Titolo: Merry Christmas darling, and a happy new year too
Fandom: RDJude
Genere: introspettivo
Parole: 909
Note: Eh beh, come minimo dovevate aspettarvi qualche altra pippa mentale su cosa faranno mai sti due nella vita privata. ù_ù anche se in verità avrei voluto inaugurare questa seconda ondata di RDJude con del porn senza vergogna, ed infine è uscito questo. Non preoccupatevi, fa proprio schifo come sempre, tanto che non l'ho nemmeno riletta (tutti: ma non è quello che fai sempre? Manu: STFU.) COMUNQUE. Dovevo pubblicarla a Natale, ma ho un problema, che posso farci "XD in realtà ho molti problemi, ma non è questa la sede: ne discuterò in ospedale psichiatrico domani. Intanto, beccatevi questa.
OOOOH, e aggiungo che questa shot vale per la tabellina del
rdjudefic_ita con il prompt "Scelta".
Robert vorrebbe avere più alternative. Vorrebbe che una delle sue personalità fosse così geniale da trovare una soluzione in modo da poter conciliare tutte le cose più distanti dal poter convivere, nella sua vita. Forse vorrebbe non aver mai seguito il proprio istinto quando si trattava di Jude, o forse - ancora - vorrebbe non dare tutta quella importanza alle varie inflessioni che la voce di Jude prende quando parlano al telefono. E già non poterlo guardare in faccia mentre parlano lo irrita e lo ferisce, per quanto la cosa possa essere tenuta sotto controllo.
E Robert tiene davvero al Natale, tiene a poter recuperare tutta la fottuta felicità festiva della quale non ha potuto godere negli anni in cui non poteva nemmeno vedere Indio, in cui era solo o al massimo compatito per cinque minuti. Vorrebbe un Natale perfetto, vorrebbe potersi reggere sulla vaga speranza di poter avere attorno a sé tutte le persone a cui tiene di più. E si è reso conto un anno fa che il suo Watson è una di quelle, perché quando non ha potuto abbracciarlo ed augurargli buone feste di persona il suo duemiladieci è diventato automaticamente un po' meno felice.
Ma questo è l'anno di A Game of Shadows, sta andando tutto incredibilmente bene, si stanno divertendo tantissimo nonostante il tour promozionale sia faticoso e complicato. Sarebbe meraviglioso poterlo avere con sé.
«So... You'll be out of London this Christmas?» Chiede, pur conoscendo in qualche modo la risposta. Perché l'ha ascoltato rispondere durante una intervista.
«You know it, Rob... We're going away. I mean, me and... The kids. Yes, we're going somewhere warm» Dice infatti, sospirando fra sé e sé perché, dopotutto, anche a lui dispiacerà non passare almeno qualche ora insieme.
Magari fra lenzuola fresche, in un abbraccio più necessario che voluto.
«Yeah...»
«I promised them, and... I already told them 'no' so many times this year, I don't... Feel like telling them we're staying in London or that we're going to, I don't know, LA».
«Yep, sure. Gotcha...» Replica Robert, cercando di non farsi sentire mentre sospira per la sottile delusione. Certo che si aspettava un no, ma c'è sempre una piccola parte di lui, un piccolo Robert, che scommette contro eventi certi sperando che la realtà vada come vuole lui. C'è sempre stata, quella parte di sé, ed è stata determinante molte volte per arrivare dov'è ora. Però non si può sempre avere ciò che si vuole, ed è una lezione che ha imparato tempo fa.
In verità, riflette per un momento, non sa perché avere Jude a Natale sia un pallino così ossessionante in questo momento.
«What are you going to do?» Chiede poi Jude, dissolvendo il silenzio.
Robert risponde prontamente, alzando gli occhi al cielo.
«I'm at my missus' command, you know.»
Nonostante tutto, la dolcezza che riempie la sua voce parlando di Susan non lascia l'inglese immune. Non succede mai. A fare lo stronzo ci riuscirebbe benissimo, ma Susan è il tipo di persona che non si vorrebbe mai ferire, ed anche Jude è sotto il suo incantesimo: farla felice è una priorità di entrambi.
«So where are you going?»
«We're staying home, watchin' her belly grow».
Jude sorride, sentendosi sciogliere dentro un nodo di sollievo misto a dolore. Non sa perché. E quando il dolore diventa preponderante non può fare a meno di sospirare, rendendosi conto che i loro piani sono ben lontani dal diventare realizzabili.
«So, I guess... No Christmas for us.»
Robert rimane in silenzio, per una volta senza battute con le quali dileguarsi dall'imbarazzo.
«Yeah» Ribatte infine, strascicando la voce. «But will we make it for New Year's Eve?»
Jude ci pensa su un secondo e scuote la testa, cercando con gli occhi un punto di fuga, come se potesse scappare da quella conversazione con una scusa qualsiasi.
«I don't think so. We'll be out... I mean, we'll be on holiday 'till early January.»
Le scuse sono superflue e fuori luogo, perciò le tiene per sé, anche se gli dispiace non riuscire proprio a vedere una soluzione per Dicembre.
Robert annuisce, poi sorride. È la voce di Jude che suona tremendamente dispiaciuta a farlo sorridere, perché è dentro di lui, perché lo fa sempre e perché a ripensare al loro rapporto assurdo l'unica cosa da fare è ridere.
«Okay, listen... Jude, I'll see you next year. Doesn't matter.»
Jude rimane in silenzio, avvertendo proprio le vibrazioni giuste: c'è chi fraintende il tono di voce o le parole di una persona, ma con Robert è quasi una forma di telepatia, nonostante si trovino distanti in tutti i sensi. «Next year.»
Annuiscono nello stesso momento, sorridendo in modi diversi ma pur sempre con una sorta di ottimismo negli atomi fra loro.
«I'll call you for merry Christmas, Jude.»
Al pensiero quest'ultimo prova di nuovo una sottile puntura di, insomma, gelosia e dispiacere, ma accetta comunque...
«Alright.»
Non c'è bisogno di aggiungere stronzate, le hanno già dentro e potrebbero benissimo lasciarsi anche così, con un ciao, ma ci sono dei lunghi secondi di silenzio, prima che Robert decida di uscirsene con qualcosa di inaspettato.
«I love you, man.»
Jude sbatte le palpebre come un bambino davanti ad una parola che non capisce, e subito si ritrova a sfoderare involontariamente tutti quei piccoli tic ed espressioni che indicano un certo disagio e sorpresa. Si agita sui piedi, guarda in basso, si irrigidisce prendendo una posa più artificiosa.
«I... Don't tell Susan you told me this.»
Robert ride, nel suo modo sentito eppure contenuto, ed annuisce.
«Yeah, yeah, don't worry. Well, see ya, Watson» Conclude, chiudendo la chiamata, certo che ora Jude passerà mezz'ora ad interrogarsi sul significato di una frase.
Adorabile.
Fandom: RDJude
Genere: introspettivo
Parole: 909
Note: Eh beh, come minimo dovevate aspettarvi qualche altra pippa mentale su cosa faranno mai sti due nella vita privata. ù_ù anche se in verità avrei voluto inaugurare questa seconda ondata di RDJude con del porn senza vergogna, ed infine è uscito questo. Non preoccupatevi, fa proprio schifo come sempre, tanto che non l'ho nemmeno riletta (tutti: ma non è quello che fai sempre? Manu: STFU.) COMUNQUE. Dovevo pubblicarla a Natale, ma ho un problema, che posso farci "XD in realtà ho molti problemi, ma non è questa la sede: ne discuterò in ospedale psichiatrico domani. Intanto, beccatevi questa.
OOOOH, e aggiungo che questa shot vale per la tabellina del
Robert vorrebbe avere più alternative. Vorrebbe che una delle sue personalità fosse così geniale da trovare una soluzione in modo da poter conciliare tutte le cose più distanti dal poter convivere, nella sua vita. Forse vorrebbe non aver mai seguito il proprio istinto quando si trattava di Jude, o forse - ancora - vorrebbe non dare tutta quella importanza alle varie inflessioni che la voce di Jude prende quando parlano al telefono. E già non poterlo guardare in faccia mentre parlano lo irrita e lo ferisce, per quanto la cosa possa essere tenuta sotto controllo.
E Robert tiene davvero al Natale, tiene a poter recuperare tutta la fottuta felicità festiva della quale non ha potuto godere negli anni in cui non poteva nemmeno vedere Indio, in cui era solo o al massimo compatito per cinque minuti. Vorrebbe un Natale perfetto, vorrebbe potersi reggere sulla vaga speranza di poter avere attorno a sé tutte le persone a cui tiene di più. E si è reso conto un anno fa che il suo Watson è una di quelle, perché quando non ha potuto abbracciarlo ed augurargli buone feste di persona il suo duemiladieci è diventato automaticamente un po' meno felice.
Ma questo è l'anno di A Game of Shadows, sta andando tutto incredibilmente bene, si stanno divertendo tantissimo nonostante il tour promozionale sia faticoso e complicato. Sarebbe meraviglioso poterlo avere con sé.
«So... You'll be out of London this Christmas?» Chiede, pur conoscendo in qualche modo la risposta. Perché l'ha ascoltato rispondere durante una intervista.
«You know it, Rob... We're going away. I mean, me and... The kids. Yes, we're going somewhere warm» Dice infatti, sospirando fra sé e sé perché, dopotutto, anche a lui dispiacerà non passare almeno qualche ora insieme.
Magari fra lenzuola fresche, in un abbraccio più necessario che voluto.
«Yeah...»
«I promised them, and... I already told them 'no' so many times this year, I don't... Feel like telling them we're staying in London or that we're going to, I don't know, LA».
«Yep, sure. Gotcha...» Replica Robert, cercando di non farsi sentire mentre sospira per la sottile delusione. Certo che si aspettava un no, ma c'è sempre una piccola parte di lui, un piccolo Robert, che scommette contro eventi certi sperando che la realtà vada come vuole lui. C'è sempre stata, quella parte di sé, ed è stata determinante molte volte per arrivare dov'è ora. Però non si può sempre avere ciò che si vuole, ed è una lezione che ha imparato tempo fa.
In verità, riflette per un momento, non sa perché avere Jude a Natale sia un pallino così ossessionante in questo momento.
«What are you going to do?» Chiede poi Jude, dissolvendo il silenzio.
Robert risponde prontamente, alzando gli occhi al cielo.
«I'm at my missus' command, you know.»
Nonostante tutto, la dolcezza che riempie la sua voce parlando di Susan non lascia l'inglese immune. Non succede mai. A fare lo stronzo ci riuscirebbe benissimo, ma Susan è il tipo di persona che non si vorrebbe mai ferire, ed anche Jude è sotto il suo incantesimo: farla felice è una priorità di entrambi.
«So where are you going?»
«We're staying home, watchin' her belly grow».
Jude sorride, sentendosi sciogliere dentro un nodo di sollievo misto a dolore. Non sa perché. E quando il dolore diventa preponderante non può fare a meno di sospirare, rendendosi conto che i loro piani sono ben lontani dal diventare realizzabili.
«So, I guess... No Christmas for us.»
Robert rimane in silenzio, per una volta senza battute con le quali dileguarsi dall'imbarazzo.
«Yeah» Ribatte infine, strascicando la voce. «But will we make it for New Year's Eve?»
Jude ci pensa su un secondo e scuote la testa, cercando con gli occhi un punto di fuga, come se potesse scappare da quella conversazione con una scusa qualsiasi.
«I don't think so. We'll be out... I mean, we'll be on holiday 'till early January.»
Le scuse sono superflue e fuori luogo, perciò le tiene per sé, anche se gli dispiace non riuscire proprio a vedere una soluzione per Dicembre.
Robert annuisce, poi sorride. È la voce di Jude che suona tremendamente dispiaciuta a farlo sorridere, perché è dentro di lui, perché lo fa sempre e perché a ripensare al loro rapporto assurdo l'unica cosa da fare è ridere.
«Okay, listen... Jude, I'll see you next year. Doesn't matter.»
Jude rimane in silenzio, avvertendo proprio le vibrazioni giuste: c'è chi fraintende il tono di voce o le parole di una persona, ma con Robert è quasi una forma di telepatia, nonostante si trovino distanti in tutti i sensi. «Next year.»
Annuiscono nello stesso momento, sorridendo in modi diversi ma pur sempre con una sorta di ottimismo negli atomi fra loro.
«I'll call you for merry Christmas, Jude.»
Al pensiero quest'ultimo prova di nuovo una sottile puntura di, insomma, gelosia e dispiacere, ma accetta comunque...
«Alright.»
Non c'è bisogno di aggiungere stronzate, le hanno già dentro e potrebbero benissimo lasciarsi anche così, con un ciao, ma ci sono dei lunghi secondi di silenzio, prima che Robert decida di uscirsene con qualcosa di inaspettato.
«I love you, man.»
Jude sbatte le palpebre come un bambino davanti ad una parola che non capisce, e subito si ritrova a sfoderare involontariamente tutti quei piccoli tic ed espressioni che indicano un certo disagio e sorpresa. Si agita sui piedi, guarda in basso, si irrigidisce prendendo una posa più artificiosa.
«I... Don't tell Susan you told me this.»
Robert ride, nel suo modo sentito eppure contenuto, ed annuisce.
«Yeah, yeah, don't worry. Well, see ya, Watson» Conclude, chiudendo la chiamata, certo che ora Jude passerà mezz'ora ad interrogarsi sul significato di una frase.
Adorabile.
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