Titolo: Reality is the worst nightmare
Fandom: The Avengers
Personaggi: Tony/Jotunn!fem!Loki
Avvertimenti: genderbent, what if?
Genere: introspettivo, angst
Parole: 526
Note: Ultima fic per la Sagra del
kinkmemeita\o/ e la uso anche per la Maratona di
tuffinpiscina ovviamente u_u ho usato parole di finlandese ed islandese tradotte con Google, quindi perdonatemi se conoscete queste lingue ed ho tipo bestemmiato contro gli dèi, non volevo XDDDD mi sembrava carino far dire a Loki qualche parola di lingue nordiche. é_è
Non è possibile, balbetta in silenzio, perché non ha più controllo nemmeno sulla sua gola. Qualcosa lo dilania fisicamente, strappa via pezzi dei muscoli e degli organi interni che ha forzato per anni fuori dalla loro collocazione naturale per rimanere vivo. I polmoni stanno collassando lentamente e sembra che le vene si stiano riempiendo di emboli, e la cosa più terrificante è che Tony non può nemmeno muoversi ma può solo rimanere in balia del proprio corpo che pian piano si spegne, sconquassato dal dolore e dalla mancanza d'ossigeno, o di energia nel reattore ad arco. Sa benissimo cosa sta succedendo in ogni singola parte del suo corpo, e non ne può muovere nemmeno una, è come se qualcosa avesse tranciato di netto tutti i fasci nervosi e le fibre muscolari in un colpo solo, lasciandolo crudelmente cosciente del fatto che si sta paralizzando completamente. Il reattore è spento, i pezzi di schrapnel che finora erano stati tenuti lontani dal cuore ora viaggiano con lentezza crudele fino al cuore, e poi li sente conficcarsi nel muscolo cardiaco con una forza incredibile, ed è allora che a Tony scappa un rantolo lugubre e disperato, proprio quando quei pezzi di ferro lo pugnalano facendogli capire che per tutto questo tempo, come aveva detto Yinsen, lui non è stato altro che un morto che cammina. Ed è come se i polmoni avessero deciso autonomamente di riprendere a funzionare solo per donargli altri istanti di lunghissima agonia, e Tony vorrebbe spegnersi ed arrendersi, e semplicemente morire.
«Vakna» Sussurra però una voce fresca e spaventosa nella sua calma ed agghiacciante dolcezza. «Vakna, róa, Anthony», e gli ci vuole più di qualche secondo prima che quella lingua strana sia tradotta in un linguaggio più comprensibile. «Svegliati, Tony. Stai tranquillo, non morirai così». E Tony si chiede, mentre il dolore nella sua testa e la pressione sul suo petto svaniscono lentamente così come è venuto il torpore, come possa una voce semplicemente far scappare la morte.
Forse la donna che gli accarezza il petto, la pelle bluastra e gelida, le mani lievi come un rivolo d'acqua che giocano con la pelle attorno al suo reattore luminoso, forse quella donna - Loki, dannazione - può far fuggire gli incubi con la sola imposizione delle labbra e di una minaccia ancora più terribile della semplice morte.
Tony sbatte le palpebre, passa una mano sul corpo nudo di un Loki che di rassicurante non ha proprio nulla, si chiede come sia finito a letto con lui (che ora è una lei, ma il dettaglio è irrilevante quando si parla di Loki, ovviamente) e poi si risponde che l'alcool può far sembrare qualsiasi cosa una buona idea.
Loki gli annusa la pelle, si stringe come un cobra attorno al suo corpo, gli domanda silenziosamente di riaddormentarsi. «nyt nukkumaan, dormi ora» sibila Loki, con un ghigno suadente e quasi dolce sulle labbra ghiacciate. «Dormi, se sogni di nuovo ti salverò ancora». Quello che Tony pensa prima di crollare docilmente fra le braccia sottili ma forti di Loki, è che forse essere in balìa del dio dell'inganno potrebbe essere peggio di trovarsi senza difese contro la morte. Forse la schiavitù è peggio.
Dormi.
Fandom: The Avengers
Personaggi: Tony/Jotunn!fem!Loki
Avvertimenti: genderbent, what if?
Genere: introspettivo, angst
Parole: 526
Note: Ultima fic per la Sagra del
Non è possibile, balbetta in silenzio, perché non ha più controllo nemmeno sulla sua gola. Qualcosa lo dilania fisicamente, strappa via pezzi dei muscoli e degli organi interni che ha forzato per anni fuori dalla loro collocazione naturale per rimanere vivo. I polmoni stanno collassando lentamente e sembra che le vene si stiano riempiendo di emboli, e la cosa più terrificante è che Tony non può nemmeno muoversi ma può solo rimanere in balia del proprio corpo che pian piano si spegne, sconquassato dal dolore e dalla mancanza d'ossigeno, o di energia nel reattore ad arco. Sa benissimo cosa sta succedendo in ogni singola parte del suo corpo, e non ne può muovere nemmeno una, è come se qualcosa avesse tranciato di netto tutti i fasci nervosi e le fibre muscolari in un colpo solo, lasciandolo crudelmente cosciente del fatto che si sta paralizzando completamente. Il reattore è spento, i pezzi di schrapnel che finora erano stati tenuti lontani dal cuore ora viaggiano con lentezza crudele fino al cuore, e poi li sente conficcarsi nel muscolo cardiaco con una forza incredibile, ed è allora che a Tony scappa un rantolo lugubre e disperato, proprio quando quei pezzi di ferro lo pugnalano facendogli capire che per tutto questo tempo, come aveva detto Yinsen, lui non è stato altro che un morto che cammina. Ed è come se i polmoni avessero deciso autonomamente di riprendere a funzionare solo per donargli altri istanti di lunghissima agonia, e Tony vorrebbe spegnersi ed arrendersi, e semplicemente morire.
«Vakna» Sussurra però una voce fresca e spaventosa nella sua calma ed agghiacciante dolcezza. «Vakna, róa, Anthony», e gli ci vuole più di qualche secondo prima che quella lingua strana sia tradotta in un linguaggio più comprensibile. «Svegliati, Tony. Stai tranquillo, non morirai così». E Tony si chiede, mentre il dolore nella sua testa e la pressione sul suo petto svaniscono lentamente così come è venuto il torpore, come possa una voce semplicemente far scappare la morte.
Forse la donna che gli accarezza il petto, la pelle bluastra e gelida, le mani lievi come un rivolo d'acqua che giocano con la pelle attorno al suo reattore luminoso, forse quella donna - Loki, dannazione - può far fuggire gli incubi con la sola imposizione delle labbra e di una minaccia ancora più terribile della semplice morte.
Tony sbatte le palpebre, passa una mano sul corpo nudo di un Loki che di rassicurante non ha proprio nulla, si chiede come sia finito a letto con lui (che ora è una lei, ma il dettaglio è irrilevante quando si parla di Loki, ovviamente) e poi si risponde che l'alcool può far sembrare qualsiasi cosa una buona idea.
Loki gli annusa la pelle, si stringe come un cobra attorno al suo corpo, gli domanda silenziosamente di riaddormentarsi. «nyt nukkumaan, dormi ora» sibila Loki, con un ghigno suadente e quasi dolce sulle labbra ghiacciate. «Dormi, se sogni di nuovo ti salverò ancora». Quello che Tony pensa prima di crollare docilmente fra le braccia sottili ma forti di Loki, è che forse essere in balìa del dio dell'inganno potrebbe essere peggio di trovarsi senza difese contro la morte. Forse la schiavitù è peggio.
Dormi.
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