26 February 2020 @ 07:38 pm
 

Titolo: It goes on

Fandom: MCU (post-Endgame)

Personaggi: Morgan Stark, Pepper Potts

Genere: introspettivo, malinconico

Avvertimenti: spoilers (anche se cioè, chi è che non ha ancora visto Endgame???)

Parole: 1180

Note: COW-T10, settimana 4, m4 col prompt “I’m on watch here, so close your eyes and get some rest” con riferimento a quello che Pepper dice a Tony mentre sta per morire. 



“Morgan… rgan, svegl... sveglia, amore.”

La voce dolce ma un po' frettolosa della mamma le arriva a tratti, prima che apra gli occhi lentamente, poi apre la bocca e lascia uscire un enorme sbadiglio prima di stropicciarsi gli occhi. 

“Mh?” Bofonchia, mettendosi seduta sul letto, agita un po’ la testa per scacciare i capelli da davanti gli occhi. “Che succede?” 

Guarda di lato, e davanti a lei vede la mamma rannicchiata vicino al letto. Non le appare com'è di solito, a casa, ma come quando deve andare a combattere, già stretta al sicuro in una delle armature del papà e con solo la testa scoperta. Dalla sua espressione, non sembrerebbe preoccupata più del necessario. Morgan piega la testa, con una smorfia.

“Vai in missione?” Chiede, con un sospiro già rassegnato. In questi casi, non discute mai.

“Già. Fra poco arriva Happy, voi aspettatemi qui,” risponde Pepper, calma. 

Qui è sempre lo stesso posto, la baita vicino al lago circondata dagli alberi, ma soprattutto da un silenzio che, qualche anno fa, era stato dissipato dal brusio della gente, giornalisti, fan a lutto, spesso anche chi protestava la presenza di questi esseri umani dalla potenza disumana, chi diceva che creassero più problemi che soluzioni. 

Proprio quando Morgan, e la mamma, avevano bisogno di più tranquillità che mai. 

Però adesso tutta quella gente è scomparsa, sono tornati alla loro vita o si sono piantati davanti alla televisione per seguire con apprensione le gesta di chi è rimasto. E Morgan non può biasimarli. Idiota sarebbe stato credere che dopo Thanos non ci sarebbe stato più nessuno a tentare di fare quello che lui, per un pelo, ha fallito a fare. 

"Digli che c'è della pizza da riscaldare in frigo. O magari potreste andare a pranzare ad Atlanta. Oppure... insomma, saprà cosa fare," aggiunge Pepper, con un sospiro, guardando l'orologio appeso al muro.


“Chi è, questa volta?” Chiede, con l’espressione che si oscura. Se l’è chiesto dalla prima minaccia insorta dopo il funerale - quando finirà? Quando smetterà, la gente, di voler distruggere la sua vita, quella di sua madre, quella degli Avengers, quella di tutti? A volte, quando rimane sola a casa, i pensieri cominciano a riempirle la testa finché non si ritrova ad accoccolarsi sul lettone della mamma e il papà, con gli occhi chiusi. Non sono domande che una bambina di dieci anni si dovrebbe fare. Non sono domande che si sente di chiedere, in qualche modo ha già capito che nessuno le saprebbe dare una vera risposta. 

Ma a volte ripensa al papà. A quanto nessuno sapesse veramente nulla di lui, a quanto quelli che lo odiavano non avevano capito nulla, di nulla, di niente. Dicevano che gli piacesse creare disastri per poi dipingersi da eroe, dicevano che fosse un miliardario capitalista senza cuore, dicevano che fosse il peggiore degli Avengers. 

Morgan non ha mai capito come potessero dire cose del genere. Ti voglio bene tremila, gli diceva, e qualche volta lo dice ancora quand’è a casa da sola, quando abbraccia il cuscino di quel letto. Dove, quand’era più piccolina, a volte la notte si accoccolava fra la mamma e il papà, stretta fra loro, e sembrava facessero a gara a chi le avrebbe dato più baci, a chi l’avrebbe coccolata di più. 

Dove il papà la metteva sotto le coperte, mettendosi a raccontarle storie che lei credeva fossero inventate, come quella dell’uomo che era un pianeta, dell’’uomo procione e di come era diventato parte di una famiglia con un albero parlante, una donna con le antenne e una tutta blu. Tutte storie di fantasia nella sua testa, fino a quando Rocket Raccoon, Nebula, Mantis e Groot non li incontrò davvero, al funerale, in mezzo a tutti gli altri.

Le hanno detto che suo papà era il cuore di tutti, e pensare che almeno una volta tutti gli hanno detto che non ne aveva uno. 

Morgan ha due prove di ferro che Tony Stark avesse un cuore: il reattore ad arco, e i ricordi che ha di lui. 


“Te lo racconterò quando tornerò,” risponde la mamma, iniziando a sembrare un po' di fretta, e Morgan sbatte le palpebre per svegliarsi davvero. “Devo andare, hanno bisogno di me.”

Morgan sospira, ma poi le rivolge un sorriso. Ne ha bisogno, mamma, di sorrisi. Tanti.

“Okay. Ti voglio bene tremila.”

Pepper la guarda per qualche secondo restituendole il sorriso ma con una nota di tristezza, si avvicina e le bacia la fronte. 

“Ti voglio bene tremila,” risponde, e le accarezza i capelli prima di affrettarsi fuori dalla stanza, correre in giardino e poi prendere il volo. 

Morgan la guarda dalla finestra finché non sparisce fra le nuvole, e poi scende dal letto. Non dovrebbe trattarsi di una minaccia troppo grossa, e in fondo con la tecnologia che il papà ha lasciato loro e poi le migliorie costanti di Shuri non dovrebbe avere troppi problemi a combattere senza venire ferita. 

Dopo Thanos, ci hanno provato in tanti a ferirla, a finire il lavoro che così tanti avevano tentato di completare - fare fuori Tony Stark e gli Avengers, cioè. Ma la mamma è diventata così forte, ha preso il peso di Iron Man e l'ha indossato sopra a tutti gli altri fardelli. 

Forse, quando ha detto al papà che poteva andare, che sarebbe andato tutto bene intendeva questo. Tutti vedono solo il sacrificio del papà, della vita che ha dato per salvare tutti quanti. Ma il sacrificio di Pepper è uno che non in molti vedono o tengono in conto. 

Rescue, mamma che fa tutto da sola, responsabile della Stark Industries. Quella che ogni giorno protegge Morgan, dal mondo e da tutto il resto. Che ha deciso di rimanere lì, perché nonostante il dolore non sarebbe giusto scappare, non quando Tony ha trovato qualcosa di valore solo quando ha smesso di farlo. 

È giusto sentirlo, viverci insieme, dormirci nello stesso letto, così ha detto lo psicologo a Pepper. E ancora non sa che significhi, Morgan, ma guardando la mamma un po' sta cominciando a capirlo. 

Non è facile neanche per lei. Qualche volta va a letto e si stringe il piumone addosso così forte da non potersi muovere più, e allora le piace fare finta che il papà sia ancora lì a tenerla stretta stretta. Spesso riguarda quel filmato ologramma, solo per sentirgli dire ancora "ti voglio bene tremila". Qualche volta, senza sapere perché, scoppia a piangere nei momenti più disparati, senza motivo.

Eppure anche oggi si sono svegliate tutte e due, e anche oggi sono tutti vivi, esattamente come il papà li voleva. Morgan sarebbe troppo piccola per pensare a cose come sicurezza e stabilità per lei, figurarsi per il mondo, però mentre mangia il latte coi cereali aspettando Happy, pensa anche che può continuare a non preoccuparsene, perché anche oggi la mamma e gli altri li terranno tutti al sicuro. Va davvero tutto bene, anche se non c'è il papà, anche grazie a lui. 

Si siede fuori sul porticato col suo latte e cereali guardando il cielo, col pensiero del pranzo. Ripensandoci, e piacerebbe, una bella pizza ad Atlanta. O magari un cheeseburger. 


 
 
( Read comments )
Post a comment in response:
This account has disabled anonymous posting.
If you don't have an account you can create one now.
HTML doesn't work in the subject.
More info about formatting