Titolo: Scars
Fandom: RPF
Personaggi: Val Kilmer/Jay Baruchel
Genere: Introspettivo, Erotico
Avvertimenti: AU, OOC, sequel
Conteggio parole: 778
Note: Allora, se qualcuno mi conosce, è nel mio fandom e segue Fight For Memory di
pachelbel90 e
ilaria1993 non avrà problemi a capire questa ship. Per gli altri, questa è la mia ship preferita di una fic davvero molto bella, e boh, è troppo lunga da spiegare qui, però amo Jay, e dato che volevo un fidanzatino per lui con una disperazione indicibile, beh, ho convinto Bà a pucciarli insieme, ma mi ha detto che gli darà un finale aperto così posso riempirlo. Lo vedete l'amore? *_______________* e così mi è venuta in mente questa scena, perché per me sono OTP, punto. Non importa che nella vita reale sicuro non si conoscono nemmeno, per me nel contesto AU sono troppo OTP e li amo ç_ç<3 e quindi bon, eccola.
Non crede alle proprie dita. Non riesce a credere al percorso che stanno facendo, lungo la pelle imperfetta e tesa dell'addome di un uomo. Non crede nemmeno alle proprie gambe, strette saldamente attorno alla vita di un uomo molto più grande di lui, massiccio, tonico e terribilmente prudente o forse spaventato da quello che sta facendo. Con quello che una volta era un suo sottoposto.
Jay Baruchel ha sempre immaginato il sesso in un certo modo, forse in termini poco credibili anche per lui. Ha sempre immaginato cavalcate furiose, nel nome del piacere e di lenzuola sfatte, ma in quel rapido, prudente momento deve ricredersi. Non è piacevole come pensava, non è nemmeno lontanamente bello e soddisfacente come immaginava a sedici anni, sfogliando riviste sportive e provando libidine alla vista di tutti quei muscoli. Ironicamente, con un uomo grande e forte alla fine ci è finito davvero, e fa male. In tutti i sensi: c'è il dolore forte, persistente e reale di Val, il proprio corpo che si tende con uno spasmo come se volesse difendersi, e poi c'è il dolore della sconfitta che ha accettato tanti, tantissimi anni fa, tempo che sembra una vita, ma che pesa ancora sul petto, sulle labbra, sulla mente.
Stringe le sue braccia e si impone di guardarlo negli occhi, spingendo ciecamente lontano il pensiero dell'altro, di Robert. Che non si è mai accorto di lui, che non ha mai esitato a fargli pesare i propri peccati. E non ha mai ottenuto il suo perdono, né quello di Jude.
Non che sia difficile aspettarselo, ma sentirsi un essere umano è più complicato del previsto quando, sapendo di non essere guariti, si teme di poter ferire l'unica persona che ha deciso di rimanere al proprio fianco. E Jay lo sta sperimentando, ma improvvisamente si rende conto che potrebbe anche essere il contrario.
«Val, ti prego, non pensare a lui» Geme, fissandolo nelle pupille, aggrappandosi alla sua schiena e desiderando che tutto questo dolore passi, quello fisico e quello che gli sta elettrizzando il petto. Kilmer rimane in silenzio, fermando il proprio corpo e strappandogli un mugolio di protesta. Riflette attentamente, cercando di capire. Tom.
Riflette a lungo, mentre le mani dell'uomo sotto di sé, che negli anni si è fatto più forte, più robusto, più risoluto ma anche più danneggiato dentro, si aggrappano al suo viso, lottando contro Robert, contro Tom, contro sé stesso e contro quell'angoscia ed eccitazione mischiate assieme. Contro tutto quello che il passato ha creato in loro: porte chiuse, rimpianti, morte, dolore, dolore e ancora dolore.
Jay non ha la forza di ricominciare daccapo, non da solo. Val potrebbe averla, perché Val nonostante tutto è ancora il suo Generale, il suo Capo, è tutto quello che gli resta e se non fosse diventato troppo orgoglioso per ammetterlo si renderebbe conto che una minuscola lacrima è scesa di nascosto dal suo viso, poi baciata via dalle labbra morbide ed ancora inesperte di Val. Che poi lo guarda fisso, annunciando a se stesso che vuole qualcosa di vivo - basta con i morti, basta con quello che è stato. Basta soffrire, non ne può più.
«No, non penso a lui.»
Jay sospira, sorridendo appena, timidamente, come ha sempre fatto con tutti - con Robert... No! - ed annuisce, sporgendosi appena per toccare di nuovo le sue labbra. E Val vorrebbe non aver dimenticato come si ricambia un sorriso, ma sa che Jay ha capito, e riprende a spingere dentro di lui, più lentamente, come se si fosse reso conto che sotto il suo corpo c'è della fragilità, troppa per non fare costantemente attenzione. Ma una breve risata ironica scappa lo stesso dalla sua bocca, perché non si riconosce più. Non è più il leader di prima, solo Jay lo vede come tale. Potrebbe bastargli.
Le dita di Jay, sotto il suo controllo, ora sono più sicure sul petto del più anziano, tracciando delicatamente i segni di tante cicatrici. Cicatrici di guerra, ferite che non può nemmeno immaginare, segni di forza ed esperienza. Val ha meritato il suo grado, quando ancora contava qualcosa per l'esercito. Riflette, sospirando piano per il flebile piacere che sta cominciando a provare, chiudendo gli occhi, inarcando la schiena. Sicuramente, pensa, le cicatrici che ha dentro di sé non sono da meno.
Quando torna a guardare Val, solo per qualche secondo mentre diventa definitivamente suo, sa che quelle cicatrici sono tutte esperienze, tutta forza, tutti motivi per desiderare quello che ha già. Stretto fra le cosce, fra le mani, fra i denti, dentro di sé. Che lo sta prendendo con una vecchia irruenza, ora, e che sa bene cosa pianificare per loro. Sono soli, ma sono soli insieme e questo basterà, finché quelle ferite non smetteranno di bruciare.
Fandom: RPF
Personaggi: Val Kilmer/Jay Baruchel
Genere: Introspettivo, Erotico
Avvertimenti: AU, OOC, sequel
Conteggio parole: 778
Note: Allora, se qualcuno mi conosce, è nel mio fandom e segue Fight For Memory di
Non crede alle proprie dita. Non riesce a credere al percorso che stanno facendo, lungo la pelle imperfetta e tesa dell'addome di un uomo. Non crede nemmeno alle proprie gambe, strette saldamente attorno alla vita di un uomo molto più grande di lui, massiccio, tonico e terribilmente prudente o forse spaventato da quello che sta facendo. Con quello che una volta era un suo sottoposto.
Jay Baruchel ha sempre immaginato il sesso in un certo modo, forse in termini poco credibili anche per lui. Ha sempre immaginato cavalcate furiose, nel nome del piacere e di lenzuola sfatte, ma in quel rapido, prudente momento deve ricredersi. Non è piacevole come pensava, non è nemmeno lontanamente bello e soddisfacente come immaginava a sedici anni, sfogliando riviste sportive e provando libidine alla vista di tutti quei muscoli. Ironicamente, con un uomo grande e forte alla fine ci è finito davvero, e fa male. In tutti i sensi: c'è il dolore forte, persistente e reale di Val, il proprio corpo che si tende con uno spasmo come se volesse difendersi, e poi c'è il dolore della sconfitta che ha accettato tanti, tantissimi anni fa, tempo che sembra una vita, ma che pesa ancora sul petto, sulle labbra, sulla mente.
Stringe le sue braccia e si impone di guardarlo negli occhi, spingendo ciecamente lontano il pensiero dell'altro, di Robert. Che non si è mai accorto di lui, che non ha mai esitato a fargli pesare i propri peccati. E non ha mai ottenuto il suo perdono, né quello di Jude.
Non che sia difficile aspettarselo, ma sentirsi un essere umano è più complicato del previsto quando, sapendo di non essere guariti, si teme di poter ferire l'unica persona che ha deciso di rimanere al proprio fianco. E Jay lo sta sperimentando, ma improvvisamente si rende conto che potrebbe anche essere il contrario.
«Val, ti prego, non pensare a lui» Geme, fissandolo nelle pupille, aggrappandosi alla sua schiena e desiderando che tutto questo dolore passi, quello fisico e quello che gli sta elettrizzando il petto. Kilmer rimane in silenzio, fermando il proprio corpo e strappandogli un mugolio di protesta. Riflette attentamente, cercando di capire. Tom.
Riflette a lungo, mentre le mani dell'uomo sotto di sé, che negli anni si è fatto più forte, più robusto, più risoluto ma anche più danneggiato dentro, si aggrappano al suo viso, lottando contro Robert, contro Tom, contro sé stesso e contro quell'angoscia ed eccitazione mischiate assieme. Contro tutto quello che il passato ha creato in loro: porte chiuse, rimpianti, morte, dolore, dolore e ancora dolore.
Jay non ha la forza di ricominciare daccapo, non da solo. Val potrebbe averla, perché Val nonostante tutto è ancora il suo Generale, il suo Capo, è tutto quello che gli resta e se non fosse diventato troppo orgoglioso per ammetterlo si renderebbe conto che una minuscola lacrima è scesa di nascosto dal suo viso, poi baciata via dalle labbra morbide ed ancora inesperte di Val. Che poi lo guarda fisso, annunciando a se stesso che vuole qualcosa di vivo - basta con i morti, basta con quello che è stato. Basta soffrire, non ne può più.
«No, non penso a lui.»
Jay sospira, sorridendo appena, timidamente, come ha sempre fatto con tutti - con Robert... No! - ed annuisce, sporgendosi appena per toccare di nuovo le sue labbra. E Val vorrebbe non aver dimenticato come si ricambia un sorriso, ma sa che Jay ha capito, e riprende a spingere dentro di lui, più lentamente, come se si fosse reso conto che sotto il suo corpo c'è della fragilità, troppa per non fare costantemente attenzione. Ma una breve risata ironica scappa lo stesso dalla sua bocca, perché non si riconosce più. Non è più il leader di prima, solo Jay lo vede come tale. Potrebbe bastargli.
Le dita di Jay, sotto il suo controllo, ora sono più sicure sul petto del più anziano, tracciando delicatamente i segni di tante cicatrici. Cicatrici di guerra, ferite che non può nemmeno immaginare, segni di forza ed esperienza. Val ha meritato il suo grado, quando ancora contava qualcosa per l'esercito. Riflette, sospirando piano per il flebile piacere che sta cominciando a provare, chiudendo gli occhi, inarcando la schiena. Sicuramente, pensa, le cicatrici che ha dentro di sé non sono da meno.
Quando torna a guardare Val, solo per qualche secondo mentre diventa definitivamente suo, sa che quelle cicatrici sono tutte esperienze, tutta forza, tutti motivi per desiderare quello che ha già. Stretto fra le cosce, fra le mani, fra i denti, dentro di sé. Che lo sta prendendo con una vecchia irruenza, ora, e che sa bene cosa pianificare per loro. Sono soli, ma sono soli insieme e questo basterà, finché quelle ferite non smetteranno di bruciare.
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