Titolo: See Me
Fandom: RPF Attori
Personaggi: Robert Downey Jr./Jude Law
Genere: angst, malinconico
Avvertimenti: RP!verse, future!fic, what if?
Parole: 650
Note: Scritta per i quarti di finale alla Coppa delle Lande @
maridichallenge, e dedicata alla mia socia
shadowolf19 che conosce perfettamente il contesto di questa fic perché l'abbiamo creato insieme. <3 spero ti piaccia!
La prima sensazione è piacevole e sembra quasi una carezza, ma è il suo viso che si strofina piano sulla federa soffice del cuscino, pigramente, mentre tutto il resto del corpo quasi formicola e si tende appena per riattivarsi dopo una notte di sonno. Un piccolo mugolio soddisfatto gli sfugge fra le labbra quando la seconda sensazione - alquanto spiacevole - lo spinge ad aprire gli occhi e rabbrividire, intontito. Dei piccoli sobbalzi ed un pianto silenzioso e soffocato, dietro la sua schiena. Sospira e si gira piano, intrappolando le coperte fra i piedi quindi calciandole via, concentrato sulla figura triste ed insieme tenera accanto a lui.
«Rob?» Mormora, accarezzandogli la testa nascosta dalle braccia. «Rob, piccolo, cos'hai?»
La bocca impastata non gli rende la voce vibrante di preoccupazione, ma l'abbraccio che lentamente avvolge attorno alle sue spalle, respirando sulla sua pelle, cerca di trasmettergli comunque del calore interiore.
«Mi sono svegliato...»
Jude lo guarda ritrarsi, come se si vergognasse di qualcosa, come se non volesse fargli sapere nulla.
«E... ?»
«... E non ti ho visto.»
Jude rimane in silenzio per qualche istante, colpito al petto; deglutisce a vuoto, infine si rilassa avvertendo una voragine nello stomaco che risucchia qualsiasi altra sensazione. Lo stringe forte, gli bacia la pelle, respira fra i suoi capelli sbiaditi e rimane qualche istante in silenzio, a pensare. È successo da troppo poco tempo, ci si devono abituare. Il fatto è che un paio di mesi fa Robert ha iniziato a perdere gradualmente la vista, fino a svegliarsi una mattina come questa e mettersi ad urlare per il panico quando non ha più visto nulla.
E non c'è cura. È solo l'ennesima presa in giro di una sfortuna che si è impegnata alacremente negli anni per mettere loro i bastoni fra le ruote, riuscendoci nella maggior parte dei casi ed ora una carriera è finita, l'altra si trascina stancamente fra produzioni straniere, pubblicità, show televisivi, teatro nei periodi fortunati. Non commenta, si limita a stringere a sé il corpo del compagno, premendogli addosso il suo odore rassicurante, la pelle non più morbida come prima, le mani ancora sicure e rassicuranti. E qualche anno fa non avrebbero mai pensato di diventare vecchi assieme, ma ora il futuro che tiene disperatamente fra le braccia sembra ancora più difficile e pieno di risvegli come quello. Risvegli tristi invece di una colazione a letto speciale, invece dei sorrisi.
«E non poterti più vedere è... La cosa peggiore.»
Chiude gli occhi, sente il proprio corpo dolere fisicamente, dalla gola al ventre; sospira piano. Continua a rimanere in silenzio, perché Robert odia le frasi di circostanza e a parte quelle Jude non saprebbe proprio cosa dirgli. Un paio di lacrime premono contro le ciglia lunghe ma non intende abbandonarsi perché dal primo momento in cui le cose hanno iniziato ad andare male si è imposto di essere forte. Si è imposto di essere i suoi occhi, il suo trono, il suo bastone, la sua forza quando non sente più la terra sotto i piedi. E si è imposto di essere forte per entrambi quando uno dei due sembra crollare.
Quasi non si accorge di star comunque piangendo sul suo collo, nascosto alla vista - ed è solamente un'abitudine - e tremante fra le dita di Robert che passano sulla sua schiena, nella ricerca di una stretta più forte.
Apre gli occhi quando i palmi delle mani che stringeva fra i loro corpi salgono al suo viso, quando quelli scuri e vuoti ma comunque tristi e bellissimi si alzano quasi nei suoi, persi nel nulla. Li richiude mentre le dita di Robert passano timidamente sulle sue palpebre, sulle sue labbra, su tutto il suo viso coprendone vaste porzioni ed adattandosi ad esso come se stesse modellando una maschera d'argilla.
Alle sue lacrime si mischiano infine un piccolo sorriso pervaso di amarezza e brividi fra le lenzuola, poche sillabe sconnesse ed un sussurro stupidamente trionfante, infinitamente triste, terribilmente struggente.
«Quasi ti vedo di nuovo.»
Fandom: RPF Attori
Personaggi: Robert Downey Jr./Jude Law
Genere: angst, malinconico
Avvertimenti: RP!verse, future!fic, what if?
Parole: 650
Note: Scritta per i quarti di finale alla Coppa delle Lande @
La prima sensazione è piacevole e sembra quasi una carezza, ma è il suo viso che si strofina piano sulla federa soffice del cuscino, pigramente, mentre tutto il resto del corpo quasi formicola e si tende appena per riattivarsi dopo una notte di sonno. Un piccolo mugolio soddisfatto gli sfugge fra le labbra quando la seconda sensazione - alquanto spiacevole - lo spinge ad aprire gli occhi e rabbrividire, intontito. Dei piccoli sobbalzi ed un pianto silenzioso e soffocato, dietro la sua schiena. Sospira e si gira piano, intrappolando le coperte fra i piedi quindi calciandole via, concentrato sulla figura triste ed insieme tenera accanto a lui.
«Rob?» Mormora, accarezzandogli la testa nascosta dalle braccia. «Rob, piccolo, cos'hai?»
La bocca impastata non gli rende la voce vibrante di preoccupazione, ma l'abbraccio che lentamente avvolge attorno alle sue spalle, respirando sulla sua pelle, cerca di trasmettergli comunque del calore interiore.
«Mi sono svegliato...»
Jude lo guarda ritrarsi, come se si vergognasse di qualcosa, come se non volesse fargli sapere nulla.
«E... ?»
«... E non ti ho visto.»
Jude rimane in silenzio per qualche istante, colpito al petto; deglutisce a vuoto, infine si rilassa avvertendo una voragine nello stomaco che risucchia qualsiasi altra sensazione. Lo stringe forte, gli bacia la pelle, respira fra i suoi capelli sbiaditi e rimane qualche istante in silenzio, a pensare. È successo da troppo poco tempo, ci si devono abituare. Il fatto è che un paio di mesi fa Robert ha iniziato a perdere gradualmente la vista, fino a svegliarsi una mattina come questa e mettersi ad urlare per il panico quando non ha più visto nulla.
E non c'è cura. È solo l'ennesima presa in giro di una sfortuna che si è impegnata alacremente negli anni per mettere loro i bastoni fra le ruote, riuscendoci nella maggior parte dei casi ed ora una carriera è finita, l'altra si trascina stancamente fra produzioni straniere, pubblicità, show televisivi, teatro nei periodi fortunati. Non commenta, si limita a stringere a sé il corpo del compagno, premendogli addosso il suo odore rassicurante, la pelle non più morbida come prima, le mani ancora sicure e rassicuranti. E qualche anno fa non avrebbero mai pensato di diventare vecchi assieme, ma ora il futuro che tiene disperatamente fra le braccia sembra ancora più difficile e pieno di risvegli come quello. Risvegli tristi invece di una colazione a letto speciale, invece dei sorrisi.
«E non poterti più vedere è... La cosa peggiore.»
Chiude gli occhi, sente il proprio corpo dolere fisicamente, dalla gola al ventre; sospira piano. Continua a rimanere in silenzio, perché Robert odia le frasi di circostanza e a parte quelle Jude non saprebbe proprio cosa dirgli. Un paio di lacrime premono contro le ciglia lunghe ma non intende abbandonarsi perché dal primo momento in cui le cose hanno iniziato ad andare male si è imposto di essere forte. Si è imposto di essere i suoi occhi, il suo trono, il suo bastone, la sua forza quando non sente più la terra sotto i piedi. E si è imposto di essere forte per entrambi quando uno dei due sembra crollare.
Quasi non si accorge di star comunque piangendo sul suo collo, nascosto alla vista - ed è solamente un'abitudine - e tremante fra le dita di Robert che passano sulla sua schiena, nella ricerca di una stretta più forte.
Apre gli occhi quando i palmi delle mani che stringeva fra i loro corpi salgono al suo viso, quando quelli scuri e vuoti ma comunque tristi e bellissimi si alzano quasi nei suoi, persi nel nulla. Li richiude mentre le dita di Robert passano timidamente sulle sue palpebre, sulle sue labbra, su tutto il suo viso coprendone vaste porzioni ed adattandosi ad esso come se stesse modellando una maschera d'argilla.
Alle sue lacrime si mischiano infine un piccolo sorriso pervaso di amarezza e brividi fra le lenzuola, poche sillabe sconnesse ed un sussurro stupidamente trionfante, infinitamente triste, terribilmente struggente.
«Quasi ti vedo di nuovo.»
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