roboante e tutto questo sembra talmente assurdo, irreale e stupido che il suo corpo pare non voler rispondere a questa realtà. Guarda la sua casa in un involucro di fiamme, i muri ormai neri e deboli: l'esoscheletro di una vita che non tornerà più, che lei ha ucciso con la più dolce delle magie, cioè la speranza.
«Non potevi prevedere che sarebbe successo» tuba una voce accanto a lei. Kyubey scodinzola guardando l'incendio, le fiamme che si riflettono nei suoi occhi, completamente impassibile al disastro accaduto, e Kyoko vorrebbe contemporaneamente calciarlo il più lontano possibile e fargli del male e strapparlo in due e poi riempirlo di bombe e guardarlo morire lentamente; dall'altra parte vorrebbe solo ridere, di nuovo, completamente svuotata di qualsiasi interesse, perché ora la lezione è chiara e dura e le si stringe addosso come fosse un corpetto. Le fa male, la testa pulsa e vorrebbe solo strapparsi di dosso l'angoscia e il senso di colpa, ma quelle sono più potenti e le stritolano il petto, costringono i polmoni a strillare e nel suo respiro si sentono vocalizzi sotto forma di respiri faticosi nonostante sia seduta lì da almeno tre ore, dopo che i pompieri l'hanno aiutata e portata in salvo. E sia, la colpa è sua. Le dame hanno sopportato per tanto tempo i loro corsetti senza mai lamentarsi, lei farà lo stesso con il suo peccato, lo porterà stretto nel cuore finché potrà ancora respirare.
«Tu l'hai previsto però» risponde dopo qualche minuto, l'aria ancora piena di polvere ed il ciliegio di fronte casa che, una volta rigoglioso, sta lì in piedi quasi del tutto consumato. Lo guarda con uno spirito sempre più avvilito, la Soul Gem un po' più opaca di prima dopo il combattimento avvenuto mentre suo padre sterminava il resto della famiglia in un atto di follia e disperazione.
«Non sapevo che sarebbe successo questo, ma sapevo che molto probabilmente non sarebbe finita bene.»
«E tu non potevi dirmelo, ovviamente» replica la ragazza, col tono completamente incolore, contemplando tutto ciò che ha perso e con lo stupido desiderio di accucciarsi sull'ingresso carbonizzato e rimanere lì fino a morire di fame. Sarebbe un modo così dolce di andarsene - però non può. Non ha nient'altro al mondo, ma finché può rimanere in piedi e mantenere salda la sua posizione sul terreno non ha intenzione di andarsene.
«Ovviamente. Il futuro non è mai predeterminato, in fondo sarebbe potuto andare tutto molto diversamente. In realtà sono stupito di come si siano svolti i fatti, perché non vi conosco ancora abbastanza bene da sapere esattamente come reagireste ad una data situazione. Per esempio non potevo sapere che tuo padre avrebbe preso la tua magia tanto seriamente» iniziò Kyubey, poi la guardò con il suo viso come sempre inespressivo. «Non ho mai capito qual è il problema degli esseri umani con quelle che chiamate "bugie". Vi servono per vivere".
Kyoko si morde il labbro e tiene stretti i pugni, continuando a guardare il risultato di quella che è stata una preghiera stupida, avventata e ingenua, tanto da distruggere il suo mondo.
«Me ne vado da qui» risponde semplicemente, le gambe deboli e tremanti mentre si rialza in piedi, lo spirito talmente fragile che ora basterebbe una parola per distruggerla nonostante cerchi così disperatamente di rimettere insieme i pezzi di se stessa. Kyubey non dice nulla e si limita a sparire nel fumo, lasciandola di nuovo sola.
Fandom: Puella Magi Madoka Magica
Personaggi: Sakura Kyoko, Kyubey
Genere: angst
Avvertimenti: missing moment, spoiler (per chi non ha visto la serie) (e se non l'avete vista non dovete spoilerarvi NULLA è_é casomai tornate dopo!)
Parole: 739
Note: altra fic buttata giù per l'X-Fandom di MDC XD ora, io ho voluto un po' male a
Le sue narici ormai si sono abituate alla presenza nell'aria di fumo, polveri e odori intensi, persino tossici. I suoi occhi sono rossi e gonfi, il naso sporco di muco cola e rende il suo bel viso tondo un disastro, ma al momento non potrebbe interessarle di meno.
Si è trattato di un errore così stupido, pensa lucidamente, mentre siede fra i muri di due case, in un posto che da piccola credeva fosse introvabile, magico e protetto. Con una vuotezza sorprendente in fondo al cuore, è perfettamente conscia che tutto questo è colpa sua, solo e soltanto sua. Una volta avrebbe indicato altrove - una volta quando non aveva nessuna responsabilità reale sulle spalle, una volta quando poteva scappare di casa ma sapeva che sarebbe tornata e i suoi genitori l'avrebbero accolta di nuovo o l'avrebbero punita solo uno schiaffo e qualche parola dura. Fra le lacrime le sono passati per la mente anche sprazzi delle sue buone intenzioni, che adesso la fanno ridere senza un briciolo di gioia. La confusione è tanta, tanto roboante e tutto questo sembra talmente assurdo, irreale e stupido che il suo corpo pare non voler rispondere a questa realtà. Guarda la sua casa in un involucro di fiamme, i muri ormai neri e deboli: l'esoscheletro di una vita che non tornerà più, che lei ha ucciso con la più dolce delle magie, cioè la speranza.
«Non potevi prevedere che sarebbe successo» tuba una voce accanto a lei. Kyubey scodinzola guardando l'incendio, le fiamme che si riflettono nei suoi occhi, completamente impassibile al disastro accaduto, e Kyoko vorrebbe contemporaneamente calciarlo il più lontano possibile e fargli del male e strapparlo in due e poi riempirlo di bombe e guardarlo morire lentamente; dall'altra parte vorrebbe solo ridere, di nuovo, completamente svuotata di qualsiasi interesse, perché ora la lezione è chiara e dura e le si stringe addosso come fosse un corpetto. Le fa male, la testa pulsa e vorrebbe solo strapparsi di dosso l'angoscia e il senso di colpa, ma quelle sono più potenti e le stritolano il petto, costringono i polmoni a strillare e nel suo respiro si sentono vocalizzi sotto forma di respiri faticosi nonostante sia seduta lì da almeno tre ore, dopo che i pompieri l'hanno aiutata e portata in salvo. E sia, la colpa è sua. Le dame hanno sopportato per tanto tempo i loro corsetti senza mai lamentarsi, lei farà lo stesso con il suo peccato, lo porterà stretto nel cuore finché potrà ancora respirare.
«Tu l'hai previsto però» risponde dopo qualche minuto, l'aria ancora piena di polvere ed il ciliegio di fronte casa che, una volta rigoglioso, sta lì in piedi quasi del tutto consumato. Lo guarda con uno spirito sempre più avvilito, la Soul Gem un po' più opaca di prima dopo il combattimento avvenuto mentre suo padre sterminava il resto della famiglia in un atto di follia e disperazione.
«Non sapevo che sarebbe successo questo, ma sapevo che molto probabilmente non sarebbe finita bene.»
«E tu non potevi dirmelo, ovviamente» replica la ragazza, col tono completamente incolore, contemplando tutto ciò che ha perso e con lo stupido desiderio di accucciarsi sull'ingresso carbonizzato e rimanere lì fino a morire di fame. Sarebbe un modo così dolce di andarsene - però non può. Non ha nient'altro al mondo, ma finché può rimanere in piedi e mantenere salda la sua posizione sul terreno non ha intenzione di andarsene.
«Ovviamente. Il futuro non è mai predeterminato, in fondo sarebbe potuto andare tutto molto diversamente. In realtà sono stupito di come si siano svolti i fatti, perché non vi conosco ancora abbastanza bene da sapere esattamente come reagireste ad una data situazione. Per esempio non potevo sapere che tuo padre avrebbe preso la tua magia tanto seriamente» iniziò Kyubey, poi la guardò con il suo viso come sempre inespressivo. «Non ho mai capito qual è il problema degli esseri umani con quelle che chiamate "bugie". Vi servono per vivere".
Kyoko si morde il labbro e tiene stretti i pugni, continuando a guardare il risultato di quella che è stata una preghiera stupida, avventata e ingenua, tanto da distruggere il suo mondo.
«Me ne vado da qui» risponde semplicemente, le gambe deboli e tremanti mentre si rialza in piedi, lo spirito talmente fragile che ora basterebbe una parola per distruggerla nonostante cerchi così disperatamente di rimettere insieme i pezzi di se stessa. Kyubey non dice nulla e si limita a sparire nel fumo, lasciandola di nuovo sola.
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