13 February 2012 @ 08:42 pm
[RPF ATTORI] You really got a hold on me  
Titolo: You really got a hold on me
Fandom: RPF Attori
Personaggi: Robert Downey Jr/Jude Law
Genere: introspettivo, fluff, slice of life
Parole: 1635 (fiffi)
Note: Okay, avverto subito che questa fic è 95% brodo allungato, 1% plot, 4% idiozia. Perché per una scenetta del genere bastava una flash da boh, 300 parole, ma siccome è per il COW-T l'ho allungata in modi allucinanti. Non è niente di che ed è ignorabilissima, davvero. È probabilmente la cosa più noiosa che abbia scritto negli ultimi cinque anni, tipo ç_ç
Come già detto, partecipa alla quarta settimana del COW-T di [livejournal.com profile] maridichallenge per la seconda missione, con prompt "adesso"; partecipa anche alla seconda settimana della RDJude Week, con prompt "sorrisi".




Lo sta fissando da almeno dieci minuti, ormai, arricciando il naso e sbadigliando. Interrompe un momento la contemplazione per lanciare un'occhiata all'orologio, ed accortosi che ormai sono le undici riesce almeno a dare una motivazione a quel lieve senso di stanchezza - nonostante il fatto che oggi non abbia fatto quasi niente. È sempre così, comunque: quando è su qualche set - lontano con la mente, concentrato su qualcosa - la sera non prova nessuno stimolo a dormire, troppo stimolato dal lavoro e da conversazioni, problemi pratici, dalla propria vita che per definizione è un miscuglio impressionante di falsità e di disperata serenità. Jude ha imparato molto tempo fa a distinguere le cose reali da ciò che non lo è, a dare il giusto peso a tutto ciò che può far straripare la propria vita da rive ragionevoli ed a giocarci, sì, ma per poco e ricordando comunque che sono giocattoli o mere distrazioni. Per un po' ha anche considerato questo sottile equilibrio come un rifiuto totale di relazioni stabili - una volta constatato che non facevano propriamente per lui, o per lo meno che non era in grado di gestirle assieme ad un mestiere complicato e importante. Persino quando i partner facevano parte del business.
Sospira, lanciando qualche occhiata ad oggetti sparsi con disattenzione sul tavolo, sul resto del divano, sui vari mobili, per poi tornare inevitabilmente al fulcro attuale della propria attenzione. Robert che, stasera, deve assolutamente finire di leggere il copione di Iron Man 3. "Perché le tempistiche sono queste, Jude, lo sai", gli ha detto cinque ore fa, poco dopo essere tornati da un giro tranquillo per il centro di Londra.
Robert è indubbiamente una creatura strana, in genere gioca col lavoro come fosse un bambino, senza però risultare poco professionale: quando c'è da sbrigare del lavoro è a dir poco ferreo. Non c'è nulla che possa distrarlo quando è davvero impegnato, e Jude ha apprezzato da subito questa sua etica piuttosto solida, fin dal primo giorno di Sherlock Holmes. Lui stesso è molto metodico - a dire il vero ci si sarebbe messo prima, su quel copione, ma non può non ammettere a se stesso che se Robert si ritrova all'ultimo la colpa non è solo sua - ed in questo momento sa che dovrebbe lasciarlo in pace e fare altro. A dire il vero, ci sarebbe quella sceneggiatura alla quale dare un'occhiata... Ma è appena arrivata, c'è tempo e comunque stasera non ne ha assolutamente voglia - tanto più che meno fa meno ha voglia di fare -, la noia è potente e dopotutto è Venerdì, la settimana è quasi finita ed una parte di lui vorrebbe uscire e fare altro, ma con Robert. E Robert è piantato sulla sedia della cucina da, appunto, cinque ore circa, gli occhiali sul naso, concentrato sul leggere e scrivere qualche nota a matita sulle pagine, la luce dritta sul foglio. Se non avesse quasi cinquant'anni gli sembrerebbe un liceale alle prese con i compiti per casa. Ghigna appena a questo pensiero, poggiando il mento sulla mano mentre continua ad osservarlo perché non c'è molto altro da fare.
E poi gli piace guardarlo. Anche se non gli restituisce lo sguardo, fa niente. È affascinante guardare come gli occhi si riducono a fessure, come ogni tanto si lasci scappare una risatina per qualche battuta - che sarà sicuramente propria, quindi sicuro se la ripete e se l'arrotola in testa pensando già al giusto tono da darle - o come si passi le dita fra i capelli, chiudendo gli occhi qualche istante per riposarli un attimo. E Jude è passato qualche volta a chiedergli se volesse del caffè; Robert molto educatamente gli ha sempre risposto di no, che stesse tranquillo. E dato che l'inglese per una volta non se la sentiva proprio di rimanere fermo, gli si è seduto di fronte guardandolo insistentemente ed aspettando che alzasse gli occhi, ma l'altro ha continuato a leggere esattamente come prima, accigliandosi sulle parole nella pagina.
Quindi si è arrivati a questo punto, con Jude che lancia occhiate all'orologio e che cerca di stabilire quante pagine manchino. Terribilmente troppe. Così tante che potrebbe rassegnarsi all'andare a letto e accendere la televisione del piano di sopra, guardarsi un film e avere il tempo di girarsi i pollici, ma la prospettiva è davvero troppo triste, specialmente per un Sabato sera passato in casa. Non pretendeva di andare chissà dove, perché i party continui non sono più la sua cosiddetta cup of tea, ma infilarsi sotto le coperte senza aver fatto nulla... Sa di weekend completamente sprecato. Perciò, pensa, se potesse far alzare il proprio uomo da quella sedia e fare qualcosa di ricreativo assieme sarebbe un gran progresso rispetto alla situazione attuale.
Per agire in questo senso attende i primi segnali di cedimento del soggetto: stanchezza, pause più frequenti per stropicciarsi gli occhi, sbuffi, momenti in cui scuote la testa come un cavallo imbizzarrito - e sì, Jude ci si è abituato, comunque. Tasta il terreno, alzandosi tranquillamente dal divano ed assumendo un atteggiamento genuinamente incuriosito, nulla di fuorviante, no.
«A che punto sei?» Chiede piano, in tono casuale. Robert gli lancia un'occhiata da sopra gli occhiali e sorride stancamente, mordicchiando la matita - la cosa non fa altro che ricordargli di nuovo il paragone con lo scolaro preso a studiare la sera prima di un esame - e sospirando pesantemente.
«A buon punto, spero.»
Jude non è soddisfatto dalla risposta, come aveva d'altronde previsto, perciò si limita ad annuire e sporgersi sul tavolo, guardando i fogli. «Non puoi proprio finire dom--»
«No, Judesie, te l'ho già detto» Lo interrompe dolcemente Robert, scuotendo la testa. «C'è un--»
«... Termine, okay» Completa Jude, sollevandosi ed avvicinandosi dal lato più corto del tavolo, per lasciargli un bacio sulle labbra e qualche grattino sulla schiena che regala un breve sorriso ad entrambi.
«Prometto che appena ho finito qui facciamo tutto quello che vuoi» Dice Robert, lanciando un'occhiata maliziosa all'altro.
«Sono le undici e mezza, Rob, e prima che tu finisca ci vorranno... Non lo so nemmeno, ma per allora saremo tutti e due troppo stanchi.»
Robert sbatte le palpebre, stupefatto, voltandosi per lanciare un'occhiata incredula all'orologio. «Cazzo...»
Jude sospira, sedendosi e rimanendo in silenzio, guardandolo mentre si volta di nuovo verso i fogli e li incenerisce con lo sguardo. Ridacchia, senza aggiungere altro, iniziando a sperare di levarlo da lì. E invece Robert si limita a stropicciarsi di nuovo gli occhi e riprendere a leggere con un impegno che quasi fa ingelosire Jude, ma che non lo fa demordere nel proprio proposito. In fondo Robert ha un ruolo di spicco nella produzione, di sicuro non succederà nulla di irreparabile se il processo di scrittura subisce un lieve ritardo. Però ci tiene comunque e Jude lo sa molto bene.
Dopo qualche minuto nel quale si è limitato ad allungare la mano sul tavolo prendendo quella di Robert, però, la situazione non è molto cambiata, ed in effetti l'unico vantaggio è che ora lo può osservare meglio, completamente libero di farlo senza mettere Robert a disagio. Effettivamente, essere guardato è l'ultima cosa che lo indispone, Jude pertanto è felice di non preoccuparsi di questo.
Finalmente, quando è quasi mezzanotte, un'idea stramba ed insolita prende a ronzare come una musica nelle orecchie di Jude, facendogli ondeggiare quietamente la testa con un sorriso appena accennato fra le labbra. Quando si alza, Robert si limita a sollevare lo sguardo e seguire i suoi passi finché non sparisce su per le scale, avvertendo quel lieve senso di freddo di quando si ritrova da solo. Ma torna comunque a leggere, convinto di essere rimasto solo senza una presenza accanto a ricordargli altre esigenze. Perciò si re-immerge nella lettura, sempre meno convinto a causa di quel lieve dolore alla testa.
La sensazione successiva corrisponde a realtà e rimanda alle due braccia nude che si stringono piano, improvvisamente, attorno al suo collo, più un fiato sull'orecchio; labbra premute piano sui suoi capelli.
«Jude...» Sospira, intuendo già in cosa consisteva il piano.
«Forza, piccolo, vieni su a letto adesso. Finisci domani mattina...» Sussurra Jude, premendo il petto contro le spalle di Robert e spingendosi piano contro di lui, sapendo cosa il suo profumo e la sua voce gli facciano. Lo sente iniziare a cedere all'allettante prospettiva che l'inglese gli propone fra le righe, sorride lievemente e prende con lentezza a mordicchiargli l'orecchio. Robert non se ne accorge, ma il sospiro che sfugge fra le sue labbra non nasconde i primi segni di convincimento.
«Jude, per favore, dammi... Un'altra oretta.»
Non demorde, Jude, quando gli bacia la guancia ed allunga una mano sulla bozza, tentando di spingerla via. «Dài, ho freddo...»
Robert si volta giusto per constatare con una fitta di frustrazione che Jude è a torso nudo.
«Allora mettiti qualcosa e lasciami in pace, cazzo.»
Jude rimane in silenzio qualche secondo, irrigidendosi e stringendo le labbra brevemente, per poi sospirare e sciogliere l'abbraccio, annuendo. Robert, congelato dal proprio scatto, si passa una mano sul viso, guardando le ultime pagine di sceneggiatura. Considera alcune cose molto semplici: a) manca poco, forse domani può farcela comunque; b) non vale la pena, litigare per una mania come quella; c) ormai quella sensazione in fondo al ventre si è svegliata e non ha più la mente lucida, fresca quanto basta per leggere in tranquillità. D, ora ha davvero voglia di lui.
La pila di fogli rimane presto sola, spiegazzata sul tavolo.
Le proprie mani raggiungono presto i fianchi nudi di Jude, a metà strada per le scale, le labbra raggiungono il suo collo bianco.
Jude si ferma e sospira, rabbrividendo come sempre. Chiude gli occhi, stringendosi le sue braccia attorno al corpo. E Robert gli sorride sulla pelle, improvvisamente felice.
«Hai ragione. Andiamo a letto» Mormora, spingendolo delicatamente verso le scale.
In genere i piani di Jude non funzionano molto bene, ma ogni tanto a vincere ci riesce.
Quando si ritrova spinto con malizia sul materasso si concede di scambiare qualche sorriso e gongolare. Solo un po'.
 
 
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[identity profile] jadina94.livejournal.com on February 14th, 2012 06:11 pm (UTC)
Io dovrei picchiarti.
Ma seriamente.
TU MI SCRIVI E PUBBLICHI COSE DEL GENERE SENZA NEMMENO ACCENNARMELO? E non è la prima volta, ti volevo prendere a male parole già da un po', moglie traditrice è_é
E' bellissima, e ringrazia che ho attivato la versione 'stalkeraggio pesante' - perchè ti ho già inquadrata, furbetta è_é - e quindi TUTTO ciò che pubblichi sul tuo LJ ora mi arriva in notifica nella casella di posta qui MUAHAHAHAHAHAHAHAHHA.
Avvertimi, però, che scrivi cosine da amare e voglio farlo per bene çwç
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