Titolo: Cento e dieci.
Fandom: Less Than Zero (film)
Personaggi/Pairing: Julian Wells/Rip
Genere: Erotico, angst, introspettivo
Avvertimento: dub-con, prostituzione
Parole: 1093
Note: io volevo evitare di scrivere una fic su questo film. Prima di tutto perché questi temi sono delicati ed ho sempre paura di trattarli in modo superficiale o moralistico e quindi offensivo. Secondo, perché mi sono legata veramente molto a Robert Downey ed alla sua storia, e quel film è quello che più mi ferisce quando si parla di droga, dato che il personaggio di Julian - per stessa ammissione di Robert - non era molto distante da ciò che Robert era all'epoca. Ma è Sabato, la seconda settimana del COW-T è agli sgoccioli, e mancano due fic a completare la seconda missione, con prompt "spaccio". E non avevo idea di che cosa scrivere, quindi mi sono buttata sull'unico fandom che mi veniva in mente.
Aggiungo anche che ci sono dei riferimenti a questa fic di
mooneyopenmind.
Sarà la centesima volta. No, non solo.
Julian se l'è promesso cento e dieci volte, e cento e dieci volte ha fallito nel suo semplicissimo proposito di dire di no. E cento e dieci volte si è giustificato con se stesso, con la propria coscienza, l'adrenalina e l'eroina pulsanti nel sangue, dritte nel cervello. Lo stordiscono e gli promettono che sarà l'ultima carezza, l'ultima sottile fitta di vergogna. L'ultima volta che permetterà ai sensi di colpa di mettersi a tacere.
L'ultima volta che farà tutto questo, che permetterà a Rip di strappargli di dosso brandelli dei laceri resti della propria dignità.
Cento e dieci volte che si ritrova nudo e coperto di sudore freddo, che trema per gli spasmi di quel dolore gelido e tagliente, mordendosi un braccio per non gemere quando Rip, i pantaloni abbassati quanto basta, arriva a spingersi fino in fondo, fino a sfiorare il punto che scioglie ogni resistenza da parte del piccolo stupido sporco schiavetto drogato.
E glielo sussurra nell'orecchio, mentre lo tiene premuto, piegato a novanta sul tavolo bucato dalle tarme di quella vecchia stanza nella casa abbandonata dove si trovano a volte. «Sei bellissimo, Julian. Sei sporco.»
E quando Julian Wells ci prova, a ribellarsi, Rip gli ricorda qual è l'unico motivo per cui non lo lascerà mai.
«Mi devi ancora cinquemila sacchi, amore.»
A volte Julian piange, per il tremore che solo un'altra dose potrebbe calmare, per il dolore del sentirsi penetrato a secco, senza nemmeno un po' di saliva a lubrificarlo. Perché a Rip piace sentirlo rabbrividire e gemere per il dolore, gli piace avere controllo sul suo cliente preferito, gli piace venirgli dentro e poi mormorare che non è finita, che c'è qualche quarantenne frustrato sessualmente da soddisfare.
Julian è il preferito dei clienti dell'altro giro d'affari di Rip. Perché è piccolo, con quegli occhioni grandi e dolci, le labbra rosse e l'aria costantemente speranzosa di un cucciolo. Ed è indubbiamente bello e fresco, nonostante quel fondo di tristezza che si porta dietro. Adorano bucarla, quella tristezza, affondargli dentro per cercare di raggiungerla, vederla meglio. Ottenendo solo brividi e singulti di un dolore che non potranno mai davvero indagare a fondo né capire.
A volte Julian piange perché non vede via d'uscita, si accoccola su se stesso nella stretta di dolore quando si accorge che non è nemmeno lontanamente abbastanza forte da combattere, pure contro le proprie pulsioni. Perché nessuno gli ha mai insegnato a farlo, perché la ricchezza in cui è cresciuto non gli ha mai lasciato imparare il significato della parola "no".
E quindi è un sì totale, un sì continuo, un sì che lo sta uccidendo, corpo e mente, un sì che lo costringe a qualsiasi cosa, alla prostituzione, al languore ed a quella patina appiccicosa, squallida, che ormai ricopre tutta la propria esistenza.
Era piccolo, Julian, quando Rip l'ha avvicinato a scuola, proponendogli un po' di quella roba orribile e meravigliosa, promettendogli la Luna. Julian, il piccolo Jules, gli aveva creduto, seguendolo come un piccolo animaletto da compagnia, un fedele e innocente e annoiato cagnolino dalla fiducia cieca e ingannevole.
Rip afferra i suoi fianchi muovendolo avanti e indietro per la foga, chiudendo gli occhi e sbattendosi dentro di lui, gemendo sciocchezze su quanto sia stretto e piacevole e su quanto sia bravo, Julian, a rilassarsi e contrarsi ai momenti giusti nonostante il dolore, su quanto sia un bravo cucciolo, su quanto capisca tutti quegli uomini sposati che cercano subito Julian Wells ed i suoi occhi scuri ed il suo culo sodo e meraviglioso, o la sua bocca e la gola allenata per del sano deep-throating. Lo cercano perché è bellissimo prenderlo per i capelli e spingersi dentro la sua bocca, vederlo chiudere gli occhi e sfidarsi a farglieli riaprire per la sorpresa scopandolo più forte.
Rip tutto questo ce l'ha molto più spesso di ognuno di loro, e sorride quando guarda in basso e trova la schiena bianca e sudata di Julian, che ondeggia per il piacere - nonostante l'umiliazione, nonostante il dolore. Sorride quando lo sente gemere controvoglia attraverso quelle labbra oh così morbide. Ghigna e si sente tremendamente soddisfatto quando gli esplode dentro, riempiendolo e rimanendo dentro di lui, ansimante, annusando i loro odori ed umori intrecciati nell'aria stantia.
«Dammi la dose» Ansima Julian, la guancia rossa premuta contro il tavolo, il sudore che gli fa brillare la pelle, nella penombra.
Rip allunga una mano, gli accarezza l'altro lato del viso accaldato, scende e passa il dorso della mano, le dita sottili lungo la schiena ed i fianchi del suo ragazzo, della sua puttana. Sorride, avvertendo dei piccoli brividi disgustati.
E solo per sentirlo gemere di nuovo, fa scendere la propria mano fra le sue gambe, sotto di lui, toccandolo appena e poi prendendolo in mano, pompando piano in quel modo che sa essere frustrante, ottenendo solo un sospiro che sfugge per sbaglio dalle labbra di Julian. E Julian ci prova, a trattenersi, ma è il suo corpo a decidere, è il suo corpo a rabbrividire per il piacere, è il suo corpo a tendersi e muoversi incontro a quella mano, è il suo corpo a volerne ancora.
È il suo corpo che lo costringe a schiudere le labbra, quando Rip esce da lui e continua ad accarezzarlo con quel finto affetto. Più veloce, più rigoroso, pompando con la mano finché il corpo di Julian cede completamente al piacere, venendo caldo e appiccicoso fra le dita del pusher.
Rip ridacchia, chinandosi e lasciangli un bacio fra le scapole, scatenando un brivido di ribrezzo e vergogna nel piccolo e ingenuo ragazzino sotto di sé.
«Bravissimo. Sei stato fermo, vedo che stai imparando. Quasi quasi ti dò una doppia dose, sai?»
Julian piange silenziosamente, sollevandosi dolorante ed alzandosi i pantaloni lungo le gambe, incurante dei tremiti di dolore, per poi asciugarsi gli occhi e guardando Rip nei suoi, accigliandosi e rimanendo in silenzio. L'altro gli accarezza una guancia, andando a toccare le sue labbra per poi baciarle possessivo. Perché Julian è suo, che gli piaccia o no.
Cento e dieci volte Julian non si ritrae, obbediente, scalciando dentro di sé per resistere alla tentazione di scappare via o di morire spontaneamente.
Cento e dieci volte Rip infila una mano nel giubbotto piegato con cura su un mobile, prendendo un sacchettino trasparente con una piccolissima dose di polverina chiara.
Cento e dieci volte Julian stringe quel sacchetto in mano, mormorando che è l'ultima volta e poi basta.
Cento e dieci volte Rip sogghigna, annuendo sarcasticamente e dandogli un buffetto sulla guancia, sporgendosi a succhiargli il collo per rimarcare la sua proprietà. «Certo» Dice, sicuro che dopo pochi giorni tornerà da lui.
Cento e dieci volte Julian si illude, avvicinandosi di un altro passo all'irreparabile.
Fandom: Less Than Zero (film)
Personaggi/Pairing: Julian Wells/Rip
Genere: Erotico, angst, introspettivo
Avvertimento: dub-con, prostituzione
Parole: 1093
Note: io volevo evitare di scrivere una fic su questo film. Prima di tutto perché questi temi sono delicati ed ho sempre paura di trattarli in modo superficiale o moralistico e quindi offensivo. Secondo, perché mi sono legata veramente molto a Robert Downey ed alla sua storia, e quel film è quello che più mi ferisce quando si parla di droga, dato che il personaggio di Julian - per stessa ammissione di Robert - non era molto distante da ciò che Robert era all'epoca. Ma è Sabato, la seconda settimana del COW-T è agli sgoccioli, e mancano due fic a completare la seconda missione, con prompt "spaccio". E non avevo idea di che cosa scrivere, quindi mi sono buttata sull'unico fandom che mi veniva in mente.
Aggiungo anche che ci sono dei riferimenti a questa fic di
Sarà la centesima volta. No, non solo.
Julian se l'è promesso cento e dieci volte, e cento e dieci volte ha fallito nel suo semplicissimo proposito di dire di no. E cento e dieci volte si è giustificato con se stesso, con la propria coscienza, l'adrenalina e l'eroina pulsanti nel sangue, dritte nel cervello. Lo stordiscono e gli promettono che sarà l'ultima carezza, l'ultima sottile fitta di vergogna. L'ultima volta che permetterà ai sensi di colpa di mettersi a tacere.
L'ultima volta che farà tutto questo, che permetterà a Rip di strappargli di dosso brandelli dei laceri resti della propria dignità.
Cento e dieci volte che si ritrova nudo e coperto di sudore freddo, che trema per gli spasmi di quel dolore gelido e tagliente, mordendosi un braccio per non gemere quando Rip, i pantaloni abbassati quanto basta, arriva a spingersi fino in fondo, fino a sfiorare il punto che scioglie ogni resistenza da parte del piccolo stupido sporco schiavetto drogato.
E glielo sussurra nell'orecchio, mentre lo tiene premuto, piegato a novanta sul tavolo bucato dalle tarme di quella vecchia stanza nella casa abbandonata dove si trovano a volte. «Sei bellissimo, Julian. Sei sporco.»
E quando Julian Wells ci prova, a ribellarsi, Rip gli ricorda qual è l'unico motivo per cui non lo lascerà mai.
«Mi devi ancora cinquemila sacchi, amore.»
A volte Julian piange, per il tremore che solo un'altra dose potrebbe calmare, per il dolore del sentirsi penetrato a secco, senza nemmeno un po' di saliva a lubrificarlo. Perché a Rip piace sentirlo rabbrividire e gemere per il dolore, gli piace avere controllo sul suo cliente preferito, gli piace venirgli dentro e poi mormorare che non è finita, che c'è qualche quarantenne frustrato sessualmente da soddisfare.
Julian è il preferito dei clienti dell'altro giro d'affari di Rip. Perché è piccolo, con quegli occhioni grandi e dolci, le labbra rosse e l'aria costantemente speranzosa di un cucciolo. Ed è indubbiamente bello e fresco, nonostante quel fondo di tristezza che si porta dietro. Adorano bucarla, quella tristezza, affondargli dentro per cercare di raggiungerla, vederla meglio. Ottenendo solo brividi e singulti di un dolore che non potranno mai davvero indagare a fondo né capire.
A volte Julian piange perché non vede via d'uscita, si accoccola su se stesso nella stretta di dolore quando si accorge che non è nemmeno lontanamente abbastanza forte da combattere, pure contro le proprie pulsioni. Perché nessuno gli ha mai insegnato a farlo, perché la ricchezza in cui è cresciuto non gli ha mai lasciato imparare il significato della parola "no".
E quindi è un sì totale, un sì continuo, un sì che lo sta uccidendo, corpo e mente, un sì che lo costringe a qualsiasi cosa, alla prostituzione, al languore ed a quella patina appiccicosa, squallida, che ormai ricopre tutta la propria esistenza.
Era piccolo, Julian, quando Rip l'ha avvicinato a scuola, proponendogli un po' di quella roba orribile e meravigliosa, promettendogli la Luna. Julian, il piccolo Jules, gli aveva creduto, seguendolo come un piccolo animaletto da compagnia, un fedele e innocente e annoiato cagnolino dalla fiducia cieca e ingannevole.
Rip afferra i suoi fianchi muovendolo avanti e indietro per la foga, chiudendo gli occhi e sbattendosi dentro di lui, gemendo sciocchezze su quanto sia stretto e piacevole e su quanto sia bravo, Julian, a rilassarsi e contrarsi ai momenti giusti nonostante il dolore, su quanto sia un bravo cucciolo, su quanto capisca tutti quegli uomini sposati che cercano subito Julian Wells ed i suoi occhi scuri ed il suo culo sodo e meraviglioso, o la sua bocca e la gola allenata per del sano deep-throating. Lo cercano perché è bellissimo prenderlo per i capelli e spingersi dentro la sua bocca, vederlo chiudere gli occhi e sfidarsi a farglieli riaprire per la sorpresa scopandolo più forte.
Rip tutto questo ce l'ha molto più spesso di ognuno di loro, e sorride quando guarda in basso e trova la schiena bianca e sudata di Julian, che ondeggia per il piacere - nonostante l'umiliazione, nonostante il dolore. Sorride quando lo sente gemere controvoglia attraverso quelle labbra oh così morbide. Ghigna e si sente tremendamente soddisfatto quando gli esplode dentro, riempiendolo e rimanendo dentro di lui, ansimante, annusando i loro odori ed umori intrecciati nell'aria stantia.
«Dammi la dose» Ansima Julian, la guancia rossa premuta contro il tavolo, il sudore che gli fa brillare la pelle, nella penombra.
Rip allunga una mano, gli accarezza l'altro lato del viso accaldato, scende e passa il dorso della mano, le dita sottili lungo la schiena ed i fianchi del suo ragazzo, della sua puttana. Sorride, avvertendo dei piccoli brividi disgustati.
E solo per sentirlo gemere di nuovo, fa scendere la propria mano fra le sue gambe, sotto di lui, toccandolo appena e poi prendendolo in mano, pompando piano in quel modo che sa essere frustrante, ottenendo solo un sospiro che sfugge per sbaglio dalle labbra di Julian. E Julian ci prova, a trattenersi, ma è il suo corpo a decidere, è il suo corpo a rabbrividire per il piacere, è il suo corpo a tendersi e muoversi incontro a quella mano, è il suo corpo a volerne ancora.
È il suo corpo che lo costringe a schiudere le labbra, quando Rip esce da lui e continua ad accarezzarlo con quel finto affetto. Più veloce, più rigoroso, pompando con la mano finché il corpo di Julian cede completamente al piacere, venendo caldo e appiccicoso fra le dita del pusher.
Rip ridacchia, chinandosi e lasciangli un bacio fra le scapole, scatenando un brivido di ribrezzo e vergogna nel piccolo e ingenuo ragazzino sotto di sé.
«Bravissimo. Sei stato fermo, vedo che stai imparando. Quasi quasi ti dò una doppia dose, sai?»
Julian piange silenziosamente, sollevandosi dolorante ed alzandosi i pantaloni lungo le gambe, incurante dei tremiti di dolore, per poi asciugarsi gli occhi e guardando Rip nei suoi, accigliandosi e rimanendo in silenzio. L'altro gli accarezza una guancia, andando a toccare le sue labbra per poi baciarle possessivo. Perché Julian è suo, che gli piaccia o no.
Cento e dieci volte Julian non si ritrae, obbediente, scalciando dentro di sé per resistere alla tentazione di scappare via o di morire spontaneamente.
Cento e dieci volte Rip infila una mano nel giubbotto piegato con cura su un mobile, prendendo un sacchettino trasparente con una piccolissima dose di polverina chiara.
Cento e dieci volte Julian stringe quel sacchetto in mano, mormorando che è l'ultima volta e poi basta.
Cento e dieci volte Rip sogghigna, annuendo sarcasticamente e dandogli un buffetto sulla guancia, sporgendosi a succhiargli il collo per rimarcare la sua proprietà. «Certo» Dice, sicuro che dopo pochi giorni tornerà da lui.
Cento e dieci volte Julian si illude, avvicinandosi di un altro passo all'irreparabile.
Current Mood:
discontent
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