31 December 2019 @ 12:16 am
Titolo: Breathe (volevo metterci Take My Breath Away DUN DUN DUN, DUN DUN DUN, DUN DUN DUN ma è troppo cheesy tbh, pure per questa storia. Era troppo cheesy pure per Top Gun.)
Fandom: Yuri!!! On Ice
Personaggi: Otabek Altin/Yuri Plisetski
Genere: erotico
Avvertimenti: pwp, future fic (idealmente)
Parole: 2338 (DUEMILATRECENTOTRENTOTTO)
Note: (ciao Nagisa <3) prompt amarcord del pf 10, "breath play". E il prompt 28 della Maritombola, "Secondi/Minuti/Ore"
Che bello che ho scritto ancora eccetera eccetera, è tardi e voglio segnalare sennò mi dimentico. Però sono CONTENTISSIMA, mi si creda. <3


Otabek non avrebbe mai pensato di fare una cosa del genere. Un anno fa, un mese fa, anche solo ieri? Non gli sarebbe mai passato per la testa.
Yuri non credeva di riuscire davvero a farglielo fare. Ma ora con gli occhi rivolti verso l'alto, col battito nelle orecchie e le guance tutte rosse, sorride un po' vittorioso. 
A dire il vero gli ci è voluto un po', a convincere Otabek a mettergli le mani al collo. E a dire qualcos'altro di vero, Otabek non sta premendo neanche lontanamente abbastanza. 
"Yuri, tu sei pazzo. Non voglio farti male."
"Andrà tutto bene."
"E se succedesse qualcosa?"
"Beh, sono sicuro che ce ne accorgeremo e ci fermeremo."
"Ma perché vuoi fare questa cosa adesso?"
Yuri ci ha pensato su. 
"Perché non lo lascerei fare a nessun altro."

Non lo sa, Otabek, che tipo di piacere possa provare il suo Yuri ad avere pollici premuti su un punto tanto delicato e vitale. Gliel'ha insegnato come si fa, prima di guidare le mani grandi a calde sul suo collo e dirgli di premere. Pareva tanto eccitato, e con l'aria sorpresa Otabek s'è chiesto quali altre sorpresa possa nascondergli, questo ragazzo. Non avrebbe mai pensato di trovarsi qui, adesso, a fare questo. 
E adesso Yuri lo guarda, con gli occhi un po' velati e l'aria di attesa. Poi, seconda sorpresa della serata, ride allo sguardo confuso di Otabek.
"Beka. Ti sei fermato." 
Otabek sbatte le palpebre, guarda sotto di sé, alle gambe nude di Yuri attorcigliate come trappole intorno a lui, al suo sesso ritto che gli sembra di sentir pulsare contro il suo ventre, che bianco sembra quasi tutto teso sotto il suo corpo. E poi alle labbra piccole, gli occhi chiari che però adesso sembrerebbero allargarsi a dismisura in attesa di accoglierlo, completamente neri. Passa le dita fra i capelli stropicciati di Yuri un po' sovrappensiero, ed è la mossa dei fianchi del suo ragazzo che ruotano ad incoraggiarlo. 
"Beka, devo fare il volgare?"
"Cos-"
Yuri si alza sui gomiti, sollevando il viso per premere le labbra su quelle di Otabek un po' di volte, in una serie di baci un po' soffici, un po' esitanti, un po' come fossero degli assaggi. Le mani di Otabek cadono sul materasso per sostenerlo, e ancora un po' sovrappensiero socchiude le labbra per poi gemere quando Yuri fa scivolare la lingua fra di esse, con le mani che si aggrappano all'improvviso alle sue spalle e ai suoi capelli, attirandolo verso di sé. 
Per la sorpresa Otabek quasi gli cade addosso, me velocemente si mette dritto in ginocchio. E Yuri non viene preso di sorpresa - come se se lo aspettasse riesce a non abbandonare le sue labbra un secondo. 

"Yuri-"
"Dio, ma dimmi tu se devi farmi fare la baldracca. Senti, mettimelo dentro e basta," Yuri borbotta non senza un po' di imbarazzo, gli afferra il cazzo e prende a massaggiarlo piano, mentre la sua bocca si avventura sul collo dell'altro per nascondere il rossore sul viso che si intensifica.
Anche Otabek ora sente il battito nelle orecchie, che rimbomba nel petto, come una voce da dentro. Gli dice di prendere Yuri in mano e stringerlo forte. Di ascoltare la sua bocca, il suo corpo, il ritmo nel suo petto. 
Sospira lentamente, per mantenere un po' di controllo su di sé, e col cazzo che sembra tendersi dalla voglia si piega di nuovo, posando Yuri sul materasso ancora. Con le mani gli allarga le gambe completamente, mentre con le dita si infila fra le labbra di Yuri. Che si aprono per lui immediatamente, gli occhi socchiusi e liquidi, succhiando, con la lingua che accarezza i polpastrelli mentre un sorriso si forma intorno alle dita. 
"Yuri," Otabek sibila, quasi esasperato, con la voglia che gli monta nel ventre, troppo veloce e bollente per poterla controllare. 
Yuri sorride di più, ma il sorriso diventa un ghigno soddisfatto. 

È proprio come quando ballano sul ghiaccio. È Yuri a dettare il ritmo, Yuri che lo prende per mano e lo accompagna dove vuole portarlo. Yuri ha il dono di sapere come farsi seguire senza dover dare ordini.
E Otabek lo segue anche adesso. Spinge le dita piano, gradualmente dentro di lui, mordendosi le labbra per controllarsi. Yuri con i denti stretti attorno al proprio labbro lo guarda, con attenzione, teso mentre piccole scosse di dolore lo attraversano; ma come sempre, non permette al dolore di affiorare sul suo viso. 
E Otabek sarebbe uno stupido a non immaginarlo. Così prende il suo sesso fra le dita, lo tocca, lo ascolta mentre il suo corpo si rilassa. E ascolta, aspetta. 
Al primo gemito trema per la voglia che spinge tutta d'un botto, con gli occhi scuri che si fanno affamati, lucidi, la lingua che umetta le sue labbra. Yuri chiude gli occhi, con vaghe nozioni antiche su come gli uomini non gemono come ragazzine, nozioni che non sa meno dove abbia colto. È tutto, forse, a dirglielo. Però lui geme lo stesso, ancora, quando Otabek prende a torturare la ghiandola dentro di lui, con gli occhi che lo esaminano in modo quasi crudele, lo studiano e lo registrano, come se stesse facendo foto per dopo, in completo silenzio. 
E Yuri non sa se quel comportamento lo ecciti o lo metta a disagio, probabilmente entrambi, ma sorride lo stesso, ancora. Otabek l'ha visto poche volte sorridere così tanto, ma è così bello. Non lo sa perché ancora si ostini a tenersi sotterrato in una specie di ostinazione infantile. 
"Yuri, cazzo, ho bisogno di venirti dentro," si sente mormorare fra i denti, con la voglia che adesso occupa la maggior parte della sua mente. 
"... Meno male che non volevo essere volgare," Yuri commenta, ma lo fa mezzo ridendo e mezzo gemendo mentre le dita di Otabek spingono di più, più forte, lo scopano a ritmo sostenuto. "Cazzo, Beka... Dio, adesso ho veramente voglia--"
"E prima invece?" Otabek chiede, con le dita che piano piano si ritraggono, sembrano abbandonarlo. Come se fosse offeso. 
"Prima..." Comincia cercando di pensare a qualcosa di sarcastico da dire, ma Otabek gli allarga ancora le gambe, sistemandosi fra di esse mentre la bocca che lo aggredisce, la lingua che si infila fra le sue labbra senza dover chiedere permesso, ché non serve. Yuri respira più forte, con tutte e due le mani che afferrano il suo viso, e poi trattiene il respiro per qualche secondo mentre Otabek gli entra dentro, con cautela ma senza esitare. 
"Ha-- Beka," sibila, con i muscoli e la voce tesi, il bacino che si muove da solo. 

È un affare scomodo, farsi scopare. Gli sembra che il suo corpo faccia cose poco piacevoli, gli sembra che il suo corpo respinga Otabek ogni volta - anche quando no, cazzo, certo che no. È quello che la sua testa chiede, ogni volta, chiede al suo corpo di lasciarsi invadere, perché Otabek è l'unico che può farlo. Se fosse chiunque altro, preferirebbe passare alla violenza prima di lasciare che qualcun altro lo veda nudo, lo senta gemere, prima che chiunque altro senta com'è dentro. 
Lo sa che è normale. Anche Otabek lo sa, per questo spinge piano, gli bacia la fronte e le guance e le labbra quando lo fa. Eppure Yuri vorrebbe poter controllare tutto, ma proprio tutto. Gli piacerebbe che il suo corpo facesse esattamente quello che vuole, sul ghiaccio, in mezzo alla gente, quando Otabek lo scopa. Eppure non è così, la perfezione non esiste, e certe volte la cosa lo fa arrabbiare. Sul serio. 
Otabek lo chiama, con le labbra premute contro le sue. 
"Yuri, ti adoro." 
Non sa se l'abbia detto per distrarlo, per prenderlo di sprovvista, o perché è vero (potrebbe essere tutte e tre), ma Yuri non può comunque prevedere la mano calda che lo accarezza, dal fianco al ventre alle cosce, per poi risalire in mezzo alle sue gambe. Yuri si sente tremare, altra reazione che non ha chiesto di avere, e poi geme, un'altra ancora. 
"Ti adoro. Cazzo, ti adoro," Otabek sussurra quasi troppo piano per farsi sentire, dicendolo forse più a sé stesso che a Yuri, e Yuri lo guarda con le guance che esplodono di rosso, il sangue che esplode in tutto il suo corpo, quando Otabek lo bacia e gli stringe di nuovo le mani attorno al collo, i pollici che affondano sulla sua pelle, premuti proprio sulle vene più calde. 
Immediatamente Yuri sente la carenza di ossigeno, rende la sua testa leggera, cancella i suoi pensieri.
Non è mai stato così vulnerabile in tutta la sua vita. 
Eppure il suo cuore prende a pompare più forte, le sue mani non hanno molta convinzione quando afferrano i polsi di Otabek, più che altro si aggrappa ad essi. 
"Beka, forza," ringhia col bacino che ondeggia di nuovo, e Otabek obbedisce, affondando in lui sempre più forte, più veloce, a ritmo così serrato che gradualmente Yuri comincia a sentire la voce sobbalzare forte. Otabek lo definirebbe violento, Yuri lo definirebbe bellissimo. Gli hanno sempre fatto schifo le smielatezze, dopotutto. 
Beka gli scoppia fra le labbra con regolarità, senza potersi controllare neanche una volta, ma non se ne preoccupa più. Lo dice sempre più forte, con la voce che si modula attorno alla voglia che sale, avvicinandosi al culmine. 
E quando arriva al culmine smette di respirare del tutto, con la sensazione di vuoto nella testa, con le mani si aggrappano al viso di Otabek, per poi aprire gli occhi e guardarlo mentre si sente venire, abbondantemente, fra i loro corpi. Otabek guarda, con la fronte bagnata, la pelle in fiamme, allarga gli occhi per guardarlo meglio - le labbra gonfie, le guance rosse, la pelle tesa, gli occhi che brillano, l'abbandono. Come se il sopra fosse in realtà sotto, come se Yuri gli stesse cadendo fra le braccia. 
Forse è Otabek a cadere nelle sue. 

"Beka, cazzo," Yuri si lamenta, muovendosi sotto di lui. "La prossima volta che vuoi cascarmi addosso almeno avvertimi." 
Otabek non risponde se non con un mugolio, stringendolo più forte per un momento. 
"Non voglio sentire lamentele," dice piano, con gli occhi che sorridono. 
"Non... non mi sto lamentando," risponde Yuri, e sospira. "Che figata."
"Mh?"
"Non sapevo che l'asfissia potesse essere così."
Otabek lo guarda, e gli accarezza la guancia. 
"Ti ho fatto male?"
Yuri di nuovo sfodera il suo ghigno soddisfatto. 
"Solo quando mi sei crollato addosso." 
Otabek incassa, con un sospiro.
"Mi dispiace."
Yuri rotola sopra di lui, con le labbra che cominciano a premere sulla sua pelle, sul suo viso, sulle sue labbra. Otabek non l'ha mai visto così apertamente affettuoso, prima. 
"Non importa. Magari la prossima volta ti chiedo di menarmi direttamente."
Otabek stringe gli occhi. 
"Vaffanculo. Quanto sei stronzo."
Yuri sorride, prima di rotolare via. 
"Lo so."

Otabek lo guarda con calma mentre si riveste. Due anni fa, quando l'ha baciato la prima volta, non si sarebbe aspettato di cambiare linguaggio, di accettare il suo, di trovarsi circondato dal profumo di Yuri così spesso, da ritrovarselo a letto regolarmente, di piegare il proprio calendario degli impegni e incrociarlo con quello di Yuri fino a prendere voli lunghissimi solo per passarci il week-end insieme.
Yuri si ritrova a pensare qualcosa di simile. Forse se non l'avesse seguito avrebbe avuto meno amici. Perché crede sia l'influenza di Otabek a convincerlo a farsi vedere. Prima di allora c'erano due persone che significavano qualcosa per lui - il nonno, Viktor e Yakov. Forse Lilia, Mila e Georgi. Punto. 
Adesso ci sono così tanti altri dai quali è disposto a farsi circondare. Due mesi fa è persino andato ad una festa, per inciso una festa non obbligatoria ai fini dell'immagine. 
E si è pure divertito. Un po'. E solo Otabek lo sa. E comunque, Yuri potrebbe anche vivere senza tutta quella gente. 
"Domani a che ora hai l'aereo?" Gli chiede Otabek, guardando fuori dalla finestra. Il cielo è ancora chiaro, forse domani si farà aspettare ancora un attimo. 
"Le sette."
Il tono di Yuri esprime il nero che Otabek sente crescere dentro. Occupa spazio nel suo ventre e il suo peso aumenta esponenzialmente. È sempre così. E la prossima volta si vedranno fra un mese. Forse tre settimane, se tutto va bene. 
"E quando torni dalle interviste?" 
"Non lo so, lo sai che ste cose durano un sacco e non sai mai quando ti lasciano andare."
Otabek, nonostante l'umore nero che è sceso di piombo su di loro, sorride. 
"Allora ti aspetto e ti faccio pagare ogni minuto." 
Yuri lo guarda sbattendo le palpebre, poi sorride a sua volta con gli occhi che brillano. 
"Okay."

Quando Yuri chiude la porta dietro di sé, Otabek si stropiccia gli occhi, col vago pensiero che le interviste domani toccheranno a lui, e Yuri sarà già partito. Accende il televisore minuscolo sulla scrivania piccolissima della stanza d'albergo, preparandosi a qualche ora di noia, chiamate al telefono, attesa, fame, noia, voglia. 
Per tre ore e mezza, nella sua testa si rincorrono solo replay dei minuti appena trascorsi - la voce di Yuri, le dita sul suo collo, le sue cosce bianche, la sua lingua, la disperazione nella tensione dei suoi muscoli. Mentre chiama, mentre risponde, mentre va a cena, dopo cena, buttato sul letto. 
Appena Yuri torna, Otabek gli lancia una occhiata spazientita. 
"Ti sei fatto aspettare."
"Hai detto che me la fai pagare, giusto?" Yuri risponde, leccandosi le labbra divertito. 
Otabek si morde le proprie. 
"Già. Ma un attimo - hai mangiato, vero?"
"Ho... sbocconcellato qualcosa." 
"Allora non va bene, usciamo." Pausa. "E poi te la faccio pagare." 
Yuri alza gli occhi al cielo, risparmiandosi le lamentele sul fatto che Otabek si preoccupi troppo. Come se poi fosse così preoccupato dal cibo, in questo momento. Ma Otabek pare così contento, certe volte, quando lo vede mangiare, per quanto poco, anche quando il tempo è poco e preferirebbe passarlo solo con Otabek, senza sguardi tutti attorno a loro. Ma va bene, farà anche questo immane sacrificio. Anche se il cibo in questo posto fa schifo. Avranno ancora un po' di tempo solo per loro, dopotutto. 

 
 
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