Titolo: something better
Fandom: Free!
Personaggi: Rin Matsuoka/Sousuke Yamazaki/Nagisa Hazuki, Gou Matsuoka, altri
Genere: erotico, con un pochetta de trama giusto per allungare il brodo OTZ
Avvertimenti: AU, threesome
Parole: 4047 (dov'era finita tutta sta voglia di scrivere per il resto dell'anno T_T
Note: quarta e ultima fic per il #WRPG di
maridichallenge! Allo', questa è la mia prima Arabian!AU basata (very roughly eh) sulla ending della prima stagione di Free!, però con Sousuke. SHUTUP. Also non venite a scassamme er cazzo con la cultura araba o giapponese, È PORNO OKAY. Treat it as such. Also, finalmente son tornata a trovarmi a mio agio scrivendo in italiano XD also capite che l'ho allungata il più possibile per fare wordcount. Comunque i prompt che ho scelto questa settimana sono: uno | due | tre | quattro | oro | argento | bronzo | acciaio | coppa | denaro | spada | bastone | nuova | calante | piena | crescente.
Respirò l'aria secca e calda, torrida che tanto gli era diventata familiare durante il suo lungo viaggio, con i sandali pieni di polvere ed il viso sporco, sudato, l'espressione sfinita. Sousuke era nuovo da queste parti. Era partito da un piccolo villaggio accanto ad una oasi, un posto nel mezzo del Deserto Eterno, una manciata di famiglie povere, sole e in procinto di morire. Infatti da qualche giorno a questa parte, o almeno così gli sembrava visto che dopo tutte le giornate e le notti passate a camminare instancabilmente, un gruppo di predoni aveva preso di mira il villaggio, saccheggiando, distruggendo, bruciando le tende. Solo lui era riuscito a fuggire senza farsi vedere, e probabilmente ora era già tutto finito. Probabilmente ora erano già tutti morti.
Ma alla fine era arrivato, seguendo indicazioni miracolosamente corrette da parte di viaggiatori solitari incontrati ogni pugno di giorni nel suo viaggiare, perché perdersi in una landa tutta uguale e quasi vuota in termini di punti di riferimento era quasi impossibile. Sì, ogni tanto trovava qualche accampamento temporaneo e lì si fermava in cambio di denaro, ottenendo quelle direttive, ma per la maggior parte del tempo aveva camminato con l'angoscia di star sbagliando direzione.
Comunque, la paura di aver sbagliato era svanita, ed assieme al sollievo lo investì anche una ondata di stanchezza. Tutto il suo corpo stava protestando, i suoi piedi erano pieni di vesciche, e lo sguardo si sfocava esausto. Sbatté le palpebre, tornando in sé. Prima di riposare doveva chiedere udienza al Sultano. Doveva farsi ascoltare. Doveva implorare il suo aiuto. Le persone intorno a lui sembrarono ignorarlo, tutt'al più, e quando provò ad ansimare una richiesta di aiuto nessuno lo considerò.
Come avrebbe fatto a trovare un modo per farsi accompagnare nella sala principale? Ci aveva pensato, ed aveva pianificato di vendere il suo pendente di smeraldi - l'ultima reliquia della sua famiglia - per ottenere una possibilità di parlare al Sultano Matsuoka. Non ne conosceva nemmeno la figura, solo il nome, e non sapeva se le sue richieste avrebbero ottenuto un assenso. In fondo, non sapeva nemmeno se ne valesse la pena di mandare un esercito al suo minuscolo villaggio, sapendo che ormai erano passati molti giorni.
Afferrò la sua borraccia - che aveva riempito scambiando beni per acqua ogni volta che aveva incontrato qualcuno - ma essa era vuota, neanche una goccia per dissetare il suo corpo martoriato da un viaggio solitario e disperato.
Il suo cuore batteva forte, la paura impossessatasi di lui gli diceva che sarebbe morto lì, al suo traguardo, a pochi passi dall'obiettivo.
Improvvisamente, si rese conto di una cosa. Un paio di occhi lo stavano osservando. Li vide, di sfuggita, nella frazione di secondo in cui si voltò verso una delle vie che conducevano al cuore pulsante della città dorata, e quando cercò di mettere a fuoco chiunque lo stesse osservando, un gruppetto di donne passò proprio davanti la spia, nascondendola allo sguardo. Quando furono passate, non trovò nulla a restituirgli lo sguardo. Si passò le mani sulle palpebre, stancamente. Doveva essere stata una allucinazione dovuta alla stanchezza, sicuramente. Dopotutto, al momento aveva la netta impressione di essere un fantasma agli occhi di chiunque altro, e forse era così. 'Non mi interessa,' si trovò a pensare, l'affaticamento che già iniziava a mettere il cervello in confusione, assieme al sole cocente che batteva sul suo copricapo arrangiato alla bell'e meglio.
Ciò che lo spaventò di più al momento, però, fu la sensazione improvvisa di uno zampettare fra le dita dei piedi. Abbassò gli occhi blu scuro ed il suo respiro si trovò intrappolato nei suoi polmoni. Un piccolo scorpione stava aggirandosi sulla sua pelle, ogni passettino un brivido di orrore mandato al cervello dell'uomo.
Che fosse velenoso? Negli anni passati a vivere nel deserto, aveva avuto molto a che fare con quelle creature, ed aveva scoperto che, contrariamente a quanto chiunque altro avrebbe pensato, la maggior parte era innocua. Bisognava fare attenzione a quelli piccoli - come quello -, perché potevano occidere un uomo adulto - quale lui era - nel giro di poche ore. Brividi salirono freddi e paralizzanti lungo il suo corpo, che oltre alla stanchezza ora si arrestava per la paura. E poi avvertì un dolore acuto sulla caviglia, e troppo preso dall'ansia per controllare che fosse proprio una puntura, la sua mente si fermò, facendolo cadere a terra. Il suo sguardo si riempì di piedi e puntini neri ovunque, e dopo quel punto, fu come dormire.
In un breve momento di coscienza, i rumori della città erano svaniti. Sousuke si trovò bagnato, il suo corpo che gli sembrava sciolto da tanto non si trovava rilassato, un forte odore di sapone, ed uno sciabordio dolce e rassicurante tutto attorno a lui. Tentò di aprire gli occhi, ma tutto il suo corpo si rifiutava di svegliarsi, perciò riuscì solamente a sbirciare attraverso le ciglia. L'acqua era fresca, e la luce riflessa in essa era di un colore arancio pastello, il che gli suggerì che stava arrivando la sera. Sembrava si trovasse in un posto al chiuso, in un bagno privato di qualcuno, quindi forse... avrebbe dovuto pagare... un conto. Ciò che era certo: qualcuno lo aveva salvato e portato in casa propria, perciò chiuse gli occhi rassicurato dal certo gesto di gentilezza che qualcuno gli aveva rivolto.
La seconda volta in cui si svegliò dopo essere svenuto, la luce del giorno era del tutto svanita, e lui si trovava in una stanza nuova, coperto con cura da soffici lenzuola colore dell'argento decisamente pregiate, un soffitto sconosciuto a fargli da cielo. Ed era ancora nudo, così come lo era stato durante quel bagno... ciò significava che qualcuno lo aveva spogliato. Che qualcuno lo aveva lavato. Che qualcuno lo aveva toccato. Spalancò gli occhi, sedendosi di scatto sul materasso solido sotto di sé. Si guardò attorno, e tutto ciò che vide era un letto elegante e spazioso - costruito per due - in una stanza spaziosa, piena di ornamenti lungo le pareti che dal suo punto di vista non poteva identificare bene, le finestre erano aperte e lasciavano passare un vento fresco mentre la Luna crescente faceva capolino guardandolo. C'era anche un passaggio aperto che doveva condurre al cuore del palazzo in cui si trovava. Eppure era nudo, i suoi vestiti non erano in vista, e sostanzialmente già aveva capito che chiunque lo aveva salvato lo volesse lì, sotto le lenzuola, e questo fatto non mancò di provocare una sensazione di disagio come un tappo che risalisse lungo la gola. La confusione, comunque, era imperante. Si fece molte domande elementari, mentre il suo corpo si svegliava, ma il suo dialogo interiore fu interrotto da una voce sottile, quasi femminile, ma non proprio, che si avvicinava alla sua stanza. Pochi secondi dopo, il suo sguardo incontrò un paio di occhi familiari: quella sfumatura di magenta non poteva trovarsi così comunemente.
"Oh, siete sveglio," il nuovo arrivato constatò, sorridendo gentilmente. Trotterellò verso Sousuke, tenendo in mano una brocca. "Stavo giusto dicendo a Rin-chan che sarete assetato... non è vero?" continuò, versando acqua nel calice che sedeva accanto al letto, su un piccolo tavolino.
"Non chiamarmi Rin-chan, Nagisa" intervenne una voce sulla soglia, e quando Sousuke si voltò a guardare i suoi occhi incontrarono quella che doveva essere la figura del Sultano in persona! Doveva essere lui, data la quantità di argento e oro che indossava, braccialetti che tintinnavano fra loro mentre camminava con passo sicuro all'interno della stanza. Era sicuramente un sovrano bellissimo, Sousuke pensò.
"Oh, non essere così formale..." il ragazzo chiamato Nagisa rispose, ridacchiando. Come i suoi occhi si posarono di nuovo sulla figura stesa sul letto, chiese in tono gentile: "come vi chiamate? Avete riposato bene?"
Sousuke annuì, ancora preoccupato sulla sua situazione. "Io... Il mio nome è Sousuke. Sono venuto da un villaggio lontano per chiedere aiuto al Sultano," iniziò. Immediatamente vide il capo del suddetto voltarsi verso di lui, la sua espressione ora interessata.
"Aiuto per quale motivo, Sousuke?" Chiese, avvicinandosi con aria seria, se non vagamente minacciosa.
Il respiro si bloccò nei polmoni per Sousuke. "Ecco..." esalò, "il mio villaggio è sotto attacco. Mi hanno mandato a chiedere il Vostro aiuto."
Nagisa e Rin si scambiarono uno sguardo, e quest'ultimo ghignò appena, sedendo sul materasso, il che mise il suo ospite un po' a disagio.
"Possiamo parlarne."
Si allungò verso Sousuke, finendo per intrappolare il suo bacino fra le proprie braccia, il ragazzo moro che nel frattempo indietreggiò col viso, pieno di confusione.
"O... insomma, possiamo negoziare. Tu mi dai questo," Rin continuò, poggiando una mano fra le gambe dello straniero, che arrossì visibilmente e sussultò, "ed io ti dò un capitano e una truppa per salvare il tuo villaggio. Che ne pensi?"
Cioè, Sousuke riuscì a pensare mentre la mano fra le sue cosce si muoveva lentamente da sopra le lenzuola, devo prostituirmi.
Avrebbe dovuto dare la sua dignità per salvare qualcosa che probabilmente già non esisteva più. Il ragazzo biondo accanto a loro sedette dall'altro lato del letto, improvvisamente mettendosi a succhiare il lobo del suo orecchio.
Con la coda dell'occhio vide una ragazza con lo stesso colore magenta dei capelli di Rin, che si avvicinava senza alcun problema al fratello e conversava con lui per qualche secondo.
Sousuke sobbalzò, ansimando, mentre si voltava per incontrare un paio d'occhi liquidi, un ghigno malizioso, e poi una bocca che si chiuse sulle sue labbra, senza avvertimenti né esitazioni. Non aveva mai sentito che il Sultano conducesse certe attività nel suo palazzo. A dire il vero, era conosciuto proprio per la sua mancanza di contatti sessuali con chicchessia.
"Rin-chan dovrebbe farlo suonare meno come uno scambio... ma vedrai, ti divertirai con noi!" Nagisa poi intervenne, sorridendo in un modo quasi rassicurante.
"Ovviamente, non mi prenderei nulla che non mi vuoi dare," Rin annuì, per poi annusare il collo del suo ospite. "Mh, l'hai lavato bene. Ottimo lavoro, Nagisa."
Gli occhi di Sousuke si spalancarono, il suo corpo che già iniziava a reagire a tutti quegli stimoli mentre la sua mente ancora lavorava cercando di giungere ad una soluzione. Il ragazzo biondo alla sua destra sghignazzò, accarezzando delicatamente il petto del ragazzo dall'aria stupefatta fra loro. Allora era stato lui. A svestirlo, a lavarlo, profumarlo, farlo portare sotto delle comode lenzuola - e non da solo, dato che il suo corpo era molto più pesante di qualsiasi cosa che un ragazzino gracile come quello avrebbe potuto trasportare…
"Non vi dovete preoccupare, ho visto centinaia di uomini nudi..." Nagisa commentò, guardandolo.
"Scusate, ma... che sta succedendo? Chi siete? Voglio dire, intuisco che voi siete il Sultano, ma..."
"Nagisa è il mio ragazzo-giocattolo," Rin rispose, asciutto, i suoi occhi che percorrevano ogni centimetro del corpo nudo, largo e muscoloso di Sousuke con una certa fame, mentre le sue dita lasciavano il rigonfiamento ora piuttosto evidente sotto le lenzuola per muoversi verso il mento del viaggiatore, fermandolo mentre lo baciava, in modo aggressivo. Infilò la lingua fra le sue labbra possessivamente, e Sousuke si chiese com'era finito in questa situazione. Con due uomini che lo toccavano in modo improprio, specialmente due completi sconosciuti.
In un certo momento, però, i suoi occhi si chiusero, mentre piegava la testa all'indietro per lasciare spazio alle labbra che lo stavano invadendo. Il suo corpo la ebbe vinta, mentre continue ondate di desiderio si accumulavano nel suo ventre. Ricordò di aver mormorato un "sì" mentre si stendeva di nuovo, entrambi gli altri uomini che lo seguivano, toccandolo, infilando le mani sotto le lenzuola, esplorando la sua pelle ed ascoltandolo ansimare sempre più forte, la luce della Luna crescente che toccava i loro corpi intrecciati fra riflessi argentati.
Sousuke si trovò, nella febbre che ora lo possedeva, a baciare due bocche diverse, ad afferrare con sicurezza due fianchi diversi, ognuno con una mano, a rovesciare il Sultano sul ventre e ad infilare le dita dentro di lui, mentre l'altro ansimava seguendo il ritmo delle sue dita col bacino, spingendosi contro di lui, la schiena che si curvava deliziata dai brividi di piacere che salivano lungo il corpo del più prestigioso dei tre uomini. Che aveva delle dita infilate dentro di sé e gemeva senza vergogna. Che si lasciava andare a qualcosa di diverso dai propri impegni. Che si muoveva quasi disperato in cerca di uno sfogo. Che implorava di ricevere qualcosa di più grande, ma Nagisa scosse la testa mentre li guardava, con uno sguardo insolente.
"Maledizione, Nagisa, non, ah, non fare lo stronzo," Rin gemette, lanciando all'altro uno sguardo furente. Il biondo ridacchiò, avvicinandosi invece al più robusto dei tre, aggrappandosi al suo collo, baciandolo a lungo e come un serpente muovendo il proprio corpo contro quello nudo di Sousuke, tanto che quest'ultimo dimenticò a tratti ciò che stava facendo.
Rin, intirizzito, si raddrizzò e tirò via Nagisa senza tante cerimonie, ignorando le sue proteste, e spinse Sousuke a sedere sul materasso. L'altro, stupefatto, si trovò, ora, il Sultano seduto fra le proprie cosce, di spalle, che scendeva sulla sua erezione, mentre toglieva la propria veste e mugolava.
Anche il loro ospite prese a sospirare e gemere, il proprio corpo che reagiva d'istinto ad una situazione tanto paradossale quanto eccitante, i pensieri del villaggio che svanivano mentre davanti i suoi occhi la schiena del suo superiore più diretto in assoluto si inarcava lentamente, bellissima, bagnata da appena un velo di sudore, tanto invitante che Sousuke passò un dito lungo la spina dorsale davanti a sé. Rin sospirò, mentre lo cavalcava, e poi tremò quando avvertì la stimulazione di un punto dentro di sé che lo fece piegare in avanti, cercandolo ancora e ancora. Sospirò sempre più forte, mentre prendeva una delle mani di Sousuke e la stringeva attorno al proprio sesso già bagnato.
"Nagisa, spogliati," Rin ordinò, fra i gemiti, e smise di muoversi, il ché provocò un certo stupore in Sousuke, mentre la sua erezione pulsava dolorosamente, smaniosa di essere soddisfatta.
Il biondo, che guardava con una espressione divertita, spostò lo sguardo sul suo Sultano, annuendo.
Indossava un copricapo del colore dell'erba, vestiti leggeri e larghi, che scoprivano il suo torso - e Sousuke pensò distrattamente che avrebbe dovuto capirlo anche prima chi era esattamente quel ragazzo. Si tolse velocemente la parte superiore del proprio completo, e non ci voleva molto, mentre con soddisfazione notò che gli sguardi di entrambi gli altri due uomini erano puntati su di lui. Sousuke si trovò a provare una sensazione molto simile alla fame mentre Nagisa si abbassava lentamente i pantaloni spaziosi, rivelando un paio di gambe magre ma toniche. Sotto di essi portava... nulla. Gettò tutto fuori dal letto, gattonando con aria sicura in direzione di Rin, prendendo in bocca il suo sesso con aria sicura, mentre inarcava la schiena come un gatto, mostrando la curvatura del suo sedere e della schiena. La sua bocca calda si chiuse attorno a Rin, che lasciò andare un sospiro di sollievo, mentre le sue mani piene di gioielli si posavano fra i capelli biondi in mezzo alle sue cosce. E poi riprese a muoversi su Sousuke, facendosi sfiorare ancora e ancora dall'interno sul punto che gli dava più piacere, spingendolo all'indietro. Sousuke si trovò sdraiato sulla schiena, spingendo il bacino con suoni liquidi dentro Rin, mentre si tratteneva dal mugolare. E poi Rin si fermò quando venne, Nagisa che lo predisse qualche secondo prima che accadesse, dato che ci era abituato.
Sousuke si trovò una seconda volta ad arrivare al punto di essere soddisfatto, senza effettivamente poter essere soddisfatto. Emise un lamento mentre Rin si sollevava da lui, ridendo e sdraiandosi ai piedi del letto, mentre ora guardava Nagisa prendere il suo posto sopra il moro, il suo approccio più delicato e forse anche più giocoso, mentre passava i polpastrelli delle dita lungo il corpo dell'ospite, osservando il suo viso quasi sofferente.
"Sapete, mentre vi pulivo avevo quasi voglia di cavalcarvi anche io," Nagisa confessò, impudico, ma poi scosse la testa. "Sarebbe stato di poco gusto," aggiunse, mentre toccava il corpo di Sousuke con entrambe le mani, evitando accuratamente l'erezione che chiedeva disperatamente attenzione. E lo stava facendo di proposito, perché poi scese a leccare il suo petto e poi l'ombelico, scendendo per poi interrompersi improvvisamente, la scia di saliva che ora pareva raffreddarlo. Sousuke era generalmente paziente, e quieto, ma a quel punto non poteva fargliela passare liscia, non quando ogni parte di sé chiedeva soddisfazione. Ogni altro pensiero, a quel punto, era stato relegato in un angolo buio. Aveva solo bisogno di soddisfare quel bisogno lussurioso che il maledettissimo Sultano gli aveva dato. Parlando di lui, mentre afferrava i fianchi di Nagisa e lo costringeva a gattoni tenendolo fermo così - Nagisa che protestava debolmente - sentì Rin ridacchiare, e lo guardò per un istante mentre si toccava pigramente, ammirando le loro forme.
Non gli piaceva il pensiero di essere toccato, ma si spinse comunque dentro Nagisa, montandolo in modo istintivo. L'altro lasciò andare un gemito e tentò di cambiare posizione, ma lui, essendo più grande, lo tenne fermo mentre spingeva con forza dentro di lui. Morse la sua spalla, mentre lo riempiva, mentre scaricava tutta la stanchezza e la pressione di un viaggio fin troppo lungo dentro il corpo piccolo e ancora stretto, nonostante tutto, del giovane ragazzo biondo. Nagisa gemette a voce alta.
Rin ordinò che Sousuke lo facesse tacere, e l'altro, completamente d'accordo, spinse Nagisa in avanti, premendo il suo viso contro il materasso, continuando a spingere con urgenza dentro di lui, curvando le dita fra i morbidi capelli biondi. Nagisa provò a togliere la mano grande e forte dalla sua testa, mentre esprimeva il proprio piacere in suoni liquidi e attutiti dal materasso. Sousuke afferrò entrambe le sue mani e le spinse a loro volta contro il materasso, sopra la testa del più gracile.
"Toccatemi," Nagisa implorò, gli occhi chiusi, la voce sciolta con l'improvviso bisogno di venire. Sousuke afferrò il suo sesso, pompandolo velocemente, in modo possessivo, i suoni prodotti dall'altro che diventavano ancora più leziosi, desiderosi, e lussuriosi.
Improvvisamente si rese conto perché fare sesso con il Sultano era il lavoro di quel ragazzo. Sembrava davvero provare piacere nell'essere preso in qualsiasi modo, sembrava sicuro di sé, e sembrava non vergognarsi nel suo ruolo a corte.
Il bacino di Sousuke prese a muoversi erraticamente, e strinse i capelli nella sua mano in un pugno, provocando un gemito di dolore nell'altro mentre si svuotava dentro di lui. Lasciò passare fra le labbra solo un sospiro di sollievo, prendendo ad ansimare pesantemente ed abbandonando il piccolo corpo sotto di sé. I pensieri tornarono gradualmente a passare come sempre attraverso il suo cervello, ma ora che erano stati zittiti stavano urlando dentro di sé. Il villaggio. Il loro patto.
Guardò Rin, avvolto nell'argento delle lenzuola, mentre continuava a toccarsi piano - poteva vederne il movimento - e sospirò.
"Il nostro patto?" Chiese, improvvisamente preoccupato.
Rin sorrise, rilassato, annuendo. "Ovviamente è ancora valido. Ti volevo proporre però di rimanere qui con noi. Ti sei divertito, no?" Propose, guardando per un secondo Nagisa che si stava prendendo cura della propria erezione rimasta insoddisfatta.
Anche Sousuke lo guardò, e si morse il labbro mentre scacciava la mano fra le gambe calde del più giovane, prendendo a muovere la propria attorno al suo sesso. Nagisa allargò le gambe, sorridendo appena, beatamente, mentre lasciava andare sottili gemiti. Esplose sulla trama pregiata ed argentata delle lenzuola, e poi il corpo di Sousuke si lasciò andare, sdraiandosi sfinito mentre stringeva quello di Nagisa. L'altro gli si sistemò contro, altrettanto stanco e soddisfatto.
E Rin lasciò un languido bacio sulla sua spalla mentre strisciava dietro di lui. "Oppure puoi tornare nel tuo villaggetto distrutto. A te la scelta."
Sousuke mugolò, stanco, valutando la proposta. Cosa lo aspettava al villaggio? Nessuna prospettiva. Povertà. Nessun membro della propria famiglia. E, molto probabilmente, morte e desolazione.
"Non sarò il vostro giocattolo, però," borbottò, chiaramente.
Rin ridacchiò da dietro di lui, con Nagisa che gli faceva da eco.
"D'accordo. Cercherò un lavoro per te qui in città, allora."
La Luna stava crescendo dietro le nuvole della notte, ed era l'unica fonte di luce a rendere distinguibili i tratti rilassati di tutti e tre i giovani uomini. Splendeva su di loro, sul disordine del letto, producendo riflessi d'argento opachi che si proiettavano sulle carni stanche dei tre.
Sousuke affondò nel sonno quasi immediatamente, il suo corpo che richiedeva riposo il prima possibile, e quando riemerse le lenzuola sopra di lui erano profumate e fresche, il sole splendeva mattutino e scaldava la sua pelle. Era mattino, e si trovò solo, con i propri vestiti piegati accuratamente accanto a sé. Li indossò prontamente, ancora rimbambito dal sonno e decise, questa volta, di avventurarsi nel palazzo. Vagò per una buona manciata di minuti prima di trovare la sala principale, e vi entrò senza tante cerimonie, trovando Rin e la sorella che conversavano. Il Sultano si accorse di lui immediatamente, e ghignò.
"Dormito bene?" Chiese, alzandosi. "Gou, chiama il capitano," aggiunse poi, guardandola. Lei annuì, sorridendo all'ospite consapevolmente, per poi sparire attraverso una porta nel retro.
"Dormito bene," Sousuke confermò, guardandosi attorno. "Allora... ?" Esordì, incerto. Il sesso della notte prima aveva reso tutta la situazione piuttosto imbarazzante.
"Rilassati, non ti metterò nei guai." Rin lo rassicurò, facendo l'occhiolino. "Ah, Nagisa. Fai avvertire i sottotenenti che sarò via un paio di giorni", aggiunse, guardando dietro a Sousuke, che si voltò per incontrare lo sguardo gentile del biondo.
Gli era difficile conciliare quel ragazzo con l'immagine che gli era rimasta impressa la sera prima.
Rin posò una mano sulla sua spalla, per poi annuire. "Andiamo," annunciò, mostrando l'elsa della propria scimitarra. Anch'essa d'argento. Sousuke pensò che quel colore doveva proprio piacere al sovrano.
"Venite anche voi?" Sousuke chiese, sorpreso. Pensava sarebbe stata una missione poco importante, ma l'altro annuì, roteando gli occhi.
"Sì, mia sorella mi ha convinto. Dice che dovrei essere preoccupato per te," spiegò, scrollando le spalle. "E per me non è un problema."
Per lui non era un problema, era più o meno come una scampagnata. Sousuke lo guardò di sottecchi, ma non aggiunse nulla.
Si stupì di quanto velocemente fossero tornati al villaggio. Ci misero così poco che non riuscì nemmeno a rendersene conto, e si convinse che in qualche modo le truppe del Sovrano avevano un migliore senso dell'orientamento di lui. Rin fu il primo ad entrare al villaggio, guardandosi attorno. Scese dal cammello, lasciando qualche lieve pacca sul capo dello stesso, e ricevendo uno sbuffo. Le case erano in una situazione di completo disastro e solitudine. Si voltò a guardare Sousuke, accigliato, e quest'ultimo ignorò qualsiasi cosa che non fosse la distruzione in fronte a sé. Non c'erano corpi, ma non c'era nemmeno alcun segno di vita. Mentre lui si dava alla pazza gioia fra lenzuola argentate, sotto la Luna che cresceva, la vita nel suo villaggio moriva. Si aggirò per le casette, sbirciando all'interno, trovando principalmente vuoto e disordine, bruciature e segni di combattimento. Capì che la situazione era senza speranza quando si accorse di una pira fuori dalla zona dell'oasi e di un odore forte che faceva contorcere le sue viscere.
Riempì gli occhi di quella visione, poi si voltò guardando dritto negli occhi Rin, la rabbia che bolliva in fondo ai propri.
"Mi lasci entrare a far parte della guardia cittadina," ordinò con furore, i pugni stretti.
Rin lo guardò a lungo, poi sospirò annuendo. Poteva capire, più o meno, cosa l'altro stesse provando, considerando che il padre era stato decapitato davanti a lui durante una rivolta, molto tempo prima, per motivi coi quali non aveva nulla a che fare.
"Mi sembra una conclusione ragionevole. Non lascerei nessuno a vivere qui da solo, considerando il macello," commentò, poggiando una mano sulla spalla di Sousuke, con gentilezza. Quest'ultimo annuì, soddisfatto, e senza un attimo di riposo si incamminò verso i cammelli, trotterellando di nuovo verso la Capitale. Rin lo seguì subito dopo, rispettando il suo silenzio.
Quando Nagisa li vide tornare, corse verso di loro, preoccupato dall'espressione lugubre di Sousuke. Gou invece scivolò verso Rin, ed i due fratelli si persero di nuovo in parole fra l'uno e l'altro. Gou guardò Sousuke e si mise una mano davanti alla bocca, con espressione dispiaciuta. Gli si avvicinò timidamente, ed offrì le proprie condoglianze con dignità. Sousuke annuì, voltandosi verso la città. Sospirò, promettendosi che non avrebbe più lasciato che una cosa del genere accadesse a qualcun altro.
Avrebbe guardato avanti, con una pira fumante dietro di sé a motivarlo. Avrebbe visto molte altre Lune crescere nel cielo.