Titolo: Buonasera
Fandom: Originale
Personaggi: M/M
Genere: introspettivo
Avvertimenti: lime, pwp, omegaverse
Parole: 877
Note: COW-T10, settimana 3, M3 con i prompt “ossessione”, “omegaverse” e “Non è vero che l’oblio non esiste. La testa seleziona, fa archivio continuamente e molto scarta. Fa spazio, compatta. Magari non elimina del tutto ma comprime in un formato illeggibile. Anche se ti sforzi non trovi la chiave, non lo puoi decifrare più.” (Concita De Gregorio)
Miles credeva che si sarebbe messo a sudare e tremare, appena l'ha visto. Credeva che avrebbe sentito di nuovo il morso feroce allo stomaco di una volta, quello di quando lo guardava e le ginocchia diventavano gelatina, di quando gli stava accanto e tutto quello che voleva era spogliarlo, passargli le dita fra i capelli, lasciare che le sue labbra lo rincorressero, inginocchiarsi davanti a lui e farsi scopare la bocca con le dita strette attorno alle sue gambe, il fiato caldo contro la sua pelle.
Non lo vede da anni, ma con lo sguardo basso quasi tremava all’idea di quel morso, credeva che lo avrebbe tormentato fino ad allentarlo soddisfando la sua voglia di averlo piantato dentro, spinto a forza nella sua carne. Anche se adesso appartengono ad altri.
Non ricorda nemmeno esattamente come fosse finita. Forse dopo un party, quando Miles da ubriaco aveva fatto di tutto per litigare. Forse un giorno a casa, quando Luc ha semplicemente deciso di dirglielo, che si annoiava, non valeva più la pena il correre dietro al tempo solo per trovarne un lembo da dare a Miles. Forse è stato quando guardando un film Miles ci è arrivato da solo, che in fondo non avevano altro che il sesso a tenerli insieme.
Ma a lui, forse, andava bene così. Era semplice, era divertente, e perché infilarsi in cose complesse se nessuno dei due si aspettava altro? Dovrebbe pensarlo anche adesso, eppure quella prospettiva è cambiata negli anni lontano da lui.
Ruba una occhiata ora, con una musica lenta e leggera quanto l’alcol che riempie lo spazio discreta con il chiacchiericcio della gente stanca a fine giornata. Quando lo guarda cerca tutti quei dettagli del suo viso e della sua gestualità che lo prendevano a pugni nello stomaco; quelle cose che gli facevano provare quel fastidio, quella frustrazione costante - ma niente ora morde e strappa via pezzi delle sue budella, non c’è più nessun dolore nelle sue viscere. La piega delle sue labbra non lo fa più impazzire, le fossette sulle sue guance e il modo in cui i riccioli sulla sua fronte si piegano non gli fanno più venire voglia di baciargli il viso, la fronte, le labbra.
Non gli viene da respirare più forte, alla sua presenza. Credeva che la sua ossessione folle sarebbe tornata. Invece, non c’è più niente.
“Buonasera,” dice Luc, per rompere il ghiaccio, e Miles continua a guardarlo, aspettando che torni qualcosa. Niente.
Ricorda che ogni tanto glielo diceva, buonasera. Gli piaceva dirlo anche se non c’era mai stato bisogno di alcuna formalità, e neanche di salutarsi - di riconoscere il fatto che si trovavano alla presenza l’uno dell’altro. Si vedevano e poi tutto veniva così semplice, automatico, come una coreografia che inizia contemporaneamente sulla prima battuta. E a Miles piaceva quando lo diceva, buongiorno, come se Luc facesse ogni volta finta che fra loro ci fosse una distanza da ri-coprire. Erano sempre pronti a farlo.
E Miles lo guarda ponderando l’apertura in silenzio - un invito? Una sfida, una provocazione?
Entrambi sembrano essersi trovati qui quasi per caso, nello stesso bar, ordinando lo stesso drink. Eppure Miles non ha annusato subito quell’odore cosi familiare, non ha colto le vibrazioni che prima da subito lo facevano diventare caldo, che lo mettevano così tanto in agitazione da andare in calore, spesso, quasi subito appena entrava in contatto con quei feromoni.
Eppure sembra non ricordare nemmeno come lo facessero sentire, quei feromoni, o do dove partissero gli impulsi che sentiva costantemente quando Luc era accanto a lui. Ha una vaga idea di cosa fossero, rimane ancora il senso che ci fosse qualcosa, forse ne ricorda il vago sapore ma non l’intensità. Come se fossero memorie di qualcun altro, come se vedesse i propri ricordi attraverso un vetro opaco senza saperne distinguere le forme con chiarezza.
Forse è il fatto di essersi legato ad un altro alfa che ha cambiato tutto in lui, e forse è questo uno degli effetti del cambiamento avvenuto nel suo corpo e nella sua testa - assieme all’ansia da accoppiamento, di quando l’omega diventa consapevole del fatto che cambiamenti sono avvenuti, ed il sé di prima non tornerà mai più.
A lui piaceva, quello che era prima. Gli piaceva, essere l’omega che passava più tempo al fianco di Miles che altrove. Era diventata una abitudine piacevole, anche i morsi dolorosi allo stomaco avevano un calore irresistibile a mescolarsi con essi. E sì, ora prova sensazioni simili con un altro alfa, ma non è la stessa cosa. Lui non è più lo stesso.
E allo stesso tempo, gli piace anche essere quello che è ora. Un rapporto dove non sente il bisogno irrefrenabile di spogliarsi e toccare e farsi toccare e scopare e succhiare, un rapporto dove ci sono invece più carezze, più parole, più incomprensioni.
Un po’ manca la leggerezza di Luc, ma non c’è bisogno di averne un altro assaggio.
E quindi “buonasera,” risponde infine, dopo qualche secondo di esitazione, con un piccolo sorriso distante prima di prendere il suo drink e allontanarsi appena. Questa volta, la distanza da riempire non esiste. Allontana lo sguardo, sorseggiando il suo drink tranquillamente fornendo tutte le risposte che forse Luc starà cercando.
Ha chiuso una porta, e la sua chiave non esiste più.