04 March 2020 @ 09:53 pm
 

Titolo: 666 HELLDOM N00BS AND LOST SOULS OFFICE/FXX HOTLINE

Fandom: Hazbin Hotel

Personaggi: OC

Genere: non lo so?????

Avvertimenti: gen, in inglese, boh

Parole: 328

Note: COW-T10, quinta settimana, m4 e stavolta il formato è quello dei messaggi dell’iPhone. E non ci sono personaggi di HH ma ho pensato che il tono fosse quello XD



Unknown


Message

Tuesday 00.03

666 HELLDOM N00BS AND LOST SOULS OFFICE/FXX HOTLINE - You have now 

spawned in HELL! As the Helldom Executive Office for N00bs And Lost Souls, it is 

our pleasure to welcome you in our inescapable dimension of suffering and despair. 

Given the fact  that this is an automated message, we invite you to direct any weeping, 

wailing, complaining, cussing, threats, expressions of hope and fear to our associate 

Wasted Time Landline at the number 666-SUCK-IT-BITCH, as this number is not 

going to receive incoming text messages and we sure as fuck ain't gonna give a shit for 

your pathetic troublesome BITCHIN'.

We hope your eternal stay in the renowned land of pain and sin will be as painful 

and smooth (for us) as possible. 

Have a nice day!


Message

Tuesday 00.05

What the fuck???


Whats going on


I jumped off… wait that was real??!?




Message

Tuesday 03.00

666 HELLDOM N00BS AND LOST SOULS OFFICE/FXX HOTLINE - We detected a 

text message incoming from your number. As per our previous text message, this is 

an automated message sent by a system that will not answer to any inquiries, 

begging or complaints. As we just fucking told you, we strongly encourage you to 

send any reply directly to the number 999-NOBODY-CARES. 

Hoping we managed to make ourselves understood this time around, we hope you 

have a miserable stay in our grotesque land. Bye bitch!



 


 



999-NOBODY CARES


Message

Wednesday 03.30

Is this really hell? 


Did I really die??????


If this is some kind of abstract fuckery plane of existence then why the fuck do I 

still have my phone??


Y’all are messing with me isn’t it


Message

Friday 04.05

Yooooo fuck answer me


You fuckers are really trying to make me believe I’m in hell huh


Get me out of here I’ll do anything


Please


Message

Saturday 14.56

Alright fuck it, at least now I get to suck dick all I want 


Fuck you dad


Message

Today 00.03

Three cheers for my gaping bussy





Titolo: un passo dietro l'altro

Fandom: Free!

Personaggi: Rin Matsuoka

Genere: malinconico

Avvertimenti: missing moment

Parole: 416

Note: COW-T10, quarta settimana, m2 “Australia”. Oggi mi andava di scrivere su Rin XD



Un passo dopo l’altro, e poi un gradino dopo l’altro. Arriva alla fine, mettendo il piede sul cemento bollente di Sydney, col cuore che batte incontrollabile. È ancora un piccolo cuore, è un cuore pieno di immaginazione, è un cuore che già rincorre un momento - quello in cui sarà sul podio, ad indossare una medaglia che pesa per due. 

Si guarda intorno, col sudore che gli ricopre già un po' la pelle - il caldo sembra già essersi deciso a soffocarlo - e si rende conto, improvvisamente, di essere solo. 

Insomma, già lo sapeva ed è partito con un biglietto soltanto, ma ora lo capisce davvero. Lì, con lui, non c'è nessuno che conosca. Ci sono solo lui, il caldo e l'Australia. Deglutisce, e poi si sente toccare la spalla da dietro. 

"Scusami, puoi andare avanti? Stai bloccando tutti," dice qualcuno, e improvvisamente Rin scatta via come se qualcosa l'avesse punto. Corre dentro l'aeroporto dove, se non altro, l'aria è un po' più fresca, e si ferma col cuore che batte forte, più forte dei suoi pensieri. 

È solo, in un paese che non conosce. Fra persone che non lo conoscono, che non parleranno quasi sicuramente la sua lingua. Solo. 

Prende in mano il cellulare - per sentire la voce della mamma, di Gou, di... chiunque. Ma poi lo rimette in tasca, chiudendo gli occhi un attimo. Sa che lo chiameranno da casa, se non altro per sapere che il volo è andato liscio. Per sapere che sta bene, e questo non lo può dire con certezza. 

Però mette un passo dietro l'altro, per recuperare la valigia e uscire. Giusto, lo aspetta una famiglia qui a Sydney. Non sarà solo, se ne ricorda solo adesso. Lo si può perdonare per aver avuto paura, dopotutto non è che un bambino. Ma è sicuro che se lo sentirà dire migliaia di volte, che è stato coraggioso, che ha affrontato un viaggio così importante così presto. E se lo dice mille volte stringendo nel pugnetto un piccolo portachiavi che si è portato dietro da Iwatobi, in attesa di conoscere Lori e Russell. Eppure non lo tranquillizza, il suo cuore che continua a battere forte, non lo calma nemmeno il pensiero che poi ci arriverà, su quel podio; che stringerà la vittoria in mano e allora ne sarà valsa la pena. Per ora, non è altro che un bambino seduto tutto solo in un aeroporto con una valigia quasi più pesante di lui, stringendo un portafortuna fra le dita. 



Titolo: Mezza giornata

Fandom: Housekishou bla bla bla, l’anime dei gioiellieri ghei

Personaggi: Seigi

Genere: introspettivo

Avvertimenti: spoilers per l’episodio di questa settimana suppongo.

Parole: 480

Note: COW-T10, quarta settimana, m2 “Giappone” 

Sono sconvolta da quanto stupido sia Seigi e di quanto lento sia nel capire che è perdutamente innamorato del suo capo. Sconvolta. È così carino. <3



Si siede sulla poltroncina, mentre il motore dell’aereo rumoreggia forte e il vociare dei passeggeri lo circonda mettendogli addosso una certa agitazione. Non è mai stato su di un aereo, e il fatto che il suo primo volo parta da casa, dal Giappone, verso un paese completamente diverso a ore e ore di volo di distanza non è molto tranquillizzante.

Okay, calma, meglio ripassare il piano. Prima di tutto arriverà a Londra, e in fondo col suo inglese dovrebbe riuscire a farsi capire, in qualche modo. E poi ci saranno, persone che conoscono il Giapponese in una metropoli così grande. 

Okay, bene, allora: arriverà a Londra nel tardo pomeriggio, riprenderà la valigia… e poi si metterà a cercare. Sì, è vero che Londra è grande, ma forse qualcosa gli cadrà per le mani. È vero che nessuno gli ha saputo dare informazioni o indizi, ma se Richard è lì allora lui lo troverà. In qualche modo. Forse.

Ma perché? Gli chiede l’eco di una voce dentro la testa. 

“Vuoi delle scuse?” Gli ha detto il signor Ali. 

No. No, certo che no. Vuole solo trovarlo. Perché è il suo capo, è Richard. Seigi si è costruito una routine, una vita intorno a lui. Essere di nuovo nel suo appartamento non era confortante, senza occhi solo all’apparenza gelidi a guardarlo ed esaminare imperscrutabili i suoi movimenti, le sue orecchie aperte ad ascoltare tutto quello che dice. Certe volte sembra che solo Richard e Shouko lo vedano, che solo loro lo sentano. 


È solo preoccupato. Anche perché insomma, Richard è il suo capo, quello che gli passa quei due soldi che male non fanno. 

Si guarda intorno, sull’aereo, mentre una voce dall’alto informa cortesemente i passeggeri che fra poco il volo sarà in partenza. 

Non c’è niente di strano, in un impiegato che prende un volo diretto da una parte all’altra del mondo per trovare il proprio capo misteriosamente scomparso. È normale, no? Non c’è niente sotto. 

"Provi per lui quello che io provo per te," gli ha detto Shouko, guardandolo con una punta minuscola di qualcosa. 

Tristezza? Malinconia? 

Cosa prova, Shouko, per lui? 

E improvvisamente ripensa a tutte le volte in cui si è lanciato in lodi degli occhi e del viso perfetto di Richard, della sua bellezza sfolgorante, e improvvisamente Seigi aggrotta le sopracciglia, piegando la testa. Beh, sì, Richard è effettivamente un uomo bellissimo, così bello che certe volte Seigi lo guarda e si trattiene con una certa veemenza per non... 

Sospira, coprendosi il viso con le mani. Ma certo. È la preoccupazione, certo. Ma sapendo quello che sa, c'è la possibilità reale che potrebbe non vederlo più. I suoi occhi di ghiaccio. Il suo sorriso soddisfatto quando Seigi dice qualcosa di intelligente. 

Guarda fuori dal finestrino, promettendosi che tornerà trascinandosi dietro Richard con la forza, se deve. 

E poi pensa, fantasticando - forse Richard lo starà già aspettando. 



Titolo: It’s all alright

Fandom: Free!

Personaggi: Rei/Nagisa, Gou

Genere: introspettivo, romantico, malinconico

Avvertimenti: what if? (relativo alla scena mi pare della s2 in cui pensano che Rei sia innamorato di Sera e che potrebbe lasciare il club)

Parole: 1553

Note: COW-T10, quarta settimana, m2 “Giappone”. Ciao, sono la Manu e adoro l’idea di Gou che fa da consulente matrimoniale ai suoi amici deficienti. Sono la Manu e Nagisa che piange mi fa male fisico, quindi in sostanza non è cambiato niente rispetto a 5 anni fa. È bello sapere che certe cose non cambiano. 



Va bene così, pensa. No, davvero. 

Lo guarda da lontano, e ormai lo fa costantemente, da suppergiù una settimana. Lo guarda da lontano anche quando gli parla sul treno, stretti uno accanto all’altro. 

E va bene così, non potrebbe avvicinarsi un po’ di più e mettersi a pretendere

Lo guarda da lontano anche adesso, mentre parla concitatamente con Sera-senpai, le mani che gironzolano a mezz’aria concitate, le dita che giocano nervose. 

Prima erano così vicini da poter contare le pagliuzze nei loro occhi. Era così vicino, Nagisa, da poter sentire il suo calore. E adesso è cambiato tutto, però certo. È naturale, tutte le cose belle prima o poi passano. Lo sapeva già, che sarebbe andata così.  

Va bene. Sta bene. 

Stringe le dita voltandosi verso Gou che lo guarda, lievemente sospettosa, e le rivolge un gran sorriso. 

“Forse si è innamorato di Sera-senpai,” le dice facendo spallucce, e può sentire il suo sguardo trapanarlo da parte a parte, sente anche quello di Haruka raffreddarsi, per qualche motivo, anche se non lo sta nemmeno guardando.

“Andiamo a mangiare un gelato!” continua, e torna a guardare Makoto che, benedetta l’anima sua, sembra non accorgersi di nulla come al solito. Nagisa lo adora


Non sente la sua presenza da due settimane. Si è allontanato troppo, ed ora è bellissimo ma non può più dirglielo. Si presenta, ogni tanto, a vedere le sue gare di atletica, e nonostante tutto Rei sa ancora volare. Nuotare non serviva, aveva già tutto quello che voleva lì, nelle sue gambe forti, nel suo corpo perfetto. E più di tutto è quello, a costringere Nagisa ad andarsene, ogni volta che lo vede saltare. 

Non è significato nulla. Il tempo che hanno passato insieme, i baci dietro la scuola, le loro mani unite sotto le lenzuola, è tutto come se non fosse successo. 

Ma va bene così. Se Rei è felice, allora è tutto a posto. 


“Nagisa-kun,” lo chiama Gou, beccandolo in pieno mentre lacrima silenziosamente nell’angolo, sul tetto della scuola durante la pausa, il capo chinato sulle ginocchia. Nagisa non la guarda, non alza la testa nemmeno, si irrigidisce e la sua voce piccola arriva soffocata, “vai via.” 

Invece Gou arriva lo stesso, si siede al suo fianco, non le serve fare domande. Mette un braccio attorno alle sue spalle, poi poggia la testa contro la sua, poi lo avvolge fra le braccia e lo stringe forte. Haruka non era la persona giusta, adesso. Makoto non sa nemmeno l’inizio della storia, e sarebbe troppo a disagio a parlare del resto. 

“Nagisa, hai voglia di parlare?” Gli chiede, confermando già la sua idea quando lo vede scuotere la testa. 

Non avrebbe mai voluto vedere nessuno di loro in quello stato, piccolo e silenzioso - l’opposto di quello che è di solito. Nessuno di loro, ma soprattutto non Nagisa. È sbagliato. 

“Ho sbagliato,” dice Nagisa. 

“Cosa?”

“Ho sbagliato. Non dovevo avvicinarmi così tanto.”

Gou lo stringe un po’ più forte, e poi prende a giocare un po’ coi suoi capelli - sa che gli piace, che lo rilassa. Oggi però non sembra funzionare. 

“Perché?” Gli chiede, con il sospetto che forse Nagisa piange più spesso di quanto potesse immaginare. Perché si controlla così bene, non trema, non singhiozza. Come se ci fosse abituato, a non farsi vedere quando si sente così. 

“Perché… perché lo sapevo, che era troppo per me.”

“Troppo?” Gli chiede, e vorrebbe dirgli che è Nagisa, quello con troppa luce da dare. Forse dovrebbe darne via un po’ meno, tenersela per sé, non sprecarsi come fa sempre. 

“Troppo! Troppo… intelligente, bello… speciale, per stare con me.” 

E poi alza la testa, Nagisa, col viso tutto rosso e bagnato, il naso che cola. Prontamente gli passa un fazzoletto e poggia la testa contro il muretto con un sospiro, strofinando la mano sulla sua schiena. 

“Non è vero, sai?” Gli dice, dolce. E Nagisa la guarda, con gli occhi pieni di lacrime e di stupore. Non la sente spesso, questa voce dolce, da parte sua. 

“Rei-kun non è troppo in nessun senso per te. Non è colpa tua,” continua, ma ormai lo conosce troppo bene per pensare che le sue parole possano avere un peso. E infatti è così, Nagisa distoglie lo sguardo e torna a puntarlo verso terra, appallottolandosi di nuovo. 

“E invece sì. Non dovevo provarci, dovevo solo… guardarlo,” risponde, con la voce piccola e sottile, e adesso finalmente lo sente tremare. “Non avrebbe fatto così male.” 

Gou alza lo sguardo al cielo. 

“So per certo che l’hai reso felice,” gli dice, e poi torna a guardarlo quando sente il suo sguardo su di sé. “Ti ricordi com’era, il primo anno? Un blocco di ghiaccio. Non parlava con nessuno. L’hai fatto uscire dal guscio, Nagisa.”

“Sì, beh,” borbotta lui, asciugandosi altre lacrime. “Wow.” 

Gou torna a guardare il cielo, e le piacerebbe avere sigarette (anche se non fuma) solo per offrirgliene una. Almeno sarebbe qualcosa. 

“Sei arrabbiato?” Lei gli chiede, e lui la guarda aggrottando le sopracciglia, come se avesse detto la più grossa assurdità della vita. 

“No! No, l’ho già detto. Non andavo bene io, non sono al suo livello. Sera-senpai sì. Gli assomiglia.” E poi piega anche lui la testa per guardare il cielo, seguendo con gli occhi una nuvola lenta che passa sopra di loro. “Rei-chan da grande sarà un premio nobel, io sarò qui a… non lo so, pescare, o annaffiare fiori, e Sera-senpai può ascoltare e capire che sta dicendo. Io no. Non ho mai capito un cavolo di quello che diceva.”

Gou piega la testa, tenendo gli occhi puntati all’insù. 

“Sai, non credo sia vero. Non capisci niente di biologia, e matematica, e geometria, e chimica, e--” 

“Sì, lo so, grazie,” rimbecca Nagisa, lanciandole uno sguardo aguzzo. 

“Però, Nagisa-kun… chissenefrega? Sono stupidaggini, non gliene frega niente a nessuno. E penso non importasse nemmeno a Rei-kun. Perché alla fine credo che tu sia stato il primo a vederlo, all’inizio del liceo.”

Beh, e allora? Vorrebbe dirlo, ma Nagisa lo sa benissimo cosa vuol dire, essere visto. Lo sa meglio di tutti. 

“Voglio dire, a vederlo davvero,” continua Gou. 

Lo sa, Nagisa, cosa vuol dire, sentirsi chiamare e sapere che c’è qualcuno che vuole proprio te fra tutti gli altri. Il cuore si stringe ancora nel petto, forse stringe quel desiderio.

“E allora perché è andato via?” pigola piano, una sillaba alla volta. “Se non è colpa mia, perché mi ha mollato?” 

Gou gli accarezza la testa, passa le dita fra i suoi capelli. 

“Perché è un coglione, Nagisa,” gli dice, e lo abbraccia di nuovo quando lo vede, il suo labbro che trema. 

E poi Nagisa annuisce, accartoccia la faccia. 

“È vero,” dice, la voce dura. “È st-stupido.”

A Gou non piace insultare Rei, ma in questo momento non è Rei ad avere bisogno di lei. 

“È un cretino,” dice, e sospira. “Vai a dirglielo, no?” 

“No,” dice Nagisa, con le lacrime che continuano a rotolargli giù per le guance. “No, io non gli parlo più.”

Beh, tutto sommato è stato più semplice del previsto, farlo incazzare con qualcuno, fargli smettere di prendersi a calci da solo. Non vuole pensarci, a come sarà il resto dell’anno per loro - per Nagisa trovarsi seduto dietro a Rei, sapendo a chi starà pensando e sapendo che non è lui. Non vuole pensare a come sarà, per Nagisa, l’andata e il ritorno da scuola. È tutto sbagliato. 

Rei non ha dato motivi precisi per la rottura. Non ha detto nulla di concreto. Forse è davvero stupido. 

Gou sospira, e si alza in piedi. Sente lo sguardo di Nagisa su di sé, e abbassa il suo per guardarlo, scocciata.

“La pausa non è finita,” le fa notare, e Gou scuote la testa, con la coda che va di qua e di là. 

“Lo so,” risponde. “Non è finito niente.”

Forse lei non può farci niente, non da sola. Ma lo sa meglio di tutti, che c’è un intero team intorno a lei. E se fosse per Nagisa e Rei non si risolverebbe nessun problema, ormai li conosce abbastanza bene e li sa prevedere. Sa anche quanto protettivo sia, Rin, nei confronti di Nagisa. Potrebbe metterci una parolina, e dirgli di prendere Rei un po’ a morsi. Metaforicamente. Un pochino. Giusto quanto basta per farlo rinsavire. 


La settimana dopo raggiunge il tetto tutta sudata, dopo una corsa affannosa per raggiungere il posto migliore, ma nota con una smorfia che è già occupato. 

Poi la smorfia si trasforma in un piccolo sorriso. Si siede vicino alla porta bevendo dalla sua scatoletta di succo, mentre osserva Rei e Nagisa appoggiati al parapetto. Parlano. 

Poi li vede irrigidirsi, li vede appoggiarsi l’uno all’altro. Distoglie lo sguardo per lasciarli in pace mentre le loro labbra si connettono, mentre si sciolgono. 

Però poi prende il suo bento, tutta soddisfatta. 

Si è premurata di esserci, assieme a Haruka, mentre seduti intorno a un tavolo circondavano Rei e lo facevano ragionare. Con le buone o con le cattive. Haruka sembrava particolarmente infervorato, ma non è una novità. In fondo, tutti adorano Nagisa. Adorano anche Rei, e ci è un po’ abituata con Rin ma forse tutti lì sanno come lei che un Nagisa che piange è segno che c’è qualcosa di molto, molto sbagliato. 

Ecco, ecco. Molto meglio. È tornato tutto a posto. Adesso va bene così.








Titolo
: Aria nuova

Fandom: Final Fantasy IX

Personaggi: Garnet Til Alexandros

Genere: introspettivo

Avvertimenti: missing moment

Parole: 510

Note: COW-T10, quinta settimana, m2 col prompt “Firenze” perché Alexandria si affaccia su un lago e ha l'acqua che passa per la città in canali.


Tira una brezza fresca, in cima al palazzo di Alexandria. Certo, non ha più il profumo di prima. L’aria non sa più di acqua, di verde, di pane fresco cucinato la mattina dai fornai. Adesso sa di fumo, di mattoni, del sudore di chi sta ricostruendo la propria vita, la propria casa giù nella città. 

Non ha più molto momenti per guardarla da quassù, il tempo per contemplarla arriverà quando tutto sarà tornato normale, quando lei, Zidane, Vivi, Steiner e gli altri avranno fermato Kuja, e chiunque altro vorrà minacciare la sua bella città, Lindblum, il Continente delle Nebbie. 

Ma Alexandria è sempre bellissima. Lo è sempre stata, da prima che la vedesse per la prima volta da qui, laboriosa e irrigata dal lago, non ostacolata. 

Potrebbe essere stato il giorno più disperato per la città, quello che le ha tolto la parola. Pensava che Alexandria fosse stata spazzata via. Pensava di non rivederla mai più. 

E invece scorge la vecchia torre campanaria vicino al molo, che qualcuno sta pian piano tornando ad innalzare. Vede il vecchio negozio di armi reggersi di nuovo traballante su fondamenta di fortuna, per ora, ma crede che tornerà. 

Lo deve tutto agli abitanti di questa città, lo deve al loro amore. 

Certo, al momento è ancora mezza distrutta, tutte le strade hanno crepe e non sarà facile fare in modo da poterci far passare i carri e i carretti; la gente ancora non può vivere in casa e lo può sentire, il loro sconforto. 

Ma stanno lavorando così tanto, anche se devono essersi sentiti così impotenti. Vedere la propria casa, la propria vita, tutto spazzato via senza poterlo impedire. Non hanno la magia, forse non conoscevano nemmeno gli Eidolon prima di vederne due darsi battaglia proprio accanto a loro. E Garnet li guarda con il cuore che si riempie di vergogna - loro si sono rialzati in piedi e hanno cominciato a ricostruire tutto, lei si è chiusa nel silenzio e nella confusione. 

Zidane direbbe “in situazioni come questa l’unica cosa che puoi fare è andare avanti.” E non l’avrebbe capito davvero, fino a questo momento. 

Ha perso anche lei qualcosa - entrambe le madri, ognuna delle sue certezze, ma deve andare avanti anche lei. 

E quando avranno fermato Kuja, Garnet tornerà qui. Li aiuterà a ricostruire, prenderà in mano il suo ruolo. Una volta voleva scappare da qui, viaggiare, fantasticava in libreria quando il Dottor Tot le raccontava le antiche leggende del continente, ma se n’è resa conto da un pezzo - il suo posto è qui. Madre ha distrutto così tanto, e non gliene ha mai fatto una colpa. Però toccherà a lei. 

Stringe i pugni e sospira, chiudendo gli occhi. Troverà un modo per riportare Alexandria alla sua bellezza. Il cuore della città non è morto, ce l’ha sotto gli occhi. Sistemerà le cose, lo farà per loro. 

Guarda Zidane arrivare correndo da lei, e lo guarda con gli occhi che fiammeggiano. Zidane le restituisce lo sguardo, continuando a vederla per la Regina che è sempre stata. 

È pronta a ripartire.

 










 
 
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