22 July 2013 @ 12:38 am
[Notte Bianca #10 roundup] Hannibal, Final Fantasy VI, Free!, Cowboy Bebop.  
Titolo: Shut up
Fandom: Hannibal
Personaggi: Hannibal, Jack, Freddie
Rating: SAFE
Wordcount: 283

Appena la signorina Lounds, sarcastica e pungente nel suo lanciare spilli di cattiveria ad ogni occasione, si riferisce alla carne - umana, ma lo sa solo il dottor Lecter - in quel modo spregevole, l'intera tavolata rimane in silenzio, trattenendosi dal roteare gli occhi o dal rispondere malamente. Jack finge di non averla ascoltata, continua a gustare la carne con l'espressione più soddisfatta - e a dire il vero la soddisfazione è genuina - che può, per poi lanciare occhiate un po' a mo' di scusa e un po' per ammansirlo ad Hannibal. Che non alza nemmeno lo sguardo dal piatto, ma incassa il commento in modo apparentemente sportivo e quieto.
In realtà l'unica cosa che gli passa per la testa è che Freddie Lounds si è comportata da maleducata una volta di troppo. Freddie Lounds, per quanto lo riguarda, non è più una persona, cioè uno di quegli animali simili a lui che occasionalmente gli capita di dover trattare con rispetto anche se il rispetto non se lo meritano nemmeno lontanamente. Così si limita a guardarla fisso e a sorridere, per poi continuare a gustare la carne asciutta, calda e deliziosa, specificamente una porzione di fegato umano. Che bel momento per essere vivi.
A fine pasto, Hannibal nota il piatto vuoto di Freddie, annuisce in segno di approvazione e rimane seduto a dirsi che dovrà aspettare solo un altro po'. In fondo chi piangerebbe per la scomparsa di un tale elemento? Sicuramente non Jack Crawford o Will Graham.
Sente di nuovo il sapore di carne tenera in bocca mentre osserva di sfuggita il corpo di Freddie. Si dice che lei la servirà, un giorno, in agrodolce. Con un contorno di pomodori e insalata.

Titolo: Narsche
Fandom: Final Fantasy VI
Personaggi: Celes Chere/Locke Cole
Rating: SAFE
Wordcount: 503

Celes osserva le proprie mani completamente bianche, sottili eppure forti, per nulla specchio della propria essenza. Stringe piano le lenzuola, la gola stretta nell'angoscia, nella paura e, per la prima volta, nel senso di colpa. Sente che avrebbe potuto fare qualcosa di più, qualcosa di migliore, avrebbe potuto agire prima, avrebbe potuto salvare più della sua gente. Stringe il lenzuolo anche con i denti, lacrime che spingono per la rabbia come una popolazione in rivolta, o forse sono solo le eco nella propria testa che gridano vendetta contro il ricordo di Kefka, la sua immagine di pazzo Dio al di sopra del cielo che scaglia fulmini non per ira né per vendetta, ma perché ne aveva voglia.
I suoi pensieri vengono interrotti dal tocco flebile e attento di una mano forte ma altrettanto delicata che le afferra il polso.
«Stai piangendo?» chiede Locke, sguardi furtivi e preoccupati che passano fra le ciocche dei suoi capelli biondi in cerca di indizi.
«Sto bene» replica lei, tentando di mantenere una voce ferma, le labbra che tremano e le mani che comunque cercano quella del ladro... o meglio, cacciatore di tesori.
Locke lo sa già che cos'ha lei nel cuore, perché nonostante sia dura da decifrare le parole sono passate incessabili fra loro, un costante fiume di confessioni e consolazione un po' inutile, notti come la precedente fatte apposta per avvicinarsi un po' di più, sempre di più. Cose che neanche la magia più potente sarebbe in grado di ottenere.
I capelli di Celes gli ricordano il grano, quello buono, e lo sussurra nel suo orecchio mentre passa le dita nella sua chioma bionda. Celes sorride fra le lacrime, si lascia abbracciare e sospira.
«Vorrei solo che le cose fossero andate meglio per tutti noi», bisbiglia voltandosi verso di lui. Guarda le proprie mani, ormai incapaci di qualsiasi tipo di magia, non più. Locke si lascia avvolgere dal senso di sconforto, per poi prenderle una mano.
«Ma noi siamo ancora qui, siamo tutti vivi. Non ha senso prenderci responsabilità per il resto del mondo.»
«Vorrei poterla pensare così, Locke» risponde, gli occhi bassi, le braccia dell'uomo che le si stringono attorno e l'amarezza che si diffonde nella bocca come se avesse bevuto aceto.
«Mi dispiace.»
Celes rimane in silenzio, ascoltando i battiti nel suo petto, gli occhi chiusi. Locke guarda fuori dalla finestra, col desiderio di poter vedere di nuovo gli Esper volare liberi nel cielo. Ma la loro salvezza ha avuto un prezzo, e la felicità che ha trovato dopo la fine del mondo non curerà mai il peso della realtà.
«Era estate quando mi sono innamorata di te» mormora lei, piano, e Locke sorride, accarezzando il suo corpo pallido e forte.
«Eravamo qui a Narsche, avevi freddo nonostante fosse estate...» risponde, ricordando la città sommersa dal vapore e dal rumore delle macchine. Ricorda di averla stretta a sé così come ora.
«Il mondo era ancora come prima.»
«Noi siamo ancora come prima» ribatte prontamente, sollevando il suo mento. Celes sospira, ancora addolorata, ma accetta di toccare le sue labbra con le proprie. Un'altra magia rimasta nel mondo.

Titolo: Trail of water
Fandom: Free!
Personaggi: Haruka Nanase/Makoto Tachibana
Rating: SAFE
Wordcount: 472

Makoto conosce Haru-chan da così tanto che solo se si sforza davvero riesce a ricordare di non essere nato assieme a lui. Da quando lo conosce, tutto ciò che fa brillare gli occhi di Haruka è ciò che sa fare meglio: gettarsi in uno specchio d'acqua, sentirsi circondato da qualcosa che gli porta pace perché sa come domarla. Ovviamente sa anche che l'acqua è letale, Haruka, ma Makoto sa che probabilmente è una storia d'amore che non finirà mai. Non ha mai dovuto descrivergli la sensazione che prova quando lascia galleggiare il proprio corpo con gli occhi chiusi, una fiducia totale e incrollabile nel proprio corpo assieme alle leggi fondamentali che regolano la fisica. L'acqua lo terrà sempre in salvo, scorrerà sempre fra le sue dita, dolce e mansueta.
Quando Haruka fa la doccia è pur sempre piacevole, ma non è come essere immersi, non è come sentirsi mancare il fiato perché del tutto immersi, non è come essere tutt'uno con qualcuno che si ama. La doccia è più come una continua carezza. Makoto sorride quando vede il corpo di Haruka completamente rilassato, il viso teso verso lo spruzzo d'acqua e l'espressione di un bimbo che sogna, completamente perso in un altro mondo. Certo, c'è anche da dire che quando passa minuti così sembra un imbecille, ma Makoto ci è abituato. Toglie la cuffia e passa sotto la doccia accanto la sua, la fatica dello sforzo agonistico che improvvisamente fa sembrare tutto il suo corpo più pesante.
«Ottimo tempo, Haruka».
L'altro dapprima sembra non averlo sentito, poi apre appena un occhio e lo guarda con aria scocciata, come se stesse davvero viaggiando. Piccolo e scontroso anche a poco più di dieci anni, Haruka risponde con un grugnito di superiorità che non tenta nemmeno di dissimulare. Makoto ridacchia, posando una mano sulla sua spalla. E poi scende con le dita lungo la sua schiena, a sua volta improvvisamente perso, la stanchezza che contribuisce allo stato di pausa mentale che si sta concedendo mentre tocca la pelle di Haruka.
«Ti dispiace?» sente dire da lontano, finalmente, e impiega qualche secondo a tornare in sé, la mano che viene ritratta immediatamente ed il cuore che gli balza in gola per l'imbarazzo e perché che stavo facendo?!, mentre l'amico alza un sopracciglio e lo fissa per qualche secondo, per poi tornare a chiudere gli occhi, il viso di nuovo sotto le gocce infinite d'acqua. Makoto si irrigidisce appena, sbatte le palpebre e si morde il labbro, decide che non lo menzionerà mai più. Si vergogna istintivamente, e come chiude il getto d'acqua e si affretta verso lo spogliatoio Haruka si accorge solo vagamente che se ne sta andando. Il senso che qualcosa sia sbagliato infine lo fa sospirare, chiude l'acqua e segue il suo migliore amico, spergiurando che non lo dirà mai a nessuno. In fondo non è successo niente...

Titolo: Come a Natale
Fandom: Cowboy Bebop
Personaggi: Ein, Ed, Spike, Jet, Faye
Rating: SAFE
Wordcount: 442

Non c'era tanta gioia in una stanza da quando Spike era rientrato nel Bebop una sera con un sacco pieno di Woolong in una mano ed una borsa della spesa piena di cibo rigorosamente fresco - perlomeno, fresco quanto lo può essere dopo una lunga permanenza sugli scaffali un supermercato - nell'altra.
O meglio, non c'era mai stata tanta gioia da un lato della hall e tanta indifferenza mischiata ad insofferenza dall'altro.
«Bene, quindi ora come funziona? Dobbiamo portarci dietro tutta l'allegra famigliola o la femmina può rimanere qui?» chiese Jet, lanciando uno sguardo verso il portellone aperto e la scaletta ancora abbassata, lo sguardo che poteva fuggire per un momento sul paesaggio in un certo senso poetico in stile urbano di Marte.
Edward saltellava intorno ad Ein e la sua piccola compagna, accoccolati uno accanto all'altra assieme ad una combriccola di piccoli batuffoli di pelo lagnosi.
«Io non li voglio questi bastardi in giro» sibilò Faye, lanciando un'occhiata acida in direzione dei cani e di conseguenza ad Ed, che si voltò e ringhiò in modo minaccioso come se fosse la madre dei cuccioli. «Non sono bastardi. Sono tutti corgi!» esclamò poi, tornando a gioire nel suo piccolo angolo di paradiso. Nipotini!
«Sì, beh» sbuffò Faye, prendendo una sigaretta dal pacchetto e facendola pendere spenta fra le labbra, tamburellando con le dita sulle proprie braccia incrociate. Tutti gli sguardi finirono per convergere su Spike, comodamente appollaiato sul loro divano ciancicato dalle tarme. Quando se ne accorse, balzò lievemente sulle sue gambe incrociate, sorpreso, una sigaretta accesa in bocca e nessuna cura per le basilari regole di qualsiasi fumatore. «Possiamo anche portarceli tutti dietro per quanto mi riguarda» disse poi, scrollando le spalle. «Tanto, sei bocche in più da sfamare, sei in meno...»
«Escrementi ovunque...» aggiunse Jet, sospirando.
«A quello ci pensi tu!» disse subito Faye in tono minaccioso, puntando il dito verso Ed. «Tu li hai voluti e tu pulirai!»
«Okay» rispose la ragazzina, accucciata accanto ad Ein, accarezzando il suo pelo con entusiasmo e scrollando le spalle. Ein rotolò a pancia in su nel sonno, continuando a russare rumorosamente mentre l'altra esemplare di corgi leccava i cuccioli maternamente.
Il silenzio che seguì poteva essere interpretato come assenso, perciò Ed si rilassò, un enorme sorriso disteso attraverso la sua faccia, gli onnipresenti occhiali che le davano l'aspetto di un insetto.
«Certo che siamo stati proprio intelligenti, a rimanere qui abbastanza a lungo perché persino Ein potesse avere una tresca senza che potessimo accorgercene» borbottò Faye, dirigendosi verso la sua stanza.
Ed le fece una linguaccia e si stese accanto alla famigliola di cani, tutta contenta. Jet e Spike si guardarono, sospirarono all'unisono e tornarono alle loro faccende.
 
 
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[identity profile] kuruccha.livejournal.com on July 23rd, 2013 10:22 am (UTC)
a rimanere qui abbastanza a lungo perché persino Ein potesse avere una tresca

PERSINO MEANS CHE QUESTA TRESCA NON E' L'UNICA

/cervello da fangirl in azione

E' adorabile, lo sai? <3
[identity profile] manubibi.livejournal.com on July 23rd, 2013 11:40 am (UTC)
;DDDDDDDDDDDDDDDDD you got it <3
aw, te la volevo linkare ma mi sono dimenticata D: per fortuna l'hai trovata da sola XD <3 e grazie!! *OOOO*